Dalle nebbie di Nottingham il ritorno di un abile stratega: Panagiotis il Grande

Era finito in seconda serie inglese, poi il ds del Lecce gli ha fatto una proposta: così Tachtsidis ha condotto la squadra verso il campionato che troppo velocemente si era dimenticato di lui

Panagiotis Tachtsidis insieme al fratello.

LECCE – Nella superba cavalcata del Lecce verso la serie A, c’è un prima e c’è un dopo, un punto di svolta e di accelerazione che coincide con l’esordio in maglia giallorossa di Panagiotis Tachtsidis.

Recuperato dalle nebbie della seconda serie inglese dove non aveva disputato nemmeno un minuto col Nottingham Forrest, di lui si aveva ancora qualche eco per la predilezione che nei suoi confronti aveva Zdenek Zeman nella Roma di sei stagioni addietro e per recenti apparizioni nella Champions League con l’Olympiacos Pireo. Nel mezzo qualche buon campionato, con Hellas Verona e Genoa.

Il direttore sportivo del Lecce, Mauro Meluso, ha preso un aereo ed è volato a convincerlo della bontà del progetto tecnico del club salentino. Ce l’ha fatta e poche settimane dopo Fabio Liverani gli ha consegnato le chiavi di un’auto già sorprendente nelle prestazioni , ma che lui, il centrocampista greco, ha condotto con l’eleganza con cui si guida una berlina.

Quando venne presentato disse più o meno così: sono qui per vincere e per rimanerci. Con il suo tesseramento, in effetti, la società aveva dimostrato di non voler lasciare nulla di intentato nella rincorsa di un sogno "impossibile" e di saper rinunciare alla pur legittima prospettiva di fare qualche cessione importante accontentandosi di una salvezza già praticamente acquisita. Eppure quelle dichiarazioni suonarono per qualcuno come le solite frasi fatte, come quelle parole che vengono pronunciate con un copione già scritto e nemmeno tanto sentito. Ma Panagiotis faceva sul serio.

Ha esordito il 19 gennaio contro il Benevento e da allora ha saltato una sola partita, quella funesta a Padova, per squalifica. Per 16 volte è partito titolare e ha rifiatato solo in occasione di Lecce-Cosenza (l’ultima di tre partite consecutive in casa nell’arco di una settimana), gara nella quale è entrato all’inizio del secondo tempo.

Tachtsidis si è imposto subito nello spartito tattico di Liverani: l’ex centrocampista, abituato alle geometrie e a colmare con la rapidità di pensiero una struttura fisica non di prim’ordine, ha colto nel nuovo arrivato l’interprete ideale per dare alla trama di gioco del Lecce quel cambio di passo di cui aveva bisogno la squadra per scardinare gli accorgimenti tattici messi in campo dagli avversari che, dopo lo stupore iniziale, si sono fatti capaci che quella giallorossa era una squadra votata alla costruzione e non al contenimento.

Non tutti presero benissimo l’innesto. L’inevitabile spostamento di Petriccione in posizione di interno destro, infatti, aveva fatto storcere il naso oltre che a molti tifosi, anche ad alcuni addetti ai lavori. Ma Liverani non ci ha pensato nemmeno un secondo e così, dopo un esordio in sordina, già a Salerno Tachtsidis lasciò il segno, mettendo Palombi in condizione di segnare con un assist che l’allenatore romano definì subito da categoria superiore.

Venendo da mesi di sostanziale astinenza agonistica, il greco ha avuto bisogno di un po’ di tempo per migliorare la sua condizione fisica, ma ha sempre avuto dalla sua quell’intelligenza tattica che nel campionato di serie B lo ha reso una sorta di marziano. Avrà sbagliato una decina di passaggi in tutto e avrà perso palla quattro, cinque volte. La sua autorevolezza, che si rispecchia nel timore reverenziale mostrato dagli avversari, ha trasmesso sicurezza ai compagni, a partire da chi gli girava intorno: Petriccione si è mosso bene e Mancosu, dopo aver tirato la carretta per tutto il girone di andata, ha potuto gestirsi meglio. Nemmeno la lunga assenza di Scavone, anche lui enorme protagonista nella prima parte della stagione, ha condizionato il Lecce nel suo processo di maturazione e consolidamento perché intanto Panagiotis il Grande aveva preso in mano i comandi della cabina di regia. 

Gli è mancato il gol, ma è anche vero che in carriera ha segnato poco: a guardarlo bene, non sembra nemmeno preoccupato di questo, anzi, forse non gliene importa proprio nulla. Il suo compito è costruire, non finalizzare, trovare una linea di passaggio dove gli altri vedono solo ostacoli, aumentare l’intensità di gioco con tocchi tanto rapidi quanto eleganti mentre gli altri pensano ancora a cosa fare, a come muoversi.

La promozione del Lecce in A fa ora scattare automaticamente la clausola dell’obbligo di acquisizione contenuta nell’accordo col Nottingham Forrest: Panagiotis Tachtsidis si appresta dunque a diventare a tutti gli effetti un calciatore del Lecce dopo aver riportato in serie A la squadra indossando la maglia numero 7, proprio sette anni dopo l’ultimo campionato dei giallorossi nella massima serie.  

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