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Foto di repertorio

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"Allargare il trasporto ai privati": Cgil contro la chiusura delle scuole

Il sindacato striglia la Regione: "Allargare la flotta dei mezzi con bus turistici e navette con noleggio al conducente. Il costo sociale non può essere scaricato su famiglie, studenti e docenti"

LECCE – Il vulnus del contagio da Covid-19 è quello dei mezzi di trasporto pubblico che troppo spesso viaggiano ben oltre la capienza consentita dalle nuove misure restrittive emanate dal governo. Per non parlare delle fermate che rappresentano un'altra occasione di assembramento.

Come risolvere un problema ormai sotto gli occhi di tutti? La ricetta di Cgil Lecce è quella di implementare i mezzi a disposizione degli amministratori pubblici grazie all'ausilio dei privati, come i bus turistici o le navette a noleggio con conducente che rappresentano la soluzione più efficace e veloce.

Non ha senso chiudere le scuole, ribadiscono i sindacalisti Valentina Fragassi (Cgil Lecce), Giuseppe Guagnano (Filt Cgil) e Rosa Savoia (Flc Cgil). Il costo sociale della pandemia sarebbe così scaricato, nuovamente, sulle famiglie, sugli studenti e sui docenti.

Occorreva muoversi,  e in anticipo, in tutt'altra direzione: è questa la tirata d'orecchi che il sindacato fa alla Regione Puglia.

“La recente sortita dell’assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Giannini che pare aver trovato le risorse adatte, ma non le ha quantificate, è intempestiva: giunge infatti con notevole ritardo e dopo molteplici sollecitazioni. Meglio tardi che mai, ma ora si avvii subito una consultazione con le parti sociali, come peraltro sollecitato fin da maggio dalla Filt Cgil. Ciò anche al fine di garantire condizioni di piena sicurezza non solo ai fruitori del servizio, ma anche a chi su quei mezzi, oggi sovraffollati, si trova a dover lavorare”, si legge in un comunicato stampa.
 
Cgil invita quindi la Regione a velocizzare l'iter, sperando che l'emergenza sanitaria non si acuisca: “Piuttosto che chiudere i pochi luoghi della conoscenza, tra i più sicuri, investa nel settore dei trasporti allargando la flotta dei pullman attraverso il coinvolgimento delle aziende private”.

Il sindacato indica inoltre due aree di intervento: il sovraffollamento alle fermate e la capienza massima.

“Sul primo aspetto servirebbe la collaborazione delle forze dell’ordine e delle amministrazioni – spiegano i segretari -. Per quanto riguarda la capienza all’80 per cento dei mezzi pubblici, troviamo questo tetto un dato fin troppo alto, soprattutto tenendo conto delle rigide regole in vigore”.


“Coinvolgere le aziende private nella gestione del trasporto pubblico non sarebbe la soluzione definitiva per un settore tra i più colpiti dagli effetti della pandemia, tra calo dei traffici e minore mobilità complessiva. Rappresenterebbe però un esempio virtuoso di collaborazione per rispondere da un lato alla necessità di limitare le occasioni di contagio, dall’altro un’opportunità per sopravvivere e guadare la crisi. Le aziende potrebbero così garantire manutenzione ai mezzi e uno stipendio ai propri dipendenti, oggi costretti a ricevere la cassa integrazione Covid, che non è sufficiente per la sussistenza delle famiglie e che purtroppo non sempre arriva puntuale sui conti correnti”, concludono Fragassi, Guagnano e Savoia.

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