Si rafforza il trend dei guariti. I tamponi positivi in provincia di Lecce sono 174

Il bollettino epidemiologico regionale riferisce di 1.456 nuovi casi in Puglia su oltre diecimila test processati. I decessi sono stati 16, mentre negli ospedali risultano 1.610 pazienti

LECCE - Sono 1.456 gli esiti positivi su 10.102 tamponi registrati (14,4 percento) e 174 si riferiscono alla provincia di Lecce. Rispetto all’incidenza cumulata ogni 10mila abitanti, il numero dei casi nel Salento è poco inferiore ai 40, contro una media regionale di 101,5.

L’incremento dei guariti è di 506 unità, per un totale di 10.240 dall’inizio dell’epidemia, di 86 quello dei ricoverati (1.610). I decessi sono stati 16 (1.129 in totale nella regione), di cui uno in provincia di Lecce (riportato tra i tre nell’articolo di ieri). 

Il bollettino regionale suddivide così il numero complessivo dei tamponi positivi riportati: 478 in provincia di Bari, 91 in provincia di Brindisi, 187 nella Bat, 405 nel Foggiano, 175 in provincia di Lecce, 115 in provincia di Taranto; 10 sono i casi riferiti a residenti fuori regione, cinque quelli che sono stati finalmente attribuiti. Attualmente gli attuali positivi sono 29.434, pari al 94,5 percento.

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Intanto il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha disposto con ordinanza la proroga della precedente classificazione in base al rischio epidemiologico: la Puglia resta in zona arancione, ferma restando la possibilità di una modifica tra una settimana, in base all'aggiornamento dei dati.  Il presidente della Regione, come noto, aveva chiesto di collocare in zona rossa le province di Foggia e della Bat.

La decisione di Spernaza ha indotto il gruppo di Fratelli d’Italia al consiglio regionale a sollecitare a Emiliano risposte concrete: “Il governo nazionale ha così respinto la richiesta del presidente Michele Emiliano di trasformare in zone rosse le province di Foggia e Bat. Una richiesta dettata dalla constatazione di una situazione drammatica sul piano sanitario, ma il ministro Roberto Speranza in particolare ha avuto una lettura differente di dati e parametri che pure dovrebbero essere univoci. Cosa succederà adesso, alla luce di un'emergenza sempre più allarmante, con la scadenza del 3 dicembre prossimo che appare lontanissima? È la domanda che si pongono i sindaci, i cittadini, gli operatori sanitari stremati delle comunità interessate”.

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