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Giovedì, 30 Giugno 2022
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Un calvario per una trasfusione. La risposta del direttore generale

Due giorni addietro la denuncia pubblica di un paziente oncologico che si era rivolto anche al numero uno della Asl. Gli ausiliari di Sanitaservice destinati ai pazienti ad alta fragilità, ma il tema generale è la carenza di organico

LECCE - La vicenda della lunga attesa per una trasfusione cui spesso sono costretti i pazienti in cura al polo oncologico Giovanni Paolo II, portata alla ribalta da una denuncia pubblica di uno di loro, Gigi Pedone, ha provocato la risposta del direttore generale della Asl di Lecce cui il paziente, peraltro, si era rivolto direttamente. 

Rollo parla di questioni essenziali: “La prima è che in sanità o c’è qualità totale o ci sono disservizi. Intendo dire che o funziona tutta la catena garantendo sempre competenza e professionalità (dal donatore di sangue al ricevente) oppure ci sono disservizi. E brucia registrare che dieci minuti di disservizi provocano nove ore di disagi ai pazienti. Per questo ho inviato Sanitaservice a ricollocare gli ausiliari nei servizi con pazienti ad alta fragilità, dopo la crisi Covid. Questo perché è alla base di un intervento che sto facendo. Nessuno va a casa perché i lavoratori precari servono per colmare le carenze croniche nelle strutture”. 

Il secondo nodo, sostiene il dg, “è quello politico generale. Non si può gestire la sanità del 2022 con un organico fermo al 2004 (anno di chiusura di moltissimi ospedali). In questo poi c’è una specificità di Lecce. Abbiamo il maggior numero di letti ospedalieri a gestione diretta Asl della regione e un organico che è sotto la media. Il governo deve dire (con le risorse) se vuole potenziare i servizi o fermarsi ad una mera ristrutturazione della facciata con bonus fiscale. Tu l’hai sintetizzata bene. Ma in sanità i soldati sono gli operatori e i cannoni i servizi, in particolare per i pazienti cronici o non autosufficienti. È un modo per dare senso alla resilienza e alla ripartenza”.

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