"A volte basta solo un abbraccio": il ruolo della Croce Rossa salentina negli sbarchi

Nel Salento sono già sbarcate 800 persone in un anno, prevalentemente pachistani, iracheni e curdi. La delegata della Cri, Mimma Antonaci, racconta l'impegno nelle emergenze

Foto di repertorio: un volontario della Croce Rossa

LECCE – Un tema rovente, quello degli sbarchi degli immigrati. Ma al di là del dibattito politico, decisamente infuocato, che accompagna i fenomeni migratori, c'è chi lavora in trincea per prestare soccorso. E si sporca le mani nelle emergenze, coltivando un proprio autorevole punto di vista.

È questo il caso di Mimma Antonaci, delegata alla comunicazione e sviluppo del comitato leccese della Croce Rossa Italiana, che di aiuti umanitari se ne intende, avendo partecipato in prima persona a diversi sbarchi sulle coste salentine, compreso quello del 2013 che accolse, a Gallipoli, quasi mille persone in fuga dalla Siria.

Mimma ci ha voluto raccontare la sua lunga esperienza sul campo, descrivendo il lavoro quotidiano di chi si impegna anche a rintracciare le persone, recuperandole quando sono disperse in montagna o in acqua. Un tipo di aiuto che definire “prezioso” è sicuramente poco.

Da anni siete impegnati con l'emergenza degli approdi sulle coste salentine. Che tipo di immigrazione interessa il territorio?

Quest'anno sono arrivate circa 800 persone in seguito ai cosiddetti sbarchi spontanei che rappresentano un fenomeno prettamente locale, diversamente da quanto accade nel porto di Lampedusa che accoglie grosse navi cariche di migranti. Le barche che arrivano nel Salento, per intenderci, non sono intercettate in alto mare dalle Ong o dalla Marina militare, ma approdano direttamente sulla costa dopo aver percorso tragitti più brevi. I velieri sono spesso ben attrezzati e in ottime condizioni. Ciononostante le persone arrivano stremate, specialmente le donne, i bambini e gli anziani: i soggetti fragili sono quelli che soffrono di più queste traversate. Tre giorni di viaggio possono sembrare pochi ma non rappresentano una passeggiata di salute.

Nel Salento arrivano imbarcazioni piccole, da 3 o 4 posti, o grandi velieri che possono contenere anche 80 persone. Quest'anno abbiamo registrato un forte incremento di pachistani ma anche di iracheni, curdi. Sono diminuiti, invece, gli sbarchi di siriani e iraniani. È chiaro che le dinamiche geopolitiche internazionali si riflettono nelle ondate migratorie.

Come interviene, in questi casi, la Croce Rossa?

Spesso accade che i volontari della Cri rintraccino i migranti direttamente a terra, allorché vengono abbandonati dagli scafisti e dai trafficanti di esseri umani. Quando si verificano gli sbarchi,  la Cri viene allertata dalla prefettura di Lecce o dalla Guardia di finanza che indirizza i volontari, con un certo anticipo, verso il presunto punto di approdo.

Una volta a terra i migranti si sottopongono ai controlli anagrafici e anche sanitari svolti dai medici di frontiera incaricati di accertare le loro condizioni di salute. Insieme ai medici, anche noi prestiamo primi soccorsi. Interveniamo con le nostre squadre laddove l'imbarcazione si avvicina sempre di più alle coste: il nostro delegato alle emergenze è costantemente in contatto con le sale operative e quando c'è un avviso, anche in piena notte, si mobilita immediatamente, chiamando i volontari che hanno dato la reperibilità. Possiamo contare su medici, infermieri e volontari di ogni tipo. E siamo già pronti a inviare 2 o 3 squadre contemporaneamente. Nei casi più  estremi siamo in grado allestire un posto medico avanzato, ma in genere bastano le squadre di primo soccorso. Siamo addestrati alle emergenze: pratichiamo le manovre salvavita pediatriche o la rianimazione cardiopolmonare.

Quali sono le necessità più impellenti di chi sbarca?

Ci capita di dover soccorrere donne incinte o persone che soffrono di dolori addominali dovuti a fratture, infezioni o ferite di bordo. Numerosi sono i casi di disidratazione e assideramento. Spesso dobbiamo rifocillare le persone che non mangiano da giorni e non sono adeguatamente vestite. Ma a volte basta anche un abbraccio e una parola di conforto: le donne e i bambini arrivano spaventati, hanno paura delle divise militari e poi, quando vedono un carabiniere cambiare un pannolino, si rincuorano. Il compito nostro è anche quello di lenire queste paure. E tutti si fidano di noi: ci riconoscono dal logo, che è noto a livello internazionale, e appena ci vedono si buttano al collo, grandi e piccini. Abbiamo assistito a scene che ricorderemo e porteremo con noi per tutta la vita.

Si sono mai verificate delle maxi-emergenze nel Salento?

Nel 2013 abbiamo dovuto fronteggiare un evento di dimensioni importanti: sulle nostre coste sono arrivati circa mille siriani, portati a Gallipoli a bordo della Blue Sky-M, tra i quali vi era una donna che aveva appena partorito e 80 bambini. Contemporaneamente abbiamo assistito i naufraghi di un traghetto della Grecia che aveva preso fuoco. Era la notte di Capodanno e le nostre squadre hanno lavorato, ininterrottamente, dal 27 dicembre al 4 gennaio. Dovevamo gestire due emergenze in contemporanea e dare conto alla Cnn, ai rappresentanti di Washington, agli ambasciatori di vari Paesi e al console turco. La situazione è stata gestita dai volontari della Cri in modo magistrale e con una professionalità che ci è ancora riconosciuta a livello internazionale, divenendo anche un caso di studio universitario.  

Di questi tempi persino la Croce Rossa è stata presa di mira. Come avete reagito alle critiche?

Croce Rossa lavora da sempre in simbiosi con le forze dell'ordine e questa collaborazione nasce da lontano, sin dai tempi della guerra. Ogni emergenza ci vede lavorare gli uni a fianco agli altri. In un certo senso ci compensiamo. Ma in questi tempi stiamo perdendo, paradossalmente, la nostra umanità. Molte volte subiamo degli attacchi, al pari di tutto il personale sanitario che si mobilita in condizioni di emergenza. E per questo abbiamo lanciato la campagna “Non siamo un bersaglio”, per rieducare le persone ai nostri valori universali: soccorriamo chiunque abbia bisogno, indistintamente, ovunque si trovi. La nostra organizzazione è imparziale e indipendente, non è politica o religiosa. È bene ricordarlo sempre.

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