Ammortizzatori in ritardo per gli appalti ferroviari: i dipendenti chiedono aiuto

Gli operatori della ristorazione attendono il Fis, gli addetti alle pulizie la cassa in deroga. La protesta in stazione a Lecce: "Non ce la facciamo più. Aspettiamo i soldi da 90 giorni"

In foto: la protesta in stazione a Lecce

LECCE – “Si avvisano i signori viaggiatori che il Fis è in ritardo di 3 mesi”. Sono stremati i lavoratori degli appalti ferroviari che attendono l'erogazione degli ammortizzatori sociali e sono rimasti senza un euro in tasca.

Questa mattina si sono dati appuntamento nel piazzale della stazione ferroviaria del capoluogo per far sentire la loro voce e chiedere risposte al governo, alle istituzioni, all'Inps: “Questi soldi dove sono? - si legge in un volantino distribuito ai passanti -. Il governo continua a scusarsi ed abusare dello slogan andrà tutto bene, quando è ormai palese che non sta andando tutto come doveva. Non siamo più disposti ad accettare quest'inadempienza nei confronti di tanti onesti lavoratori che vedono calpestati i propri diritti e la propria dignità”.

La protesta è divisa in due tronconi: da una parte ci sono gli operatori della ristorazione a bordo treno che sono a zero ore e attendono, da 90 giorni, l'erogazione del Fondo di integrazione salariale. Tradotto in moneta, parliamo di circa 900 o mille euro ciascuno, a seconda del contratto.

Dall'altra parte ci sono gli addetti alle pulizie, anche loro fermi da mesi a causa dell'emergenza sanitaria che ha mandato in tilt il sistema Paese, e che non si sono ancora visti accreditare le somme della cassa in deroga.stazione 2-3

“Sono 90 giorni che aspettiamo il Fis ma intanto abbiamo ripreso a lavorare, seppur non a pieno regime perché i treni sono ancora pochi - racconta Gabrile Del Cuore, un dipendente dell'azienda appaltatrice Clean Service - Siamo a ore zero perché durante la pandemia Trenitalia ha bloccato i servizi di ristorazione, mantenendo solo alcune corse. I servizi sono stati via via reintegrati ma i treni non sono sufficienti per coprire il fabbisogno di 70 operatori: 50 a Bari, 10 a Lecce e altri 10 a Taranto”.

“Siamo stanchi, non possiamo contare su altre entrate e non sappiamo da dove prendere i soldi che ci servono quotidianamente per vivere e mantenere anche le nostre famiglie – denuncia Del Cuore -. Non riusciamo nemmeno a provvedere al pranzo, visto che siamo costretti a passare molto tempo fuori casa. Chiediamo quindi una risposta all'Inps perché non ce la facciamo più: ogni giorno tirare avanti è un'impresa impossibile. L'Inps risponde che le pratiche sono in lavorazione e non sappiamo altro”.

La situazione non è migliore per gli addetti alle pulizie a bordo treno per conto di Dussmann Service: “Aspettiamo la cassa in deroga per covid da marzo, non è arrivato niente – conferma un lavoratore, Giacomo Clemente -. Abbiamo tutti famiglia, tiriamo avanti alla giornata e siamo veramente in difficoltà. Abbiamo esigenze, spese da sostenere e dobbiamo anche sperare di non ammalarci e che non ci succeda niente. Non abbiamo mai vissuto un periodo così”.

“La cassa in deroga è a zero ore – spiega lui – ma ci sono altri colleghi che lavorano per qualche ora. Si contano una ventina di operatori in Puglia più i ragazzi a tempo determinato, cui hanno stoppato il contratto. Siamo impiegati su tutti i treni, compresi il Freccia Argento ed il Freccia rossa ma, come gli altri, ci siamo fermati per la pandemia e dovremmo riprendere servizio il 14 giugno. Di sicuro, però, non ce la facciamo più”.

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