Fase due bis, luci e ombre della movida che riparte a passo lento

Tra sacrifici, preparativi e attese un giro in città fra chi ha riaperto nella serata del 18 maggio e chi sta ancora ultimando l'attivazione delle linee guida. Alcuni locali riprenderanno soltanto fra una decina di giorni

LECCE - Serrande abbassate, mezze alzate e aperte di locali, pub e ristoranti: a sole 24 ore dal nuovo Dpcm che sancisce la riapertura di tutti i servizi riguardanti la somministrazione di pasti e bevande, la Fase due bis della Città Barocca conosce tre dimensioni della ripartenza nazionale. Tra chi è pronto ad accogliere i primi clienti già nella serata del 18 maggio e chi è alle prese con la sanificazione del locale e l’attivazione delle procedure per rispettare le linee guide, le arterie del centro storico si riempiono di giovani e meno giovani che chiacchierano davanti a uno spritz, pedalano e scherzano, con ormai il tempo del coronavirus lasciato alle spalle.

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Incontriamo il presidente di Confcommercio Lecce per i locali serali, Danilo Stendardo, portavoce dei gestori dei pub leccesi, alle prese con lavori di manutenzione del proprio locale: “È evidente che non ripartiamo, il decreto è uscito ieri sera e in sole 24 ore  tantissimi locali non riescono a mettersi in regola con le disposizioni. Sicuramente in tanti apriremo la prossima settimana”. Come prescritto nel nuovo decreto, ai clienti devono essere fornite informazioni sulle misure di prevenzione da adottare, devono essere messi a loro disposizione prodotti igienizzanti, anche in più punti del locale, come ad esempio all’ingresso e vicino al bagno e, soprattutto, deve essere garantita la distanza minima tra un tavolo e l’altro di un metro.

Video | Le interviste fra gestori di pub e ristoranti

“Siamo tra i locali più fortunati perché abbiamo molti posti a sedere con occupazione di suolo pubblico e l’interno è grande, per questo non siamo riusciti ad aprire oggi, prosegue il presidente Stendardo. “Con il distanziamento sociale penso che potremmo comunque lavorare bene. Certo, non saranno i numeri degli altri anni, delle altre estati, per ovvi motivi. Ma stiamo cercando di dare un input in più alla gente che ha poca fiducia, curando molto le restrizioni: accortezza per evitare gli assembramenti e le file prima di entrare e all’interno stiamo mettendo dei divisori in plex per rispettare il distanziamento. Ci prendiamo almeno altri dieci giorni per riaprire e partire con la certezza di essere in regola”.

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Il decreto prevede anche che i ristoratori possono rilevare la temperatura dei clienti e impedire l’accesso se è superiore a 37.5 gradi ed è quello che si vede all’interno del ristorante giapponese Fugu, aperto alla clientela già nella serata del 18 maggio: “Abbiamo iniziato con un bel numero di coperti, il locale ne prevede 50 ma abbiamo deciso di iniziare con 30 persone. E a tutte misuriamo la febbre all’ingresso” ci dice il personale cordiale e preparato del ristorante, che illustra anche nuove modalità che hanno adottato per consultare il menù. “Al tavolo il cliente troverà un foglio con il codice da scannerizzare: il menù potrà leggerlo in formato pdf sul proprio cellulare. Poi consegniamo anche un autocertificazione da compilare con le generalità degli occupanti il tavolo e un numero di telefono”. La penna utilizzata per scrivere viene poi sanificata e il foglio consegnato nelle mani con i guanti del personale. Inoltre, il pos è coperto anche con della pellicola.

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Piazzetta Castromediano è affollata dai clienti che occupano i tavolini del wine bar “Il Messapia”: “Siamo riusciti ad aprire con grandi sacrifici anche se le direttive del decreto, in alcuni punti, sono poco comprensibili. Ma abbiamo bisogno di recuperare il tempo perso e speriamo bene”, dice uno dei gestori del locale che ha provveduto alla sanificazione del locale e al distanziamento tra i tavoli. “Penso che sarà difficile recuperare questa stagione, tanti stranieri e italiani hanno annullato le prenotazioni che avevano fatto prima del Covid-19. Avremo poco turismo quest’anno” e poi, con tutte le premure, lancia un appello ai leccesi e ai pugliesi: “Venite, uscite. Fate girare il turismo nelle nostre città”.

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Ma oltre a cenare fuori, per la prima volta dopo quasi due mesi, c’è chi ha preferito dirigersi nei locali aperti, pochi, come il Saloon Keeper per gustare i cocktail: “La verità, la partenza è andata bene” dice Cristian Pellegrino. “La gente in giro si vede, ha voglia di evadere, di lasciarsi il brutto periodo alle spalle. Poi fa caldo, è maggio, e anche se siamo a lunedì si è creato un bel movimento” prosegue, mentre in sottofondo si sente la musica del proprio locale e le risate di chi ha ritrovato gli amici e la spensieratezza di sempre.

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