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Giovedì, 18 Agosto 2022
In fuga dalle violenze

Corridoio umanitario dall’Afghanistan: accolte anche nel Salento le prime rifugiate

Il progetto, nato per rispondere alla crisi umanitaria nel Paese ripreso dai talebani, permetterà ad alcune donne di essere ospitate dalla rete Arci: i primi arrivi si sono registrati a Roma nelle giornate di lunedì, mercoledì e giovedì

LECCE – In fuga dalle violenze e dal regime dei talebani, in cerca di una speranza di vita migliore: sono finalmente in Italia le prime cittadine ed i primi cittadini afghani accolti nell’ambito del progetto “Corridoi umanitari/Evacuazioni per l’Afghanistan”. Si tratta di donne che verranno ospitate dalla rete Arci, su tutto il territorio nazionale, e che sono arrivate con tre voli atterrati questa settimana all’aeroporto di Fiumicino, a Roma, nelle giornate di lunedì, di mercoledì e di oggi.

Appena poche centinaia di persone, i primi arrivi, una goccia nel mare di un’emergenza palesatasi agli occhi tutti nella sua gravità già nell’agosto dell’anno passato, con le immagini in diretta tv che hanno scosso il pianeta nel giorno della presa del potere dei talebani.

Immagini di uomini, donne e bambini che hanno disperatamente tentato abbandonare il proprio Paese per sottrarsi alla violenza del ritorno del regime. In poche settimane, la destituzione trasversale e completa di tutti i ruoli e le cariche esistenti, in favore del ritorno dei talebani, ha significato la fine della libertà per il popolo afghano. L’inizio di una drammatica fase storica in cui, con la negazione dei più basilari dei diritti umani (in particolar modo alle donne),  la democrazia è scomparsa, dalle sale del potere alle scuole, in ogni angolo del Paese.

Il progetto “Corridoi umanitari/Evacuazioni per l’Afghanistan”, nato per rispondere alla crisi umanitaria afghana con un occhio di riguardo a donne e bambini, è figlio del protocollo d’intesa firmato nel novembre scorso tra Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Interno, Cei, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche, tavola valdese, Arci, Inmp, Oim e Unhcr: una serie di ostacoli burocratici ne hanno procrastinato l’attuazione ad oggi. Al loro superamento ha contribuito non solo la rete di associazioni creatasi, ma anche il supporto di Paesi come Iran e Pakistan, da cui i voli diretti a Roma sono partiti in questi giorni.

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Arci Lecce Solidarietà, già lo scorso inverno, ha preparato l’accoglienza delle rifugiate che sarebbero arrivate dall’Afghanistan: in primis, con il supporto della fondatrice del circolo Arci Alveare di Lecce, Giovanna Foglia, che ha gratuitamente messo a disposizione una struttura nel territorio di Melendugno per la prima accoglienza all’apertura del corridoio umanitario; poi con la selezione di coloro che hanno risposto positivamente all’appello lanciato da Arci Lecce Solidarietà in questi mesi per i percorsi di accoglienza in famiglia: un breve periodo in cui salentini e salentine apriranno le porte delle proprie casa alle neoarrivate, nell’attesa che vengano trasferite in ordinari progetti per rifugiati. Così, finalmente, verranno accolte alcune delle donne atterrate a Fiumicino ieri e giunte a Lecce nella notte: sei attiviste e giornaliste impegnate nella lotta a tutela dei diritti umani e delle donne in Afghanistan.

“Siamo dinanzi ad una delle più importanti azioni dell’Arci degli ultimi anni” - ha commentato Anna Caputo, presidente di Arci Lecce Solidarietà cooperativa sociale. “Un’operazione – prosegue - che ha salvato vite umane ed ha sottratto delle donne alla segregazione e all’incarcerazione. Ma siamo profondamente convinti che l’Occidente debba fare più, soprattutto a sostegno delle donne: l’impasse dello scorso agosto si è trasformata in lunghi mesi di grave abbandono che non si devono più ripetere”.

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