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Proroga delle concessioni balneari: l'ultima parola in adunanza plenaria

Il presidente del Consiglio di Stato ha fissato l'udienza il 13 ottobre: a chi spetta disapplicare una norma nazionale in contrasto con le regole europee, solo al giudice o anche al funzionario pubblico? A lui si era rivolto il sindaco di Lecce

Foto di archivio

LECCE - Sarà il Consiglio di Stato in adunanza plenaria a pronunciarsi sull'annosa questione delle proroghe delle concessioni demaniali. La seduta avrà luogo il 13 ottobre.

Lo ha deciso il presidente del supremo organo della giustizia amministrativa, Filippo Patroni Griffi, con un decreto che, nelle sue premesse, richiama anche l'appello proposto dal Comune di Lecce per la riforma della sentenza del Tar Puglia (sezione staccata di Lecce) che, sostanzialmente, afferma l'obbligo della pubblica amministrazione di applicare una legge - la proroga in questo caso al 2033 - anche quando in contrasto con il diritto dell'Unione Europea, mentre rimanda al solo giudice la responsabilità della sua disapplicazione. 

L'interpretazione studiata e proposta dal presidente del Tar leccese, Antonio Pasca, va detto, ha marcato una differenza rispetto alla giurisprudenza consolidata (dallo stesso Consiglio di Stato alla Corte di Cassazione Penale, dalla Corte Costituzionale all'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato) che si fonda sulla sentenza con cui la Corte di Giustizia Europea nel 2016 (e poi nel 2018) ha chiarito che le norme nazionali che dispongono proroghe automatiche sono contrarie al diritto europeo. Per questo motivo altri tribunali amministrativi (da ultimo quello della Toscana) non hanno esitazioni nel conformarsi all'orientamento fino a oggi maturato. 

Accogliendo serialmente tutti i ricorsi presentati dagli operatori balneari contro il Comune di Lecce, che si rifiuta di concedere la proroga al 2033 (proponendo una estensione triennale in attesa di un riordino definitivo della materia), il Tar Lecce ha così spostato il contenzioso su un livello interpretativo che ora spetterà all'Adunanza plenaria definire con parole chiare.

La richiesta in tal senso è arrivata a Patroni Griffi il 19 aprile da parte del sindaco di Lecce, Carlo Salvemini che, oggi, così ha commentato la notizia della fissazione dell'udienza plenaria: “L’iniziativa del presidente Patroni Griffi, che mi sento di ringraziare da sindaco e alle prese come tanti colleghi con questa spinosa materia, ribadisce la complessità nella quale ci si muove sul terreno del rilascio delle proroghe delle concessioni balneari. Un tema di rilevantissimo interesse economico e sociale, che riguarda la gestione, in regime di libera concorrenza, di beni comuni di eccezionale valore come le nostre spiagge. Un tema sul quale a livello legislativo, amministrativo e giudiziario finora lo Stato non è riuscito a fornire certezze né ai concessionari demaniali, né ai potenziali nuovi investitori che vogliono misurarsi con procedure di evidenza pubblica, né agli amministratori, né ai funzionari pubblici che, con la firma degli atti, assumono la responsabilità di provvedimenti di proroga e di eventuali danni ai Comuni e allo Stato che questi potrebbero comportare".

Il primo cittadino ha quindi deciso che l'amministrazione "attenderà il pronunciamento dell’Adunanza plenaria prima di adottare ulteriori atti sul tema delle proroghe delle concessioni demaniali marittime attualmente presenti sul nostro litorale". Salvemini aveva deciso di rivolgersi direttamente della questione il presidente del Consiglio di Stato quando la Quinta Sezione dello stesso organo giurisdizionale aveva respinto la richiesta cautelare di sospensione delle sentenze di Pasca, non ravvisando l'esistenza del "periculum in mora", cioè della possibilità che la situazione giuridica venga irrimediabilmente compromessa nell'attesa della decisione in sede di appello. Qualche giorno dopo, il 26 aprile, Patroni Griffi aveva riscontrato l'istanza del sindaco assicurando un tempestivo interessamento.

In prospettiva il dilemma è quindi destinato a essere risolto, una volta per tutte, in sede giuridica e questo perché la parte politica, che fa le leggi, è con tutta evidenza incapace di affrontare la questione in maniera organica, approfondita, coerente. Da un mucchio di anni quasi tutti i partiti, più o meno compattamente - dalla Lega al Pd, passando da un atteggiamento schizofrenico dei Cinque Stelle -, si schierano a favore delle proroghe automatiche, sollecitati dalle associazioni di categoria degli imprenditori balneari, esponendo i contribuenti alle salate procedure di infrazione per violazione delle regole dell'Unione Europea.

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