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Foto di repertorio: i Cantieri teatrali Koreja

Foto di repertorio: i Cantieri teatrali Koreja

Cantieri Koreja aperti per le vaccinazioni: "Un altro modo di fare cultura"

Il direttore Tramacere ha dato disponibilità alla Asl: "Il teatro è capiente e accessibile ed è un luogo dove preservare i diritti della comunità: sfruttiamo la chiusura in questa direzione"

LECCE – La pausa imposta al mondo dello spettacolo e dell'arte sarà “sfruttata” in questa guerra contro il covid-19. Così anche i cantieri Koreja, al pari di altri teatri italiani, si sono candidati per diventare un luogo dove somministrare i vaccini contro il virus.

La proposta rivolta dal direttore di Koreja, Salvatore Tramacere, alla Asl di Lecce rientra in un'iniziativa lanciata a livello nazionale e che coinvolge anche i musei e i cinema.

“I teatri, così come anche i cinema, sono i luoghi alternativi più idonei sotto un profilo logistico a poter garantire una gestione ordinata delle vaccinazioni – ha spiegato Tramacere -. Ecco perché anche noi abbiamo dato la nostra disponibilità”.

“Sarebbe un modo per realizzare un virtuoso incontro tra la sanità e il mondo della cultura. Inoltre i Cantieri sono completamente accessibili, senza alcun tipo di barriera architettonica e godono di un ampio foyer che può ospitare circa 200 persone”, ha detto.

“L’arte ha sempre aiutato, curato e guarito; molti luoghi di cultura nel mondo, sono stati ospedali nei momenti peggiori della storia. Abbiamo sempre immaginato il nostro spazio come luogo della e per le comunità e il teatro come luogo dei diritti degli spettatori in quanto persone – ha proseguito il direttore -. Da sempre promuoviamo la centralità dei linguaggi culturali come necessità dell’essere umano e in questo momento in cui i teatri sono chiusi e dimenticati, questa proposta ci offre la possibilità di rafforzarne il ruolo all’interno di un progetto culturale più ampio di welfare di comunità”.

Tramacere non ha nascosto la sua speranza di tornare ad accogliere gli spettatori, con ingressi ovviamente contingentati come succede nei negozi, nei supermercati e nei luoghi di culto, ma ha spiegato che “anche questo è un modo per fare cultura”.

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