Per Mancosu non bastano gli aggettivi: "Devastante la risposta dei nostri tifosi"

Il capitano del Lecce, che a San Siro ha giocato lo spezzone finale di gara, punta a ritrovare una maglia da titolare: "I 90 minuti si ritrovano solo giocando"

Marco Mancosu.

LECCE - Marco Mancosu, da buon capitano, è pronto a riprendere per mano il suo Lecce dal primo minuto. Dopo lo spezzone di gara giocato a San Siro contro l'Inter, a partita oramai compromessa, il calciatore sardo punta a ritornare a vestire la maglia da titolare. La fase di preparazione atletica estiva è stata in parte vanificata dai postumi di un trauma distorsivo al ginocchio destro che si trascinava da Lecce-Spezia, ultimo match dello scorso campionato, e poi di un affaticamento al polpaccio dell'altra gamba, ma ora il peggio è alle spalle.

"I 90 minuti si acquisiscono solo giocando - ha precisato ai cronisti in conferenza stampa prima dell'allenamento odierno -. Sono un po' più indietro, è normale, ma non ci posso far niente".  Il debutto a Milano ha lasciato un pizzico di amarezza, per quanto si sapesse di una gara ad handicap per il Lecce: "Mi fa male perdere 4 a 0, anche con l'Inter. Non bisogna rassegnarsi nemmeno contro le grandi, perché la salvezza magari passa da qualche punto rosicchiato a questo tipo di squadre. Come la sconfitta dell'anno scorso contro il Genoa in Coppa Italia, ci ha fatto capire che se non ci mettiamo tutta l'attenzione del mondo, andiamo incontro a partite del genere. Però abbiamo fatto anche bene, siamo stati bene in partita per venti minuti con buone soluzioni". 

Il capitano è consapevole del fatto che la probabilità di un suo impiego diventa più alta con il ricorso al "tradizionale" 4-3-1-2 di Liverani: "Da centrocampista, in posizione di trequartista posso dare un poco più di equilibrio, magari mi ricordo di alcuni movimenti che non sono propri di un attaccante". I guai fisici gli hanno impedito per diverse settimane di lavorare con i compagni, ma il peggio è alle spalle e la conoscenza è oramai a buon punto. Dei nuovi arrivati, Mancosu si è detto ben impressionato da tutti, ma colpito in particolare da due: "Lapadula mi ha sempre dato l'impressione di uno che avesse fame e me lo sta confermando. Mi piace molto anche Shakhov, è molto  inquadrato, molto italiano per la cultura del lavoro che ha, per la dedizione che ci mette ogni giorno".

Mancosu è legato al Lecce fino al 2022, ma quasi si schernisce pensando a una prospettiva così lunga: "Bisogna continuare a far bene, se sono qui oggi significa che mi sono comportato in un certo modo ma questo non significa che abbia dei bonus o dei tappeti rossi sotto i piedi. Potrebbe essere ancora una lunga storia, dipende tutto da me".

Domenica sera al Via del Mare sarà di scena l'Hellas Verona, un'altra neopromossa. Mancosu agli scaligeri ha già fatto male: nella partita di andata realizzò nel secondo tempo il gol del 2 a 0 con un fendente da fuori area di rigore: "Quella è stata una delle serate più belle vissute qui a Lecce perché allora ho preso davvero coscienza del salto di categoria, dalla seria C alla B".

E adesso, in A, un nuova storia da scrivere. Con l'entusiasmo di un pubblico che si preannuncia molto numeroso (circa 22mila gli spettatori, ad oggi, tra abbonati e paganti), il Lecce può iniziare il suo viaggio verso la salvezza: "La piazza è questa, mi chiedevano di tornare in A già quando eravamo in serie C. La promozione nella massima categoria è arrivata e la risposta dei tifosi è stata devastante, anzi, se esiste un aggettivo migliore di devastante usatelo".

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