Lecce, dopo due anni di successi la ricetta è in casa: l'unità di intenti

Dopo un terzo della stagione i giallorossi sarebbero salvi. Con l'ossatura della serie B la squadra è riuscita, tra qualche passaggio a vuoto, a farsi apprezzare. Gestire le difficoltà è un fatto d'esperienza

Il presidente Sticchi Damiani e il direttore sportivo, Mauro Meluso.

LECCE – Con il recupero disputato tra Brescia e Sassuolo e terminato 0 a 2 per gli ospiti, si è finalmente stabilizzato il quadro nella parte bassa della classifica. A parità di partite giocate, il Lecce ha due punti di vantaggio sui lombardi, che sono terzultimi, quattro sul Genoa, sei sulla Spal.

Con i giallorossi, a quota 15, ci sono anche la Sampdoria, che proprio ieri ha perso con la Juventus nell’anticipo della prossima giornata e l’Udinese, che sarà di scena al Via del Mare il 6 gennaio. Ricordare il contesto è, infatti, utile a radicare i giudizi su un terreno più solido rispetto alle altalene umorali.

La prima considerazione è che dopo un terzo di campionato, il Lecce sarebbe salvo. Da qui non si scappa. Con una formazione che solo in parte si presenta rinnovata rispetto alla scorsa stagione, i salentini sono riusciti fino a oggi a tenersi un gradino sopra la linea  di galleggiamento. In nove delle diciassette gare già disputate, Liverani ha schierato come titolari sette calciatori già in giallorosso in serie B e solo per due volte – coincise tra l’altro con due sconfitte, col Verona e a Brescia – è riuscito a “limitarsi” a cinque. Ancora: la linea di centrocampo è sempre stata quella già vista in cadetteria.

Ed eccoci, dunque, al secondo punto fermo: è evidente che l’operazione di consolidamento e rafforzamento dell’organico è rimasta monca, vuoi per errori di valutazione, vuoi per uno stato di forma approssimativo che era tuttavia prevedibile sin da quando sono stati tesserati calciatori che per vari motivi erano fermi da tempoo si allenavano in disparte. La finestra di mercato che sta per aprirsi sarà utile per provare a sistemare le cose: il tesseramento di Donati, calciatore esperto, integro e con un periodo di allenamento intenso già nelle gambe è un primo passo verso un assestamento razionale.

Nonostante non sia andato tutto come previsto, la classifica dice che i pro superano i contro. Il margine di vantaggio, sulla distanza delle 23 giornate che ci sono ancora da disputare, è minimo, ma non era affatto scontato. Merito allora di chi è sceso in campo e del tecnico che ha saputo spremere tutto il buono che c’è da una rosa condizionata da ritardi, acciacchi e comparse più o meno anonime, portandola almeno un gradino sopra il rendimento atteso. Difficile pensare che con un atteggiamento tattico diverso, più accorto e speculare, si sarebbe potuto ottenere un bottino più pingue: il coraggio di avere una identità di gioco costruttiva ha sostanzialmente pagato.

Assumere nel ragionamento la piena consapevolezza di questi paletti rende più facile comprendere come intervenire per migliorare. Non bisogna nemmeno dimenticare si tratta della prima vera esperienza in serie A, esattamente come per molti calciatori, anche per lo stesso Liverani, per il direttore sportivo Mauro Meluso, per la proprietà: lo scotto da pagare, dunque, inevitabilmente c’è. Bisogna fare esperienza in fretta e rimanere lucidi, soprattutto durante i passaggi a vuoto, come accaduto a Brescia.

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I malumori, le perplessità e pure certe dichiarazioni dopo la brutta battuta d’arresto sono comprensibili, ma alla fine di tutta la storia prevarrà chi avrà avuto i nervi più saldi. Da due anni a questa parte il Lecce ha fatto della compattezza di tutte le componenti la sua vera forza e quello è il solco nel quale bisogna rimanere. Tutti, per fortuna, hanno l’intelligenza per capirlo.

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