Covid-19. L’appello del 118: “Troppo alto il rischio contagio. Intervenga la Regione”

Il presidente Damiano Donno dell’associazione Meridionale soccorso esprime il disappunto per la mancanza di dispositivi di protezione individuale. “Se veniamo contagiati, saremo tutti costretti alla quarantena”

LECCE- Ha smontato dal turno notturno alle sette di questa mattina, ma non tornerà a casa dalla famiglia perché continuerà a lavorare. Nella sede di via San Cesario dell’associazione “Soccorso meridionale” che, convenzionata, opera in prima linea per il servizio di emergenza di base per il 118 dal 2009, sono state tolte le sedie e le poltrone per fare spazio a sei letti. Al presidente Damiano Donno non interessa riposare: è preoccupato per i suoi collaboratori e volontari che ricevono col contagocce le mascherine e i kit di protezione obbligatori per legge al tempo del coronavirus.

pres donno 118-3

“Se viene contagiato uno di noi, saremo costretti tutti alla quarantena - spiega con voce stanca di chi non trascorre una notte tranquilla da settimane - Siamo una cinquantina di volontari tutti qualificati con i corsi di primo soccorso e abbiamo paura”.

Da vent’anni l’associazione “Soccorso meridionale”, oltre ai servizi di assistenza a domicilio, si occupa di assistenza ad anziani, consegna farmaci a domicilio, prescrizione di farmaci, prelievi, consegna e ritiro di referti medici, rilevamento di parametri vitali, servizio spesa a domicilio e tutto ciò che concerne una completa e competente assistenza a domicilio. “Ma se mancano le mascherine, gli occhialini e tutto il kit, noi restiamo con le autoambulanze ferme, perché il direttore della Centrale operativa è responsabile e si muove in totale sicurezza e se non siamo muniti i dispositivi di protezione individuale, restiamo fermi”.

Video | Lo sfogo amaro del presidente

Il presidente Donno allora lancia un appello alla Regione Puglia, perché “è inutile preparare i posti letto per eventuali contagiati se non possono trasportarli le autoambulanze. Tutti abbiamo famiglia e potremmo trasmettere involontariamente il virus anche ai nostri cari”.

preprazione 118-3Tutti gli operatori sono chiamati ad affrontare situazioni di emergenza per soccorrere e salvare vite umane, ma sono costretti a convivere con ansie e paure a causa del pericolo di infezione. “Se fossimo dotati di protezioni idonee per fronteggiare l’emergenza covid-19, se avessimo i DPI a norma, come cita la legge, nessuno rischierebbe di infettarsi", incalza Donno, che ieri notte è intervenuto con l’autoambulanza un paio di volte.

“Abbiamo un'automedica a Gagliano del Capo, tre ambulanze con riserva covid-19 e una per il trasporto neonatale", ha aggiunto, confidando nel fatto chee la situazione in Puglia e nel Salento non vada oltre i casi di contagi aggiornati a oggi: “Immaginiamo che fosse il contrario, immaginiamo di vivere la situazione di Bergamo: come potremmo soccombere all’emergenza senza i dispositivi di sicurezza? Come potremmo tutelarci se anche il magazzino è vuoto e i cittadini vengono a chiedere anche a noi se abbiamo delle mascherine?”.

Il presidente e i suoi volontari quotidianamente ricevono richieste in postazione di mascherine dalle persone anziane che devono andare a fare la spesa o dal cittadino che deve uscire per necessità. “Non possiamo aiutarli perché, proprio noi, non ne abbiamo. Ringrazio chi a oggi ci sta fornendo le mascherine artigianali, da Creazioni Spose di Anna Russo alle sarte di Lequile. È vero, non sono efficaci come quelle che dovrebbe fornire l’Asl, ma almeno sono meglio delle sciarpe o dei fazzoletti che usano alcuni”.

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“Questa è la base della mia protesta: dovremmo aiutare e non ci danno i mezzi, dovremmo intervenire in situazioni di emergenza e non ci forniscono dei dispositivi per tutelarci”. Poi il presidente fa un'amara riflessione: “Perché a Bergamo non hanno lo stesso problema? Tutti dispongono dei dispositivi, dal personale sanitario alle forze dell’ordine. E noi? Probabilmente manca la percezione della realtà. È una pandemia e nessuno, qui, ha compreso la gravità del problema. E nessuno è davvero pronto ad affrontare l’emergenza”.

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