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L'appello disperato degli operatori dello spettacolo esclusi dal Fus

Anche a Lecce, in piazza Sant’Oronzo, flash-mob per sensibilizzare le istituzioni. Ad un anno dalla “chiusura” si chiedono decisioni più incisive per il settore alla Regione e al ministro Franceschini

LECCE – La lunga agonia che attanaglia, ormai da un anno, i professionisti delle arti, della danza e della cultura, purtroppo continua. E la morsa virulenta del Covid non concede tregua per garantire la riapertura di cinema, teatri, avamposti culturali, sale di danza e ballo, e aree per gli spettacoli, con lavoratori e lavoratrici del settore sempre più in profonda crisi e nel disorientamento più totale. Soprattutto per coloro che non rispondono a forme strutturate di inquadramento lavorativo e collegate a realtà stabili, dunque riconosciute ai fini dei contributi del Fondo unico dello spettacolo.

Nella giornata internazionale del teatro, ad un anno dalla serrata obbligata, dopo tanti mesi senza lavoro e con la dignità calpestata, tranne che per le strutture messe a sistema, la base degli operatori  e dei lavoratori dello spettacolo è tornata a chiedere, con fermezza, un riscontro delle istituzioni, regionali e nazionali, per un confronto reale,per  la creazione di tavoli operativi di confronto, per un piano straordinario progettuale per l’imminente stagione estiva. Per tornare, insomma, a sperare. Per riformare un settore che “sta letteralmente morendo”, lamentano gli operatori in piazza, in quanto recluso dalle ristrizioni legate alla pandemia e da una buroscrazia che ha portato in dote negli ultimi tre mesi solo appena 300 euro dei ristori annunciati. E  perché “lo spettacolo non può fermarsi ancora”.  

Anche in quel di Lecce, nel pomeriggio, si è svolta una manifestazione statica in linea con la mobilitazione nazionale promossa dai professionisti della cultura e dello spettacolo in “emergenza continua”. Più di venti le piazze italiane presidiate da attori e giovani operatori per ribadire dalla base i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto cultura e spettacolo a fronte della paventata “riapertura” delle sale e delle attività che ovviamente, ancora una volta, è slittata.  

Sulle note del “Silenzio”, intonate e riecheggiate in piazza Sant'Oronzo a pochi metri di distanza dal simbolico proscenio dell’Anfiteatro romano leccese, l’inziativa è stata promossa da Arcipelago Spettacolo dal vivo Puglia, coordinamento Arti di strada Puglia, e comitato formazione Danza Lecce.

Le accuse degli operatori

“Ancora una volta abbiamo assistito, come a giugno 2020, all’ottusità delle istituzioni che ci governano, le quali, pur di segnare un cambio di passo rispetto al Governo precedente, annunciavano con grandi proclami una ripartenza di fatto impossibile. Abbiamo bisogno di serietà, non di propaganda” lamentano compostamente e all’unisono gli operatori, artisti, danzatori e attori, “abbiamo bisogno che chi ha nelle mani il presente e il futuro di migliaia di lavoratori e lavoratrici conosca il Paese reale con le sue esigenze, le sue richieste e le sue proposte”.

“Tante lavoratrici e tanti lavoratori stanno sopravvivendo a stento con l'elemosina delle misure tampone, completamente insufficienti, adottate dal Governo. Mentre molti altri rimangono a mani vuote perché ancora incagliati nelle maglie della burocrazia, in ragione dell'atipicità delle posizioni previdenziali, dei rapporti lavorativi e delle innumerevoli declinazioni dell'intermittenza tra lavoratori subordinati e autonomi, che costituiscono la normalità in questo settore”

Sit in in piazza Sant'Oronzo

Il fallimento dei bonus

È evidente che la strada dei bonus una tantum non è quella giusta secondo gli operatori dello spettacolo radunati in piazza Sant’Oronzo che invocano riforme, dignità e garanzie per le proprie attività perchè “di lavoro si tratta e non di un hobby”.

Servono dunque misure strutturali e universali di sostegno al reddito: “ll nuovo governo non prende in considerazione le istanze e le continue richieste di tavoli interministeriali, ne è dimostrazione l'ennesimo bando per fondi alla cultura voluto dal ministro Franceschini, che continua a non comprendere la strutturazione della filiera intera dello spettacolo, escludendo di fatto i fornitori dai ristori, già insufficienti” lamentano gli operatori e lavoratori culturali e dello spettacolo. Senza contare che per moltri degli artisti di strada, ad esempio, non può essere elargito nemmeno il ristoro “una tantum”.       

Qui il video del flash mob

Le richieste alla Regione

Una serie di richieste, già mutuate da Arcipelago Spettacolo dal vivo Puglia nel dicembre scorso, è stata rinnovata all’indirizzo della Regione Puglia. Tra queste la misura di un bonus emergenziale regionale sul modello virtuoso che altre regioni hanno già da tempo determinato. “Siamo assolutamente critici verso la misura Restart 2021 essendo pensata per partite iva, lavoratori autonomi e occasionali e che quindi non soddisfa la gran parte delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto. La misura Restart 2021 copre solo una fetta di 2mila lavoratori a fronte di una platea di 11mila lavoratrici e lavoratori pugliesi del comparto spettacolo” lamentano i lavoratori dello spettacolo.   

Tra le ulteriori richieste la valutazione di un reddito di continuità, una misura di sostegno finanziario, di cura appunto della atipica condizione lavorativa, per natura discontinua, dei lavoratori dello spettacolo e la creazione di un Osservatorio regionale per lo spettacolo “trasparente e partecipato”, che ripensi i meccanismi distributivi e di circuitazione degli spettacoli, a partire dal calendario unico regionale.

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