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Gli uffici dell'Inps.

Gli uffici dell'Inps.

Pensione minima più bassa di un assegno sociale: la battaglia parte da un salentino

La vicenda giudiziaria, cominciata nel 2017, riguarda un 80enne di Melendugno: ha denunciato il gap tutto italiano tra la maggiorazione prevista per pensione percepita da chi ha lavorato per anni e quella sul contributo riservato ai beneficiari di assegno sociale

LECCE – Parte dal Salento la battaglia giudiziaria di un anziano per ottenere giustizia. L'assegno sociale maggiorato supera, troppo spesso, la pensione minima: una stortura mai corretta per chi ha versato contributi previdenziali per anni, ma si ritrova a percepire gli stessi soldi di chi è titolare di un assegno sociale (sacrosanta misura assistenziale, ndr). Ciò accade perchè non è stato ancora previsto un adeguamento della maggiorazione della pensione minima, cosa che è invece avvenuta per gli assegni sociali. Protagonista di questa denuncia e della vicenda è un 80enne, che vive da solo a Melendugno. Nel 2017 ha inoltrato la domanda agli uffici Inps per ottenere la maggiorazione della propria pensione di vecchiaia.

Dopo aver lavorato per 25 anni, infatti, il suo sostentamento mensile era tre anni addietro pari ad appena 631 euro (“aggiornato”, oggi è di circa 650). L’oggetto del suo malcontento (e di centinaia di migliaia di altri italiani) è il seguente: un cittadino che non ha mai versato un contributo nella propria vita, percepisce un assegno sociale di circa 643 euro (450 di base più circa  190 euro di maggiorazione sulla scorta di alcuni criteri reddituali). Questo accade perché l’assegno sociale è sì inferiore di una cinquantina di euro rispetto alla pensione minima. Tuttavia, sebbene sia più basso, la legge prevede un incremento della sua maggiorazione sociale molto più alto rispetto a quello concesso per i beneficiari di una ordinaria pensione minima.

Le più recenti modifiche sul tema, in Italia, hanno dunque riconosciuto una maggiore tutela per coloro che percepiscono l’assegno sociale. Ma restano altresì penalizzati i lavoratori che hanno prestato servizio per anni. Insomma, il primo istitituto ha subito nel tempo degli adeguamenti normativi, il secondo non più. La materia giuridica non è masi stata aggiornata. Tornando alla vicenda dell’anziano melendugnese, l’Inps ha provveduto a riliquidare la sua pensione: ha di fatto respinto la richiesta dell’80enne, senza riconoscere nessun altro apporto alla somma percepita mensilmente. L’anziano ha presentato un ricorso amministrativo (all’interno dello stesso istituto Inps), contestando la decisione. Ma decorsi i 90 giorni, nessun pronunciamento è giunto dal comitato. Così alla fine del 2018, ha deciso di intraprenere la via giudiziaria presso il Tribunale ordinario, sezione Lavoro, difeso dall’avvocato del Foro di Lecce, Francesco Pizzuto. 

Assieme al suo legale ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, chiedendo al tribunale leccese di rimettere gli atti appunto alla Corte Costituzionale. Ora è in attesa degli sviluppi e della prossima udienza. Eventuali esiti positivi potrebbero finalmente spianare la strada, una volta per tutte, all’aumento della pensione minima: una conquista che sarebbe senza dubbio più “estesa” rispetto a quella ottenuta nell’estate scorsa in tema di aumento dell’assegno di invalidità.

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