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Domenica, 22 Maggio 2022
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Anno giudiziario, Vetrone: “Nonostante la crisi, la giustizia locale ha retto”

Il numero uno della Corte d’Appello di Lecce in mattinata ha fatto il punto sull’attività colpita dall’emergenza in occasione dell’ultima cerimonia che presiederà

LECCE - Nonostante le difficoltà dovute all’emergenza pandemica, la giustizia a Lecce ha retto. E’ quanto emerge nella relazione presentata questa mattina dal presidente della Corte d’Appello di Lecce Lanfranco Vetrone, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, nell’aula magna del Palazzo di viale Michele De Pietro. E sarà l’ultima cerimonia presieduta dal magistrato che dopo quarant’anni di esperienza, tra qualche mese, andrà in pensione.

Durante l’intera emergenza, sono stati emessi provvedimenti tempestivi ed urgenti, e si è cercato di gestire le risorse, per garantire al meglio possibile la sicurezza degli ambienti e delle persone, e per Vetrone è stato dunque prioritario l’acquisito per tutto il per­sonale di vari presidi sanitari, quali mascherine protettive delle vie respiratorie, gel igienizzanti, guanti, paratie in plexiglass per le posizioni di front-office e si sta valutando anche la dotazione di ulteriori paratie da collocare fra una scrivania e un’altra all’interno delle stanze con più postazioni di lavoro, a presidio di una maggiore tutela per i lavoratori.

Altrettanto necessario è stato anche l’acquisto, in questi mesi, di webcam, cuffie e altri dispositivi tecnologici per far fronte a una situazione che ha imposto importanti cambiamenti nelle modalità di svolgi­mento delle udienze, delle (video) conferenze e delle contrattazioni, tenute da remoto.

Insomma il numero uno della Corte d’Appello ha presentato la fotografia della giustizia locale dal 1° luglio 2020 al 30 giugno del 2021, precisando come anche quest’anno l’emergenza dovuta all’epidemia abbia inciso sull’attività giurisdizionale, ma in misura inferiore rispetto ai dodici mesi precedenti (nel quale si è regi­strato il lockdown generalizzato adottato dal governo nazionale): “Soddisfacente è stata la risposta giudiziaria degli uffici, che nel settore civile, in genere registrato un si­gnificativo incremento d’efficienza rispetto al corrispondente periodo prece­dente, stato fortemente caratterizzato dal periodo di quarantena generalizzata, con sospensione delle attività di udienza (9 marzo - 11 maggio 2020), per la nota emergenza sanitaria e i conseguenti provvedimenti normativi”.

La cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario 2022

Ma il numero uno della Corte d’Appello non è riuscito nel suo ultimo discorso a nascondere rimpianti: “Detta iattura epidemica mi ha anche purtroppo impedito, e lo dico con di­spiacere, di portare a completa realizzazione tante delle buone numerose pra­tiche intraprese, sulla scorta dell’insegnamento delle precedenti esperienze direttive, nonostante abbia speso il mio operato con il massimo grado di pas­sione e dedizione.

Mi riferisco a progetti, tutti volti al miglioramento in loco dell’efficienza del servizio giustizia per vantaggio dell’utenza, all’aumento del benessere la­vorativo di magistrati e personale amministrativo, alla volontà di trovare ri­medio alla penuria di uffici ed aule d’udienza, promuovendo l’edilizia giudiziaria ed il comfort di quella esistente.

Siffatti intenti hanno dovuto patire le conseguenze delle totali o parziali inattività che hanno per lungo tempo caratterizzato il paese: si pensi al bocco (lockdown) generalizzato che è durato mesi, agli impedimenti posti alla stessa vicinanza e circolazione delle persone, al conseguente fermo della produttività delle aziende, al ‘lavoro agile’, che ha depotenziato e rallentato, se non fer­mato, la risposta sia di altri uffici pubblici che delle aziende private fornitrici”, ha spiegato.

Ma nonostante tutto, lo stesso ha riconosciuto che, approfittando anche dei primi cenni di diminuzione della morsa pandemica, alcuni obiettivi, quanto meno parziali, siano stati raggiunti, e tra questi ci sono sicuramente le pratiche finalizzate alla realizzazione della cittadella della giustizia su terreni confiscati alle mafie, a Lecce e a Taranto, di cui ha riferito nel suo discorso anche il procuratore generale Antonio Maruccia.

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