Poco nerbo, tanti errori: un Lecce già decimato crolla contro il Milan

Pessima ripartenza per i giallorossi. Privi della migliore linea mediana, sono naufragati subito dopo il momentaneo pareggio di Mancosu, all'inizio della ripresa. I rossoneri vincono 4 a 1

Calderoni e Castillejo.

LECCE - Il campionato del Lecce riparte da dove era finito, cioè da una batosta casalinga. Il primo marzo fu 2 a 7 per l'Atalanta, oggi è finita 1 a 4 con il Milan: è vero che sono trascorsi oltre cento giorni tra le due gare e che di fatto si tratta di due tornei diversi, ma la classifica resta una e con quella bisogna fare i conti: 25 i punti erano e tanti sono rimasti, con il Genoa terzulitmo a pari merito e con la Samp una lunghezza davanti, entrambe però con una gara in meno. 

Decimata dalle assenze a centrocampo, la squadra giallorossa è apparsa subito un vaso di cristallo, andando poi in frantumi proprio quando il match era stato rimesso sui binari dell'equilibrio: al gol di Castillejo al 26' del primo tempo, aveva infatti risposto capitan Mancosu, su rigore al 54' (per fallo di Gabbia su Babacar). Nei tre minuti successivi, però, il Lecce ha subito due marcature, di Bonaventura e poi di Rebic. Al 72', infine, il quarto sigillo, quello di Leao.

Intanto va detto che non c'è praticamente episodio nel quale i padroni di casa non abbiano quote significative di responsabilità: si va dalla difesa statica ( Rispoli, Lucioni, Meccariello, Calderoni) sul primo e sul secondo gol, prima con lo spagnolo liberissimo nel calibrare la deviazione su cross teso di Calhanoglu e poi con Bonaventura indisturbato nel ribadire in rete una respinta corta di Gabriel, peraltro fino a quel momento uno dei pochissimi a rimanere sopra la sufficienza.

Quasi incredibile poi il terzo gol subito dal Lecce che da una situazione offensiva di calcio piazzato si è ritrovato a gestire un uno contro uno difensivo tra Saponara e Rebic iniziato almeno cinque metri dentro la metà campo dei padroni di casa, con il croato che semina il trequartista giallorosso trovando poi vita facile nella battuta a rete. Molle la difesa anche sull'ultimo gol, ma a quel punto non mancavano solo le gambe ma anche oramai la minima lucidità.

Difficile trovare un assetto vagamente dinamico se ti vengono a mancare in un colpo Barak, Deiola e Majer, se devi adattare un Mancosu anche lui non in gran forma in un reparto con Petriccione e Tachtsidis e se Falco e Saponara non riescono praticamente mai a creare superiorità numerica e a saltare l'uomo. Per il Lecce è andato tutto storto, non c'è che dire: a Meccariello è stato annullato per fuorigioco millimetrico il gol del momentaneo 1 a 1, mentre Lapadula si è fatto due volte male alla stessa caviglia: prima dopo un contrasto aereo e poi dopo aver fallito un'ottima opportuinità per portare in equilibrio al termine del primo tempo. Al suo posto è poi entrato Babacar, ma resta da capire quanto serio sia l'infortunio per l'attaccante italiano, tenendo anche presente che Farias, seppur annunciato come arruolabile a breve, non ha mai giocato con continuità.

La gran parte delle probabilità di salvezza passa, infatti, dalla possibilità di mettere in campo un undici attrezzato atleticamente e forte mentalmente. Ci sono undici partite da giocare a ritmo serrato e il problema della tenuta fisica e quello della qualità dell'organico stanno assumendo una plasticità molto concreta. A preoccupare è anche lo scarso carico agonistico mostrato dalla squadra, lontano anni luce da quello che ci si aspetta da chi vuole conquistare la permanenza nella massima serie: con tutto il rispetto il Milan non è l'Atalanta ed è per questo che la sconfitta di oggi è un campanello d'allarme serio che va interpretato e affrontato, lasciando perdere la prossima gara in casa contro la Juve, almeno per il match del primo luglio contro la Sampdoria.

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*Questo articolo è stato pubblicato alle ore 23, oltre un'ora e mezzo dopo la fine della partita. Un fatto inedito perché da molti anni, almeno quando il Lecce gioca in casa, riusciamo a essere online già pochi minuti dopo il triplice fischio finale. Questa volta, però, ci siamo presi il tempo di esprimere il nostro rammarico per non aver potuto seguire la partita dalla tribuna stampa del Via del Mare: non lo consideriamo un diritto assoluto, tanto più in tempi così incerti, ma crediamo che il nostro lavoro decennale e il nostro oggettivo radicamento sul territorio ci potessero far sperare in una miglior sorte. Il protocollo Figc, che consente a solo dieci cronisti di accedere all'impianto, non ci è stato di aiuto e questa rigidità di partenza è stata complicata da una ulteriore e poco comprensibile decisione: la revoca, last minute, dell'autorizzazione concessa appena ieri a noi come a tanti altri (dopo un intervento del ministro dello Sport per le pressioni dell'Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa). Lega e federazione hanno fatto sapere, a poche ore dall'inizio del match, che senza una informativa ufficiale del Comitato Tecnico Scientifico (quello che ha affiancato il governo in tutte le decisioni sulle misure per il contenimento dell'epidemia di Covid-19) sarebbe stato impossibile modificare il protocollo: l'Us Lecce si è adeguata e siamo rimasti nuovamente esclusi con una comunicazione delle 15.33. Ogni considerazione nel merito di quanto avvenuto resta secondaria e potrebbe d'altra parte essere tacciata di parzialità, ma i nostri lettori non abbiano dubbi sul fatto che continueremo nel solco tracciato fino a oggi, con la penna del cronista che si impegna per essere professionale e dignitoso e il cuore da tifoso che non vuole altro che il bene delle squadra. Avessimo deciso di andare a ballare in discoteca, invece che in uno stadio da 28mila posti senza pubblico, sicuramente avremmo incontrato meno problemi.

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