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Covid, amministratori lamentano assenza fondi per Adi. Asl: “Gestione è degli ambiti di zona”

L’Azienda sanitaria locale leccese ha risposto alla nostra richiesta di chiarimento circa le lamentele espresse da alcuni amministratori comunali salentini

Foto di repertorio.

LECCE – Sulle difficile gestione economica dei pazienti non autosufficienti contagiati dal Covid la Asl può fare ben poco: non è sua la competenza. Lo ha precisato la stessa Azienda sanitaria locale di Lecce, da noi interpellata in merito all’articolo pubblicato nei giorni scorsi.  Alcuni amministratori comunali avevano infatti lamentato la complessità finanziaria nell’offrire il servizio di Adi, l’assistenza domiciliare integrata, garantita ai cittadini affetti da patologie bisognosi di particolari cure. La prestazione prevede la presenza, oltre che del medico, dell’infermiere di un operatore socio-sanitario. Quest'ultimo, come per l'assistente sociale, è a carico delle amministrazioni comunali. Avevamo cercato dapprima risposte nell'assesora regionale al Welfare, Rosa Barone. Poi negli uffici di via Miglietta.

Ma la Asl mette a disposizione il medico e l’infermiere per il controllo clinico del paziente, attraverso i distretti locali. A carico dell’Azienda sanitaria anche gli operatori socio-sanitari solo nei casi di particolare gravità sanitaria del paziente. Non sociale, spiegano da Via Miglietta. I Comuni (tramite gli ambiti di zona) sono invece chiamati a reclutare oss e assistenti sociali, attraverso la cosiddetta Pua, porta unica di accesso. Non c'entra dunque l'eventuale passaggio di soldi da Asl agli Ambiti di zona per la gestione delle cooperative.  “Pertanto il nostro servizio non è mai stato interrotto”, fanno presente dalla Asl.

“Nella prima invernata, in clima di paura generale, il paziente positivo chiuso in casa da disposizioni legislative e si è percepito come “appestato”. Col servizio Adi abbiamo cercato di garantire la prestazione di competenza, quindi quella di natura sanitaria. Quella di tipo sociale non rientra nei nostri compiti. Alcuni pazienti non autosufficienti, pur avendo diritto all’assistenza da parte delle cooperative, hanno persino rifiutato l’assistenza  domiciliare temporaneamente. Nel timore di essere contagiati, hanno preferito chiedere aiuto ai famigliari. Così come accaduto per alcuni oss: con la stessa motivazione, quella della paura di contagi, hanno preferito non recarsi nelle case degli assistiti”.

“D conseguennza anche i dispositivi di protezione individuale, nel caso di assistenza da parte dei dipendenti cooperative, non sono a carico della Asl”, proseguono i portavoce dell’Azienda sanitaria. Spetterà alle cooperative in convenzione con gli Ambiti di zona acquistare il materiale per gli oss e per i propri assistenti sociali. Non si tratta di decurtazione di fondi su dispositivi, né sulle figure di oss. Semplicemente non sono a nostro carico”, sottolineano dalla Asl.

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