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Video | Il silenzio assordante della città di notte e il messaggio di speranza

 

Lo sfondo di una Lecce immobile nel buio, cristallizzato in un tempo infinito, non più scandito dal passo dell’uomo. Ma dietro quelle finestre che si affacciano da balconate barocche, sembra quasi di avvertire l’ansia di migliaia di vite in tormentata attesa che finisca la guerra al nemico invisibile. In quelle vie ora deserte, devono tornare a riecheggiare le voci di una città spaventata. 

Stefano Pinto, filmaker leccese, in appena due minuti di immagini scelte con accuratezza dopo una notte di lavoro, e grazie a un montaggio serrato, ha compresso un vortice di sensazioni. La bellezza di Lecce è immutata, ma con virtuosismi di camera la sua proverbiale magia si trasforma nell’angoscia della solitudine, pur aprendosi, nel finale, verso un messaggio di speranza.

Per farlo, ha scelto come voce narrante quella di Gianfranco Bellini nel doppiaggio del celebre discorso finale all’umanità tratto dal film Il grande dittatore, ritenuto il vertice artistico di Charlie Chaplin e fra i capolavori della cinematografia mondiale di tutti i tempi. 

Il film fu prodotto nel 1940 per mettere alla berlina le dittature dell’epoca, ma il messaggio più intimo rimane attuale, è eterno. Riadattandolo, ovvero scegliendo alcuni spezzoni precisi, l’autore ha così voluto esprimere riflessioni più ampie sull’umanità. Per paradosso, infatti, nulla è più democratico di un virus, ma nella brutalità con cui colpisce, la sua è una tirannia violenta che ha tolto all’uomo le sue libertà fondamentali. 

Lo sguardo finale, allora, su un angolo di via XXV Luglio, che sembra in spasmodica attesa di un ritorno alla luce e che diviene simbolo di ogni strada del pianeta, è proiettato verso un prossimo futuro in cui si sogna che questa disavventura di estensioni globali possa aver fornito un insegnamento, specie in quanti ancora erano ciechi: la vita è un dono, l’umanità ha in mano il suo destino, la comunione d’intenti può davvero cambiare il mondo. C’è stato un prima, c’è un adesso, ma il domani dovrà essere diverso.

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