Cordate, sondaggi e bluff. La verità di Tesoro sulla cessione del Lecce

A meno di una settimana dalla conferenza stampa in cui ha confermato la volontà di passare la mano, il patron della squadra giallorossa fa il punto della situazione parlando degli interessamenti effettivi e di quelli rimasti solo sulla carta

Savino Tesoro.

LECCE – Niente di nuovo sul fronte del “Via del Mare”. Il presidente del Lecce, Savino Tesoro, torna a fare il punto della situazione a soli sei giorni dall’ultima conferenza stampa, quella nella quale ha esibito i conti della società e chiarito, ancora una volta, le condizioni per la cessione. Un modo diretto per arginare il profluvio di interviste e dichiarazioni sul futuro del club che, a suo dire, hanno contribuito a destabilizzare l’ambiente seminando informazioni tendenziose.

“Leggo tante belle parole di gente disponibile ad aiutare il Lecce e ad intervenire in qualche modo – ha commentato Tesoro - e mi chiedo perché in questi ultimi tre anni nessuno si è avvicinato per dare un contributo minimo o anche una semplice parola di incoraggiamento. Da parte mia ce la sto mettendo tutta, ho lasciato da parte anche il deposito cauzionale, che, inizialmente, avevo richiesto e sto lasciando la squadra gratis ed in condizioni migliori di come l’avevo rilevata. Questo è un dato di fatto incontrovertibile e facilmente riscontrabile dai bilanci, che sono anche pubblici”.

Le manifestazioni di interesse che portano fuori regione.

Dopo aver liquidato il faccia a faccia con Massimo Ferrero, proprietario della Sampdoria, come la premessa di una felice conclusione di una trattativa lampo, poi naufrgata nel nulla, Savino Tesoro ha rivelato anche i retroscena relativi alle manifestazioni di interesse di due cordate, quella di Lippolis e Milani e quella del tandem Morabito – Fattizzo: “Lippolis l’ho incontrato due volte presso lo studio dell’avvocato Pezzuto ed era accompagnato dal signor Moschettini, che mi diceva di essere interessato a diventare socio di minoranza di questa presunta cordata romana. Avevo chiesto loro il deposito cauzionale ed avevamo convenuto due date in cui si sarebbero dovuti presentare alla Banca Popolare di Bari con le suddette garanzie, ma hanno mancato tutti e due gli appuntamenti e poi non li ho più sentiti. Morabito non l’ho mai visto e Fattizzo l’ho incontrato una volta e mi disse che da lì a breve mi avrebbe fatto avere il deposito cauzionale, mai più sentito neanche lui”.

La cordata di Ingrosso, Fatano e Tundo.

A proposito della cordata che vedrebbe protagonisti alcuni imprenditori salentini,  e di cui si parla da tempo su alcuni organi di stampa, il presidente del Lecce ha precisato che non si può rilevare una società senza i suoi debiti e i suoi crediti: “Il problema è che Amorino Ingrosso non sta parlando dell’US Lecce, ma di un altro Lecce, quindi non deve discuterne con me. Non esiste un Lecce senza debiti, crediti e giocatori, quindi non saprei cosa rispondere. Probabilmente dovrebbe mandare una lettera a Babbo Natale ed inserire quello che sostiene nella lista dei desideri. Ho rilevato la società dai Semeraro con i suoi debiti, i suoi crediti e con i suoi giocatori, come, probabilmente, lui stesso fece con Jurlano. Pur non avendo nulla contro il signor Ingrosso, lui parla di una situazione irreale. Aggiungo, inoltre, che trovo assolutamente ridicolo il fare presunte trattative a mezzo stampa”.

Pantaleo Corvino e Vincenzo Barba.

Un accenno il patron lo ha fatto anche alle voci che fanno riferimento al presunto interessamento di Pantaleo Corvino, il cui legale è lo stesso dell’Us Lecce: “Saverio Sticchi Damiani è una persona molto vicina alla società, quindi prenderò, senza ombra di dubbio, in considerazione le proposte che mi presenterà – ha detto Tesoro -. Ad oggi il suo mi sembra un tentativo di mettere insieme diversi imprenditori del posto e non e se riuscirà nel suo intento ne sarò felice. Non conosco Corvino e non ho mai parlato con lui. Il suo è un nome che in questi tre anni è sempre stato ricorrente. Se dovesse avere un interesse vero per rilevare l’Us Lecce può contattarmi tranquillamente in maniera diretta”.

Attesa da parte del presidente anche rispetto alle recenti dichiarazioni pubbliche di Vincenzo Barba: “E’ sicuramente una persona che ha le capacità economiche per sostenere una squadra di calcio importante come l’Us Lecce. Ha detto che mi contatterà a brevissimo per espormi i suoi intendimenti ed i suoi progetti. Attendo con impazienza quel momento: a lui non chiuderò la porta, tra l’altro è una persona che ha avuto una importante esperienza nel mondo del calcio, perciò, potrebbe essere più facile focalizzare gli obiettivi”.

I tifosi e l’iscrizione in Lega Pro.

Il presidente ha poi espresso la sua opionione sulla proposta lanciata dai tifosi dell’associazione Passione Lecce di contribuire economicamente alla gestione del club qualora fosse assicurata l’iscrizione in Lega Pro: “Conosco gli sforzi economici che ci vogliono per portare avanti un’azienda nel mondo del calcio, quindi, pur ritenendo lodevole l’iniziativa, ci credo poco che possa sostenere e supportare in maniera concreta l’Us Lecce. Comunque andassero avanti, se dovessero produrre qualcosa di buono, e visto che si tratta di tifosi sarebbe doppiamente bello”.

Infine, sulle possibilità di tornare sui propri passi, Tesoro ha confermato di non vedere spiragli: “Sono molto stanco e ritengo di aver fatto il mio tempo. Quest’anno c’è stata una convergenza di mal contento da parte di quasi tutte le componenti. Gli ultras ci hanno invitato ad andarcene, parte di stampa e politica sono tre anni che lo fanno e la squadra ha avuto un rendimento veramente al di sotto delle aspettative. Dopo tre anni è giusto che questa impresa la provi qualcun altro, magari, con maggiori risorse ed entusiasmo rispetto a quello che ho in questo momento. Detto ciò, mi impegnerò fino all’ultimo giorno utile affinché il Lecce possa rimanere nella categoria di competenza”. Su quest’ultimo punto ha chiarito la sua posizione: “Non è mia volontà iscrivere la squadra in Promozione: sarebbe l’estrema soluzione, legale e razionale, se dovesse continuare il disinteresse totale nei confronti di questa realtà”.

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