Giovedì, 28 Ottobre 2021
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Allarme sfratti nel Salento, Cisl: "Famiglie e lavoratori in condizioni di povertà"

Chirizzi e Monosi: "I Comuni si devono attivare da subito per predisporre i bandi per gli alloggi popolari che, per legge regionale, devono essere emanati ogni 4 anni"

LECCE – Ad un anno e mezzo di distanza dallo scoppio della pandemia è tornato alla triste ribalta il problema degli sfratti. Nell'ultimo periodo, infatti, la situazione è stata congelata dal governo che ha permesso di eseguire solo quegli sfratti antecedenti lo stato d'emergenza: quindi da marzo 2020 fino a giugno 2021 se ne contano una cinquantina in tutta la provincia di Lecce.

Un numero piuttosto basso, dovuto alle garanzie del decreto covid, emanato nel 2020 dall'esecutivo in carica, che ha bloccato tutto fino, appunto, alla fine di giugno di quest'anno.

Da luglio in poi, però, il Sicet Cisl di Lecce (sindacato inquilini casa e territorio) ha registrato segnali che vanno in una direzione contraria. “I nostri uffici stanno cominciando a ricevere richieste di aiuto riguardo agli sfratti stanno aumentando nei confronti degli inquilini morosi – spiega il segretario Alessandro Monosi -. Sono tante le persone che non riescono a pagare il canone d'affitto a causa della pandemia che ha distrutto le economie di numerose famiglie”.

Cisl e Sicet, rappresentati da Ada Chirizzi e Alessandro Monosi, rilanciano l’allarme sull’emergenza abitativa nel Salento: una situazione ampiamente segnalata grazie ad manifestazione sindacale che si è tenuta presso la prefettura di Lecce.

In quella circostanza il sindacato aveva richiesto  l’istituzione di una cabina di regia per monitorare lo stato delle cose, valutando ogni singolo caso.

“I Comuni si devono attivare da subito per predisporre i bandi per gli alloggi popolari che, per legge regionale, devono essere emanati ogni 4 anni – precisano i due sindacalisti -. L’ultimo bando del comune capoluogo risale al 2016. I quattro anni previsti dalla norma sono già passati e l’amministrazione dovrebbe attivarsi celermente per emanare il nuovo”.

La segreteria di Cisl sottolinea che l'emergenza abitativa si fa sentire con forza nel capoluogo, ma vale per tanti altri comuni salentini in cui ci sono famiglie e cittadini che vivono in condizioni altrettanto disagiate.

E ancora: “Arca Sud Salento, il gestore degli alloggi popolari, proprio in queste settimane ha recapitato a casa degli inquilini il cosiddetto censimento reddituale, delle schede da compilare entro il 30 di settembre, in cui si chiede lo stato economico dei nuclei beneficiari. Dall’analisi delle schede dei nostri iscritti che stiamo aiutando nella compilazione – afferma Monosi - stiamo notando che la stragrande maggioranza dei redditi dichiarati dagli inquilini nel censimento provengono dagli aiuti dati dallo Stato durante la pandemia come il rem, il reddito di cittadinanza, vari bonus”.

“Questa è la situazione delle famiglie: il precariato è diffuso e l’allarme sociale è alto. Questa è l’assistenza di cui godono per lo più moltissimi nuclei familiari, senza la quale ci troveremmo dinanzi alla povertà più assoluta”.

Inoltre, il 30 settembre scadrà lo stanziamento del fondo regionale di 500mila euro, destinato all’assegnazione di un bonus di tre mensilità. Secondo i due segretari, la scadenza andrebbe procrastinata almeno fino alla fine dell'anno.

“La comunicazione, anche se rivolta a tutti i nuclei familiari non è attecchita e non è stata ben recepita – proseguono loro -. Ci risulta che le domande siano ancora troppo poche e dobbiamo fare in modo che tutti gli inquilini che ne hanno diritto ricevano questo aiuto”.

I requisiti del bando, fanno notare dal Sicet, sono molto semplici: basso reddito, percettori di ammortizzatori sociali come il reddito di cittadinanza o percettori all’interno del proprio nucleo familiare di pensioni di invalidità ed è prevista anche per chi ha contratto il covid.

“Troppe famiglie non riescono a far fronte al pagamento dell’affitto, delle bollette o di entrambe con il rischio di incorrere in indebitamenti o sfratti, contribuendo così ad allargare la forbice delle disuguaglianze, i cui effetti potrebbero amplificarsi se nel 2022 dovessero essere ridotti o addirittura venire meno quegli ammortizzatori sociali che ad oggi stanno rappresentando l’unico argine alle difficoltà insostenibili”, concludono Chirizzi e Monosi.

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