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Bloccato il Pma di Nardò: “Ci tolgono la speranza di avere un figlio”. Le coppie diffidano Asl

L’avvocato Stefano Martina, membro dell’Osservatorio giuridico della Siru, ha diffidato Asl e Regione per conto di chi vede ferme le procedure di procreazione assistita. La testimonianza e il sogno di una paziente

NARDO’- “Noi chiediamo che venga garantita la continuità del trattamento medico, che ha rilevanti costi e tanti sacrifici per le coppie. Coppie che hanno dovuto interrompere le loro terapie all’improvviso, che, oltre a comportare gravi spese, comportano anche gravi danni psicologici e morali”: l’avvocato Stefano Martina di Nardò, membro dell’Osservatorio giuridico della Società italiana della riproduzione umana, Siru, si fa portavoce delle cento coppie, pugliesi e non, che hanno deciso di diffidare l’Asl Lecce e la Regione Puglia per aver interrotto e messo in pericolo la loro speranza di avere un figlio, dopo aver iniziato, in alcuni casi, sei anni fa le procedure per la procreazione medicalmente assistita presso il centro Pma di Nardò, di stanza nell’ex ospedale San Giuseppe- Sambiasi.

Le risposte dell’Asl Lecce

“Nel mese di giugno la direzione sanitaria ha sospeso le attività relative al primo e secondo livello, per loro il centro andava chiuso poiché era stato aperto il Pma presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce”, dice l’avvocato Stefano Martina di Nardò, contattato dalla redazione di LeccePrima dopo aver ricevuto la richiesta di aiuto di una donna di 35 anni che, col cuore in mano, vorrebbe realizzare il sogno di diventare mamma.

“Ma, sempre secondo dichiarazione di giugno dell’Asl, non esiste alcun centro Pma di Lecce”, continua l’avvocato neretino, spiegando che non sono mai iniziati i lavori di trasferimento delle banche dati e dei macchinari delicati e che, anzi, il centro Pma ha ultimato, nei mesi estivi, lavori di ammodernamento delle sale operatorie.

“In questo momento, sul Pma di Nardò c’è tutto l'ambiente lavorativo: medici, anestesisti, biologi, oss, infermieri. Addirittura, è stato assegnato un nuovo anestesista, quindi anche incremento di unità lavorativa. Ma nessuno lavora”. E i silenzi dei medici che hanno preso in cura le coppie trafiggono ogni giorno la speranza e il diritto di diventare genitori da quando il centro Pma, causa pandemia da Covid-19 ha dovuto chiudere, e non è mai stato più riaperto come tutti gli altri centri di Procreazione medicalmente assistita sul territorio nazionale. E nessuno riesce a dare spiegazioni alle donne sul perché hanno dovuto interrompere il loro trattamento medico.

Il centro Pma di Nardò, fiore all’occhiello 

Il centro Procreazione medicalmente assistita Pma di Nardò è fiore all’occhiello del Salento e della Puglia, insieme al centro di Conversano (Bari), che ha in cura pazienti provenienti anche da fuori regione. “Le coppie hanno provato a rivolgersi altrove, ma i tempi di attesa sono di sette/otto mesi e una donna di 45 anni, poi, non può più accedere alla procedura. Ovviamente così facendo si incrementa il turismo all’estero dove le procedure sono più snelle e superano questi limiti” conclude l’avvocato neretino, Stefano Martina, informando che una coppia ha avanzato richiesta di risarcimento danni all’Asl Lecce.

Sterilità: la testimonianza e il sogno di una paziente

Secondo i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità, l’infertilità riguarda in Italia circa il 15 per cento delle coppie mentre, nel mondo, circa il 10/12 per cento. Questa patologia può riguardare l’uomo, la donna o entrambi (infertilità di coppia). Ma la scienza e la medicina lo hanno permesso: ci vuole coraggio a trovare la forza per ricostruire una vita, rimarginare una ferita, e riuscire a diventare mamma e papà.

Non avere un bambino tanto desiderato è una mancanza dolorosa che si fa fatica a confessare, ma Valentina, 35enne, ha deciso di condividere la sua storia, non perché la gente abbia pietà, ma per raccontare un desiderio e un amore infinito per quel bambino che porta nel cuore e che l’interruzione delle proprie cure mediche possono per sempre lasciarlo lì.

Parlo per me e per tutte le mamme 'di cuore' che vogliono continuare a lottare per raggiungere il nostro sogno, quello di diventare madre. Ho 35 anni e sono approdata nella Pma sette anni fa, in questo lungo periodo, fatto di indagini e tentativi mi hanno diagnosticato un'infezione, la clamidia. Un'infezione comune che si può contrarre anche solo facendo uso di assorbenti interni e che, purtroppo, molte volte asintomatica, se non curata in tempo, può causare infertilità. Nel mio caso, ha compromesso l'uso delle tube, chiuse al 100 per cento, perdendo così la possibilità di rimanere incinta naturalmente.

Il nostro grido di dolore è dato dal fatto che da marzo scorso non abbiamo più la possibilità di accedere alle cure del centro Pma di Nardò, centro convenzionato: la nostra regione ha deciso di stoppare tutte le tecniche, di ogni livello, stoppando e fermando anche tutte le nostre speranze, non facendo i conti con il nostro orologio biologico che continua inesorabilmente a fare il suo corso: siamo le voci non ascoltate, siamo il 15 per cento della popolazione che ha problemi di sterilità ma che nessuno vuole ascoltare calpestando il nostro sacrosanto diritto a continuare il nostro percorso e a proteggere i nostri progetti di vita, di famiglia.

È forse chiedere troppo alla regione di aprire il centro Pma di Nardò? La Pma coinvolge progetti accarezzati spesso per anni e costruiti con pazienza e l'amore con cui si costruiscono i sogni. Ma, oggi, a noi, viene sottratto questo diritto: è da marzo scorso che aspetto solo di trasferire i miei embrioni, pagando solo la restante parte di un ticket (1200 euro circa per tutto l'iter e 200 per questa restante parte). Ora mi vedo costretta a portare i miei embrioni in una clinica privata sostenendo delle spese non indifferenti (solo il trasporto degli stessi, 700 euro circa, con la consapevolezza di dover far fronte ad una spesa abbastanza sostenuta per un solo transfer di circa 2000)”.

La redazione di LeccePrima ha contattato gli uffici dell'Asl Lecce, prima telefonicamente, poi, come richiesto attraverso email per illustrare il problema, ma, a oggi, non sono ancora pervenute risposte.

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