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Lunedì, 15 Agosto 2022
Annunciato ricorso al Tar

Piano delle coste, approvazione definitiva in consiglio: 17 voti contro 8

Chiuso anche l'ultimo atto del lungo iter. Maggioranza compatta al traguardo di un obiettivo di mandato. Le perplessità della minoranza si sostanziano in un voto contrario

LECCE – Il consiglio comunale ha proceduto all’approvazione definitiva del Piano comunale delle coste (il Pcc) dopo la validazione da parte della Regione successiva al primo via libera ottenuto dall’amministrazione in aula. I voti favorevoli sono stati 17, i contrari 8.

Lecce è così il primo capoluogo e tra i pochissimi comuni pugliesi a dotarsi dello strumento di pianificazione e controllo della costa che la normativa impone, nell'indifferenza quasi generale, già da molti anni. Rispetto a quanto accaduto finora, il Pcc prefigura un utilizzo diversificato della costa: non solo quello tradizionale, cioè balneare tipico della stagione estiva, ma anche di impronta sportiva e naturalistica, in direzione di una fruizione sostenibile del litorale ed estesa a tutto l’anno.

La pianificazione costiera, che rappresenta uno degli obiettivi di mandato annunciati in campagna elettorale dal sindaco Carlo Salvemini, ha rappresentato uno dei due fronti di polemica, anche veemente, da parte dei titolari di stabilimenti balneari: l’altro, quello sulla durata delle concessioni, è stato risolto dal Consiglio di Stato in favore del Comune che aveva ritenuto inapplicabile, perché contrario al diritto europeo, la proroga automatica al 2033 (entro il 2024 dunque le concessioni dovrebbero andare a gara, in tutta Italia).

Lo scenario scontato dei ricorsi

La via della giustizia amministrativa è sempre, legittimamente, a portata di mano e, infatti, lo scenario del ricorso al Tar Puglia (sede di Lecce) è dato praticamente per scontato anche dopo l’odierna approvazione, dal momento che gli operatori contestano l’attendibilità e l’attualità degli studi posti alla base del piano delle coste. Per l'amministrazione, invece, si tratta solo di una motivazione dilatoria, finalizzata a rinviare il più possibile l'adozione definitiva del provvedimento.

A rendere ancora più surriscaldata l'atmosfera, un messaggio di chat con il quale mei giorni scorsi il presidente della Federazione Imprese Demaniali, Mauro Della Valle, ha non solo preannunciato l'impugnazione del Pcc al Tar ma ha anche “messo in guardia” alcuni consiglieri rispetto al rischio di conseguenze sul piano della responsabilità personale per un eventuale voto favorevole. Questa iniziativa ad alcuni è parsa come un tentativo di condizionamento della libera attività dei rappresentanti istituzionali, come un probabile superamento della legittima attività lobbistica e il gruppo Civica, per esempio, non ha escluso di approfondire le valutazioni del caso.

Anche in quest'ultimo passaggio istituzionale, come durante tutto l'iter di questa lunga vicenda, è emersa la profonda diversità di vedute tra gli schieramenti che l'assessora Rita Miglietta ha sintetizzato così: “Il piano delle coste non è un piano per gli operatori balneari, è un piano nell’interesse della città, quindi anche di chi ci chiede di agevolare la fruizione della spiaggia libera”. Il consigliere di opposizione Severo Martini, che nelle vesti di assessore si era occupato delle fasi preliminari della pianificazione costiera durante la seconda giunta Perrone, pur dicendo di condividere l'impianto generale del provvedimento, ha motivato il proprio voto contrario con la contestazione dell'eccessiva datazione della “fotografia” dell'erosione costiera, fatto che penalizzerebbe eccessivamente le possibilità di concessione.

Gli interventi, da entrambi i lati dall'aula consiliare, hanno ripercorso quanto già dichiarato in numerose e precedenti occasioni: la minoranza, anche se con diverse intensità, si è mostrata convinta del fatto che il provvedimento apporterà più danni che benefici, mentre la maggioranza ha sottolineato da una parte la coerenza della pianificazione con gli obiettivi di una visione innovativa e sostenibile della costa, dall'altra la possibilità dei continui aggiornamenti grazie al monitoraggio periodico dell'erosione.

Il primo cittadino, a margine dell'assise, ha così commentato l'approvazione: “Con il Piano delle Coste lavoriamo per la sostenibilità della costa, per la ricostruzione del paesaggio retrodunale, per garantire il diritto di accesso alle spiagge e i servizi per i cittadini, lavoriamo per il futuro delle marine e della città. Lecce è il primo capoluogo pugliese ad approvare il Piano delle Coste, uno strumento che attendiamo dal 2006, da quando la legge regionale voluta da Minervini e Barbanente ne prescrisse l’approvazione ai comuni costieri. La nostra amministrazione ce l’ha fatta, dopo 16 anni di attesa, perché siamo i primi ad aver creduto davvero a Lecce come città di mare”.

Cosa prevede il Piano delle coste?

Il Pcc è lo strumento di gestione e controllo del territorio costiero: al netto dell’area militare di Torre Veneri (3,4 chilometri) e del tratto colpito da una forte erosione costiera (circa 4,5 chilometri) sono circa 13 i chilometri di costa utile ai fini della pianificazione, suddivisi in cinque unità gestionali: tra Torre Rinalda e Torre Chianca; tra Torre Chianca e Frigole; tra Frigole e il molo sopraflutto del porto canale di San Cataldo; tra il molo sottoflutto e il faro; tra il faro e l’impianto idrovoro delle Cesine. L’erosione costiera è un fenomeno dinamico, in continua evoluzione e per questo ogni tratto omogeno di costa è stato associato a una classe di resilienza, alta, media, bassa.

Il piano si inserisce nel perimetro dell’omologo provvedimento regionale, prevedendo la seguente ripartizione tra spiagge libere e spiagge in concessione. Agli stabilimenti balneari è riservato il 22 percento della linea di costa utile: della parte restante, il 13 percento è destinato a spiaggia libera con servizi e l’87 percento a spiaggia libera.

Nello specifico sono 19 gli stabilimenti balneari previsti, 8 sono quelli in area erosa la cui concedibilità è legata agli esiti del monitoraggio triennale dell’erosione; 8 le spiagge libere con servizi di cui una concessione subordinata al monitoraggio; 1 spiaggia libera in deroga (con pedane per animali); 9 punti di ormeggio; 10 chioschi, 7 wc pubblici; 1 centro tartarughe; 4 strutture sportive; 2 strutture per giochi acquatici; 7 ambiti di divulgazione.

In attesa degli esiti del primo monitoraggio, e in accordo con la Regione, è stato deciso di sospendere la concessione di 12 spiagge libere con servizi che al momento restano spiagge libere e che costituiscono una “riserva” per gli stabilimenti che si trovano in tratti caratterizzati oramai da forte erosione.

“L'obiettivo del piano - ha spiegato l'assessora Miglietta - è cogliere le aspettative della cittadinanza, creare nuove opportunità per tutti e per questo saremo subito impegnati sui bandi per le nuove concessioni. Il primo atto che segna l'inizio dell'applicazione del Piano lo vedremo con la rimozione del rudere 'ex windsurf' a San Cataldo. Ringrazio tutta la squadra di lavoro, i consulenti, gli enti coinvolti, i colleghi assessori, i consiglieri e il sindaco, che ha sempre scelto il modo più inclusivo possibile per permettere a Lecce di avere il Piano delle coste”.

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