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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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Il cancello “fantasma” e l’odioso balzello: la protesta si tinge di giallo

Corte Angelo Miali è il teatro di una vicenda curiosa e complessa: i residenti insorgono per un avviso di accertamento molto salato. La chiusura in ferro intanto è stata rimossa: nessuno ricorda quando è stata installata, ma nel 2010 ancora non c'era. Lo dicono le foto dell'epoca

LECCE – Una delle iniziative culturali più interessanti degli ultimi tempi in città, anche per la sua funzione aggregativa, è senza dubbio la rassegna “La città si tinge di giallo”, ideata dal proprietario del Caffè Letterario, Paolo La Peruta, e Aristodemo Pellegrino, guida turistica.  L’idea di partenza è quella di prendere spunto dai romanzi scritti dal primo, mescolare elementi di finzione alla realtà, e accompagnare turisti e residenti curiosi alla scoperta di luoghi tanto affascinanti quanto misteriosi del centro storico, teatro di congiure, omicidi e misfatti di vario genere.

Chissà se dalla prossima edizione si aggiungerà un nuovo capitolo, “Il mistero del cancello”. D’altra parte le escursioni partono dal noto locale di via Paladini che dista poche decine di metri da Corte Angelo Miali, dove proprio attorno a un cancello è nato un vero e proprio giallo.

Procediamo con ordine: nove proprietari di immobili ai quali si accede da quella piccola corte, che si trova praticamente davanti alla piazzetta dell’ex Convitto Palmieri, hanno scritto una lettera al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, per protestare contro l’avviso di accertamento che Dogre, società concessionaria per i servizi di accertamento e riscossione, ha loro recapitato dopo aver constatato, a dicembre scorso, la presenza di un cancello che configura un'occupazione impropria di suolo pubblico. L’importo, per il solo 2017, è di 138mila euro e la stima fatta da questi cittadini, per il periodo escluso dalla prescrizione quinquennale, è di un esborso totale vicino agli 800mila euro.

Si lamenta il fatto che l’avviso sia seguito a un sopralluogo fatto senza contraddittorio e, soprattutto, che si presuma un presunto abuso (occupazione indebita di suolo pubblico) rispetto a un’opera “che nessuno è in grado di dire quanto vecchia sia”. Il concetto viene poi ribadito una seconda volta: “Cancello di proprietà di nessuno, posto lì da non si sa chi e in quale epoca”.

I firmatari ricordano al primo cittadino l’importanza dei loro investimenti sin dagli anni Novanta, quando il centro storico era teatro di “delinquenza, malaffare, droga”, ma anche le difficoltà attuali di convivenza con fenomeni tipici della vita notturna che esasperano i residenti e che trasformano lo spazio pubblico in un luogo di degrado e di inciviltà impunita. Fanno presente che quel cancello è comunque sempre rimasto aperto tanto che la corte non ha mai smesso di essere usata come spazio per il consumo di droga, per fare pipì, per condividere momenti di intimità o per depositare rifiuti.

Non è difficile credere che sia così, in effetti: basta scorrere le cronache cittadine, recenti e più datate, per rendersi conto che quell’area è da molto tempo un punto sensibile, dove l’equilibrio tra le abitudini giovanili e le esigenze dei residenti è perennemente precario. È meno facile, invece, credere che nessuno sappia nulla di quel cancello. Riportando indietro le lancette dell’orologio al 2010, infatti, emerge un dettaglio importante: all’epoca quel cancello, semplicemente, non esisteva. A corredo di un nostro articolo di allora, “All’ombra del bivacco, la città come un bagno pubblico” vi è, ed è ancora visibile, una galleria di fotografie tra le quali si nota proprio quella di Corte Angeli Miali, chiaramente sprovvista della chisura in ferro (qui sotto).

CorteMiali2010

Era un periodo incandescente, quello: basti ricordare che, poco dopo, nel novembre del 2011 un bengalese, che vendeva rose, venne selvaggiamente picchiato, intorno alla mezzanotte, da un gruppetto di balordi (peraltro mai identificato dalle forze dell’ordine). L’uomo, all’epoca 41enne, era molto conosciuto e anche benvoluto perché, sempre con garbo, cercava di vendere le sue rose nei luoghi di aggregazione e nei pressi dei locali pubblici. Il fatto fece clamore, ovviamente, e una delle idee ricorrenti era quella di delimitare con un’inferriata la piazzetta dell’ex convitto per impedire la concentrazione di comitive negli orari notturni. Quella grande cancellata non è stata mai installata, mentre - a questo punto è lecito dedurlo - qualcuno ha pensato, magari per “autodifesa”, a provvedere per le vie brevi in corte Angelo Miali.

La lettera dei proprietari si conclude con l’auspicio di una soluzione bonaria, facendo riserva di un’iniziativa sul piano giudiziario. In Comune stanno facendo le verifiche del caso e, del resto, esiste la consapevolezza di dover rinforzare alcuni equilibri di convivenza nel centro storico. Intanto si può affermare con certezza che quel cancello, che una ventina di giorni addietro è stato rimosso (tuttavia è visibile ancora con Street View), nel 2010 sicuramente ancora non c’era: non è certo l'elemento che risolve il problema (che non è da poco) ma, probabilmente, contribuisce a fare un poco di chiarezza.

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