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Virus a ritmo battente, i medici: “La Puglia diventi zona rossa”

L'appello a Lopalco di Filippo Anelli, presidente dell’Ordine di Bari e della Fnomceo nazionale. In una settimana quasi 3mila ricoverati in più: "Si rischia il collasso". Intanto, l'Asl di Lecce proroga a 36 mesi i contratti a termine

LECCE – La Puglia verso la zona rossa per contrastare la pandemia di Covid-19? Un pensiero che dalla provincia di Foggia fino a quella di Lecce, in questi giorni, covano in tanti, ma che ora diventa un vero e proprio appello. E a lanciarlo, non è la voce di uno qualunque, ma di Filippo Anelli, presidente dell’Ordine dei medici di Bari e, dal 2018, anche della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

“Il virus continua a diffondersi a una velocità preoccupante in Puglia”, esordisce Anelli, in un intervento riportato sul portale della Fnomceo, rivolgendosi all’assessore regionale Pier Luigi Lopalco affinché “chieda subito al governo di rendere la Puglia regione rossa”. Questo, dopo un’analisi dei dati epidemiologici in Puglia: nonostante le misure restrittive in atto previste per le zone arancioni, il trend non sembra arrestarsi.

La Fnomceo cita, a tale proposito di dati dal 9 novembre a ieri, domenica 15. Rilevano come, nell’ultima settimana, si siano verificati 8.737 nuovi casi, con un incremento giornaliero medio di 1.248, contro i 7.075 nuovi casi e una media giornaliera di 1.011 della settimana precedente.

Sempre tenendo conto dei numeri fino a ieri (quindi, escludendo quelli di oggi), il totale dei ricoverati è passato da 5.284 della settimana precedente a 8.120 (+ 2.836), mentre i pazienti in terapia intensiva da 754 a 1.053 (+299). Una crescita si è avuta anche tra i pazienti in isolamento domiciliare: da 93.346 a 140.093 (+46.747). “Le restrizioni adottate non riescono ad arginare la diffusione del virus. Con questi ritmi di crescita – conclude Anelli - rischiamo il collasso del sistema”.

Intanto, l’Asl di Lecce ha comunicato in serata di aver prorogato a 36 mesi i contratti a tempo determinato, dopo una nota del Dipartimento della salute, del benessere sociale e dello sport per tutti del 13 novembre scorso, in cui è stata ribadita la necessità di incrementare in modo adeguato il personale sanitario in servizio, per garantire i servizi aggiuntivi che il sistema sanitario regionale deve assicurare in emergenza Covid e “in cui si palesa la possibilità di ricorrere a contratti a tempo determinato di durata pari o superiore a 24 mesi che consentano di reclutare quel personale che fino ad oggi non ha mostrato interesse per le selezioni per periodi temporali di breve durata”, spiega una nota. Per questo, l’Asl di Lecce ha deciso di portare a 36 mesi i contratti di tutto il personale a tempo determinato.

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