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La fazenda di lusso di Giannotta.

La fazenda di lusso di Giannotta.

Sfuggito al blitz e rintracciato dall’Interpol: Giannotta era in Brasile

Il 59enne di Presicce-Acquarica, residente in Olanda e ritenuto a capo del traffico internazionale di stupefacenti, è stato arrestato nei pressi di Recife

LECCE – Mentre dall’Italia gli inquirenti gli davano la caccia, lui si trovava in un villaggio di lusso che ha costruito con i soldi “riciclati” del traffico di cocaina. Gli agenti dell’Interpol e della polizia federale brasiliana hanno fermato Alduino Giannotta, sfuggito al blitz denominato “Skipper” della squadra mobile leccese e ritenuto a capo del narcotraffico gestito tra il Salento, l’Olanda e il Brasile. Ed è proprio in una fazenda di Carmagibe a nord est della costa barsiliana, nel distretto di Pernambuco e non lontano dalla località turistica di Recife, che il 59enne di Presicce-Acquarica è stato finalmente rintracciato alle 15 di ieri (le 19 nell’orario italiano).  

L’uomo, residente di fatto ad Amsterdam, non era reperibile al momento della notifica delle 26 ordinanze di custodia cautelare richieste dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino nelle ultime ore.  Nella giornata di ieri la polizia olandese aveva effettuato una perquisizione nell’appartamento del 59enne senza trovare nulla di significativo. Nella capitale olandese, negli anni scorsi, Giannotta aveva avviato un’attività di ristorazione e aperto un negozio di prodotti tipici italiani. Ma l’uomo negli ultimi tempi si era trasferito assieme alla moglie oltreoceano, dove ha avviato una impresa per la realizzazione di immobili di prestigio, presumibilmente utilizzando gli introiti dell’attività del traffico di sostanze stupefacenti che, dall’America Latina, transitavano dai porti olandesi per poi finire sulle piazze del Salento tramite i suoi “luogotenenti”. Solo tra il mese di maggio del 2021 e quello di novembre del 2018, Giannotta avrebbe trattato la compravendita di oltre 93 chili di cocaina, per una valore che si aggira attorno ai 2 milioni e 600mila euro.

La fazenda-rifugio di lusso di Giannotta, in un residence di quasi 16mila metri quadrati, era provvista di un sistema di videosorveglianza. Gli investigatori brasiliani hanno atteso pazientemente per giorni che il 59enne uscisse da casa per poter passare in azione. È stato infatti bloccato nel pomeriggio di martedì mentre si trovava a bordo della propria autovettura. Per scongiurare il pericolo di fuga, nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento d’urgenza dal Supremo tribunale federale brasiliano e poi eseguito dal Servizio Interpol brasiliano su stimolo dei colleghi della squadra mobile del capoluogo salentino, guidati dal vicequestore Alessandro Albini.

Non è stato possibile notificare la stessa misura alla moglie N.D., una 47enne brasiliana, nei confronti della quale è stato però emesso l’obbligo di firma. Nel corso dell’indagine durata due anni, tra gli altri beni, a Giannotta sono stati sequestrati una vettura, un terreno in località “Specolizzi” tra Lido Marini e Presicce, intestato formalmente al figlio, ma di cui di fatto risulta usufruttuario il 59enne e tre appartamenti a Torre Pali, del valore di 180mila euro, intestati a una srl ma riconducibili sempre all’indagato. Giannotta è considerato il promotore, organizzatore, dirigente e finanziatore dell’organizzazione, colui che si occupava degli approvvigionamenti di cocaina dall'Olanda, tenendo i contatti con i fornitori internazionali, finanziandoli, dirigendo i successivi trasporti e le consegne nel Tacco.

I riferimenti al suo interesse “imprenditoriale” e alla militanza nel traffico di droga risalgono già al novembre 2003 quando Filippo Cerfeda, capo storico della Sacra corona unita nel Salento e quell’anno divenuto collaboratore di giustizia, aveva dichiarato: “Giannotta Alduino faceva intermediazione di droga per molti italiani, provenienti da Milano, Brescia, Napoli; tra questi un latitante foggiano che ho visto di persona, alto, e giovane, un napoletano in sedia a rotelle; un latitante del bresciano che poi si costituì; Giannotta con un italiano d’Istria che lo riforniva di vini trafficava in droga ed armi, l’istriano mi vendette l’arma con cui è stato ammazzato Stampate Antonio "sinistro". Giannotta forniva direttamente la droga che si procurava in Brasile, quando non ne aveva di propria intermediava rifornendosi da coloro di cui ho già detto che da un colombiano si faceva chiamare Sandokan con tendenze pedofile, una donna colombiana di nome Patrizia che ho tutti conosciuti personalmente grazie ad Aldo che mi metteva in contatto diretto per evitare, per quanta mi diceva di applicarmi il punto…”.

Parte di alcune dichiarazioni di Cerfeda rilasciate nel tempo non furono ritenute credibili dalla magistratura olandese, soprattutto quelle relative a un duplice omicidio. Uno dei motivi per i quali nell’aprile del 2008 Giannotta fu assolto dalla Corte suprema di Arnehm: non fu ritenuto il mandante del duplice omicidio di due individui brasiliani, Roberto De Avila Garrido e José Paulo Davi, uccisi a Utrecht il 21 febbraio del 2002. In primo grado fu accusato e condannato di aver voluto impossessarsi di una ventina di chili di cocaina da cedere poi agli affiliati del clan Cerfeda. Ma in Appello, le prove furono insufficienti per inchiodare l’uomo di Presicce-Acquarica. Assolto dall’ergastolo, fu comunque condannato a sette anni di reclusione per traffico di cocaina dal Sud America. Furono infatti tenute in considerazione dai giudici le dichiarazioni di Cerfeda riguardanti la gestione del traffico di stupefacenti. Finito in manette nel febbraio del 2004, Giannotta è poi tornato libero nel mese di maggio del 2008 (parte della pena l’aveva già scontata). Nel 2007 la Procura della capitale olandese archiviò parte di un’inchiesta che ha visto il 59enne salentino accusato del duplice omicidio di due slavi, ammazzati nel 2002 in un locale di Amsterdam. In quell’occasione Cerfeda si attribuì la paternità dell’efferato episodio. L’attività investigativa però mise in luce come il pentito della Scu stesse nascondendo qualcuno.

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