Maratona della Pace, da Napoli a Pompei: la tempesta non ferma i podisti salentini

Un gruppo di maratoneti salentini ha sfidato il maltempo correndo la gara che attraversa alcuni dei luoghi più belli della Campania

LECCE – Un viaggio nel cuore di una terra antica e misteriosa, piena di fascino e contraddizioni, tra scorci mozzafiato e luoghi immortalati da poeti e scrittori, ammirati da turisti e viaggiatori e, per una domenica, anche dai maratoneti. La “Maratona della Pace” ha compiuto un quarto di secolo, 42 chilometri e 195 metri da Napoli a Pompei, attraversando il ventre della Campania sotto lo sguardo vigile e severo del Vesuvio.

Al via, sotto un cielo di nuvole scure e gonfie di pioggia, anche alcuni podisti salentini, che hanno realizzato un’autentica impresa, sia per le difficoltà della gara (su un tracciato aperto al traffico e pieno di salite e discese), sia per le condizioni meteo proibitive. A rappresentare il Salento quattro ultramaratoneti, abituati a macinare chilometri e a conquistare traguardi: Raffaele Quarta dell’Asd Nest, Franco Stefanelli di Correre Galatina (giunto al traguardo primo di categoria) e due grandi amici, Tony Gubello e Antonio Marra della Podistica Copertino.

Partenza da piazza Plebiscito, cuore e salotto buono della città partenopea. Poi giù verso il mare sui sampietrini resi viscidi dalla pioggia e sul lungomare Caracciolo stranamente deserto, spazzato dal forte vento di Scirocco, capace di mettere a dura prova la corsa dei maratoneti. Lungo il percorso, già trafficato nelle prime ore della giornata, le bellezze di Napoli: dal Maschio Angioino a castel dell’Ovo, il più antico della città, proteso verso il golfo. Chilometri e fatica su pietre laviche e lastroni, strade intrise di storia e tracce di una Napoli padrona, sfiorando il fascino proibito e antico di Chiatamone e del monte Erchia.

Lasciata Napoli i podisti hanno attraversato Portici ed Ercolano, la città romana fondata, secondo la leggenda, da Ercole e distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79. Poi, sotto un autentico diluvio, attraverso Torre del Greco, schiacciata tra il Vesuvio e il golfo di Napoli, abituata a risorgere come la Fenice. E ancora di corsa verso Torre Annunziata, costruita sui resti dell'antica Oplontis, distrutta dall’eruzione vulcanica, scendendo giù a precipizio dalla Rampa Nunziante, fino alla spiaggia nera dove è ambientata una delle scene più belle di Fortapasc, il film che racconta la storia del giornalista Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra proprio a Torre Annunziata.  

Un’ultima manciata di chilometri per giungere a Pompei, costeggiando la zona degli scavi archeologici, che hanno restituito i resti della città antica, nei pressi della collina di Civita, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l'eruzione del Vesuvio del 79. E infine l’arrivo, con gli indumenti fradici e il cuore pieno di gioia, dinanzi alla bellezza e alla sacralità del pontificio santuario della Beata Vergine del Santo Rosario. Una maratona da ricordare e da raccontare, 42 di chilometri di emozioni, traffico, paesaggi, pioggia, vento, sampietrini, basolato, fatica e la forza di non arrendersi mai.

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