Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Affetto da rara malattia, vola in Spagna per l'Erasmus: una storia di buona sanità

Periodicamente, in ambiente protetto, un giovane salentino deve assumere un farmaco molto costoso. Ma la Asl ha sciolto tutti i nodi burocratici e logistici per rendere possibile il soggiorno e coprire le spese

L'interno della biblioteca Bernardini.

LECCE – Quando cronaca e sanità si intrecciano, quasi mai si tratta di una storia a lieto fine. Eppure di buone notizie c’è un disperato bisogno: perché è giusto raccontare chi lavora lontano dai riflettori, chi si spende per fare il proprio dovere e rendere migliore la vita degli altri, ma anche per svelenire il dibattito selvaggio e approssimativo che inquina troppo spesso i social a colpi di slogan, di informazioni approssimative, di pregiudizi.

Di seguito la lettera che Carlo, nome di fantasia a tutela della sua privacy, ha scritto per far conoscere la sua storia di giovane che, nonostante una rara patologia, ha potuto effettuare un soggiorno di studio in Spagna nell’ambito del progetto Erasmus.

Anche quest’anno, come 4 anni fa, mi è stata data per la seconda volta la possibilità di affrontare un anno di studio all’estero (Spagna) tramite il progetto Erasmus. Mi chiamo Carlo e ho una rara malattia. La mia situazione clinica mi costringe ogni due settimane ad assumere un farmaco ad alto costo in regime ospedaliero, cioè in ambiente protetto. Terapia che faccio tranquillamente sul territorio nazionale.

Potete ben capire che, per uno come me, studiare un anno all’estero è quasi un’utopia, in quanto il costo del farmaco all'estero è a carico del paziente, quindi per me sarebbe stato impossibile sostenere la spesa di molte migliaia di euro ogni due settimane. Quindi l'utopia si complicava con la necessità di attivare una macchina burocratica, piena di autorizzazioni, coinvolgimento di medici specialisti all'estero disposti ad accettarmi e, non meno importante, lingue differenti.

Quest’utopia, per ben due volte si è trasformata in realtà, proprio grazie ad un eccellente lavoro da parte della Asl di Lecce, che si è fatta carico di procedure autorizzative, coinvolgendo non solo i medici che mi hanno assicurato la presa in carico, ma anche la ditta farmaceutica produttrice del farmaco per me salvavita.

Anche quest’anno, quindi, il mio bagaglio di vita si è arricchito di nuove esperienze, sia dal punto di vista universitario che dal punto di vista lavorativo. Mi è stato permesso, infatti, di affrontare in Spagna un tirocinio pratico di quello che sarà il mio futuro lavoro una volta terminati gli studi. Si sa che un’esperienza formativa all’estero vale molto sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista professionale, soprattutto di questi tempi in cui molti neolaureati cercano lavoro fuori. Una volta fatta la valigia a settembre è iniziata la mia nuova avventura, nuove amicizie, nuovi luoghi, nuove difficoltà in un contesto del tutto nuovo. L’università lì è un po’ diversa dalla nostra e mi ha permesso sia di imparare nuove metodiche sia di sentirmi più vicino alla nostra Europa. Parlare un'altra lingua è un’impresa tutt’altro che semplice, richiede tanto studio e una buona velocità nell’espressione del concetto, soprattutto se vogliamo che gli altri ci ascoltino, sentirsi stranieri è un’esperienza da provare, apre la mente e moltiplica le prospettive, sempre.

Perché questo mio scritto? Molto spesso, l’idea che noi abbiamo della nostra sanità italiana è un po’ negativa, basata il più delle volte sulla disinformazione; mentre la realtà è ben diversa. Con questa lettera spero di aver trasmesso un messaggio positivo di fiducia nei nostri servizi e nel nostro territorio. Colgo l’occasione per ringraziare la dottoressa Cinzia Morciano, responsabile del Centro Territoriale Malattie Rare della Asl di Lecce: senza di lei, infatti, tutto questo non mi sarebbe stato reso possibile. Un limite rappresenta un ostacolo solo quando noi lo percepiamo come tale.

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