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Martedì, 27 Febbraio 2024
Ma dicono no a strumentalizzazioni politiche

Anno giudiziario, sindacati di categoria non parteciperanno all’inaugurazione

La scelta di Cgil, Cis e Uil di non presentarsi in Corte d’Appello per la cerimonia: “Assenti per protesta”. Diversi i fronti aperti: accentramento, precarietà, vertenze e gestione del personale

LECCE – Non prenderanno parte all’inaugurazione dell’anno giudiziario, che si terrà domani nella sede della Corte di Appello di Lecce, le segreterie territoriali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa di Lecce, Brindisi e Taranto: in una nota i sindacati annunciano la propria scelta di “rottura” e la motivano come una forma di protesta per sottolineare le condizioni di lavoro del personale del settore giustizia.

Un personale, stando a quanto sottolineano i segretari delle sigle, Giovanni Cagnazzo, Gianni Farchi e Cosimo Rizzo, che sarebbe “costantemente in emergenza e in affanno”, “mal retribuito”, “mal gestito”, “poco valorizzato” e spesso e volentieri “vessato e mortificato”.

“Sono donne e uomini – evidenziano - che operano quotidianamente tra difficoltà di ogni genere. Sono le persone e le loro storie a contare, persone che in assenza di mezzi adeguati, di spazi a norma, di mancato rispetto delle norme e degli istituti contrattuali e con un organico assolutamente insufficiente ed anagraficamente condizionato dall'età, garantiscono un servizio costituzionalmente previsto”.

La mancata partecipazione, però, a loro dire, non andrebbe inquadrata nell’ottica di “strumentalizzazioni politiche” e di “chiusura al confronto”. La protesta, infatti, mira ad affermare il senso democratico di espressione, in un contesto che avrebbe spesso emarginato il ruolo del sindacato e il mandato stesso ad esso affidatogli dal personale della realtà lavorativa di riferimento.

“Un Paese – chiariscono - dove non si garantisce appieno la qualità del servizio, il rispetto degli accordi, condizioni di lavoro dignitose, ma soprattutto la dignità delle lavoratrici e lavoratori della ‘Giustizia’, non può essere definito un Paese democratico”.

I temi sul tavolo sono l’accentramento, la precarietà del lavoro e le conseguenti relazioni sindacali (con riferimento all’assenza di volontà da parte di chi amministra la giustizia di aprire un confronto), la carenza del personale e le vertenze aperte.

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