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Sabato, 20 Aprile 2024
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Morte senzatetto, sui social le esecuzioni sommarie. A confronto con direttore Caritas e assessora

Per don Nicola Macculi è grave che il 36enne non sia stato notato proprio in un luogo di passaggio, con bus fino a tarda ora. Il Comune aumenta i posti letto

LECCE –  Cinque anni fa, in un reportage sulla nostra testata, avevamo “profilato” i nuovi poveri della città: coloro che si rivolgono sempre più spesso ai Servizi sociali, e alla Caritas diocesana, alle sue mense o all’Emporio della solidarietà per ricevere cibo o i pacchi alimentari coi beni di prima necessità. Il numero era allarmante e ancora non si era neppure abbattuto il tornado dell'impoverimento di massa post pandemia. Che avrebbe acuito la grande malattia del secolo: la solitudine.

Da questa mattina, momento del ritrovamento del corpo senza vita del 36enne, le pagine social non sono soltanto farcite di polemiche. Ma anche di esecuzioni virtuali sommarie, con le quali si cerca di additare questo o quel responsabile, cercandolo il colpevole soprattutto negli uffici istituzionali o nei palazzi ecclesiastici. Ma le letture semplicistiche e “ di pancia” non hanno mai fatto bene, né aiutato una comunità a evolversi. Né rendono giustizia a una giovane vita che si è appena spenta al freddo di gennaio. Sola.

Abbiamo contattato don Nicola Macculi, direttore della Caritas diocesana e dunque coordinatore di tutte le strutture dotate di mense e docce al servizio dei senzatetto e dei cittadini in difficoltà. E, successivamente, anche l’assessora comunale ai Servizi sociale Silvia Miglietta. Le loro parole nella mini intervista che segue.

Don Nicola, lei conosceva il giovane clochard?

“Personalmente no, non l’ho mai conosciuto. Come Caritas seguiamo più di una  struttura, ma è anche vero che vi sono diverse realtà sul luogo che, ogni notte, operano per fornire assistenza a coloro che non hanno un tetto: Croce Rossa Italiana, la Comunità Sant’Egidio, Angeli di quartiere, l’Opera Frati e Soru, solo per citarne alcuni. Sono dunque numerosi i volontari che, nell’arco della settimana, generalmente con un turno di notte a testa, garantiscono i pasti ai cittadini per strada”.

Aumentano gli sforzi collettivi e gli impegni istituzionali, ma quello dei clochard è ancora un problema…

“Oggettivamente, seppur marginale, il problema esiste. Occorre impegnarsi nella conoscenza dei luoghi e degli ambienti frequentati dai senza fissa dimora, soprattutto in queste giornate così fredde. Può essere utile insistere nel fornire loro un riparo notturno confortevole, anche laddove sembrino demotivati o, per alcuni, decisi a difendere lo stile di vita scelto”.

Eppure vi è uno sforzo associativo, istituzionale e della Chiesa per agevolare questo compito. Allora dov’è il cortocircuito?

“Mi pare che al momento, nella città di Lecce, si possa parlare di circa 25 clochard. Non dormono sempre per strada. Alcuni trovano riparo per giorni da amici, altri in alloggi di fortuna abbandonati, tempo addietro nei pressi del Monumento dei Caduti. Quello che stupisce dunque è una cosa del genere sia accaduta  in un luogo di passaggio come il City Terminal, dove le persone si aggirano fino a tarda ora dovendo attendere i bus. Un segno che ci deve far riflettere. Ognuno dunque faccia la propria parte, pur senza soluzione ognuno provi a provvedere nel migliore dei modi, ad attutire,, a tamponare. Non si ha bisogno solo di cibo, ma anche di presenza e di incontro con l’altro”.

Intanto il Comune di Lecce, come nei periodi freddi degli anni scorsi, ha aumentato la disponibilità di posti letto per homeless presso Masseria Ghermi, di proprietà comunale e gestita dalla Croce Rossa Italiana: ai 25 attuali si sono aggiunti anche due prefabbricati con ulteriori 12 posti. Ce lo ha spiegato l’assessora alle Politiche sociali di Palazzo Carafa, che ha parlato di un “giorno triste per la comunità” .

Assessora Miglietta, lei conosceva il 36enne?

“Certo. Era conosciuto sia dalle associazioni di volontariato, sia dal Servizio sociale. Gli era stato proposto tempo fa di dormire presso Masseria Ghermi. Non era residente a Lecce, ma stiamo eseguendo degli accertamenti per risalire al suo domicilio più recente”.

Dopo il dramma segue sistematicamente la polemica. “Colpa del Comune, colpa della Chiesa, colpa delle istituzioni”. Di chi è la colpa, ammesso ve ne sia una?

Non si può parare di colpa in questi casi, neppure nei confronti delle istituzioni: abbiamo per esempio  aumentato i posti nei dormitori comunali: grazie alla Croce Rossa due prefabbricati di Masseria Ghermi sono stati destinati alla accoglienza di ulteriori  12 persone in questi giorni di freddo più intenso. Come facciamo ogni anno. E inoltre la possibilità di residenza presso la casa comunale consente a chi non ha una dimora di accedere al codice fiscale, alle prestazioni del medico di base e alla richiesta di sostegni di reddito. E poi cerchiamo di convincere le persone in strada ad accettare un riparo, tramite le associazioni che si occupano di assistenza e che tutte di giorno e di notte svolgono un lavoro straordinario”.  

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