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Venerdì, 19 Agosto 2022
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“In cassa per Covid ma costretti a lavorare”: la dura denuncia di Uiltec

La segretaria Signore parla di un fenomeno diffuso nel comparto tessile e calzaturiero: "I dipendenti, sotto ricatto, hanno paura di perdere il posto di lavoro e non denunciano alle autorità ma chiedono aiuto ai sindacati"

LECCE – In cassa integrazione, sulla carta, ma sul posto di lavoro in realtà. Non sono pochi i casi del genere segnalati alla segreteria di Uiltec Lecce e che riguardano il comparto tessile e calzaturiero salentino. Così il sindacato ha deciso di denunciare quello che definisce “un fenomeno sempre più diffuso”.

La segretaria Fabiana Signore segnala situazioni in cui i dipendenti, pur usufruendo degli ammortizzatori sociali per covid-19, sarebbero stati “costretti” dalle società a “lavorare comunque a pieno regime”: “Un malcostume perpetrato ai danni dello Stato che bisogna fermare subito”. “Ho raccolto personalmente – racconta Signore - diverse testimonianze di lavoratori sotto ricatto, cioè costretti a lavorare esattamente quanto lavoravano prima, se non di più, con la beffa di non poter nemmeno ricevere lo stipendio intero. È una situazione che fatica ad emergere, perché i lavoratori hanno paura di perdere il posto di lavoro e non denunciano alle autorità, ma chiedono aiuto a noi sindacati”.

“Potete immaginare cosa significhi rifiutarsi di andare a lavoro o svolgere delle mansioni dopo la richiesta diretta di un superiore. Ma in questo modo l’azienda sta utilizzando i soldi pubblici per pagare i dipendenti, il che equivale a una frode allo Stato che alla fine danneggia non solo i lavoratori, ma anche gli imprenditori onesti che retribuiscono correttamente il personale e che per fortuna sono la stragrande maggioranza”, prosegue la sindacalista.

Signore sottolinea che questo tipo di situazioni si stanno verificando in alcune aziende del tessile e calzaturiero dove i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) non sono presenti. “Dico questo – chiarisce - perché noi non consentiamo comportamenti scorretti da parte delle aziende, ma sappiamo che è un malcostume che si sta verificando in diverse realtà aziendali dove manca la rappresentatività sindacale o ci sono organizzazioni più piccole, che adoperano contratti che non tutelano adeguatamente il lavoratore”.

“Per questo – prosegue - come Uiltec provinciale chiediamo che si intervenga, non solo rafforzando le ispezioni sui luoghi di lavoro, ma anche i controlli incrociati, che guardino ai fatturati delle aziende che fanno richiesta della cassa Covid. Parliamo di uno strumento importantissimo, che ha evitato migliaia di licenziamenti – conclude - e che deve continuare a essere erogato a quelle aziende che effettivamente hanno subìto e continuano a subìre una riduzione del fatturato, non ai furbetti”.

Dal canto suo, il presidente della Sezione tessile abbigliamento calzaturiero di Confindustria Lecce, Michele Zonno, precisa che l'associazione non è a conoscenza di episodii relativo a propri iscritti quali quelli segnalati. In ogni caso, stigmatizza eventuali comportamenti illegali e concorda pienamente con la segretaria generale Fabiana Signore sulla necessità di vigilare a tutela delle imprese sane del territorio. Invita, pertanto, a segnalare in maniera circostanziata eventuali episodi di cui è venuta a conoscenza, al fine da un lato, di consentire i controlli del caso da parte delle autorità competenti e dall'altro, di evitare che denunce generalizzate possano danneggiare l'immagine delle tante imprese del settore che operano nella legalità.

 “Confindustria Lecce – afferma Zonno - promuove il corretto utilizzo degli strumenti ed incentivi previsti dalle norme e difende le imprese che operano nel rispetto delle regole. Fenomeni come quelli ipotizzati dalla Uiltec sono da condannare senza se e senza ma, perché contrari alla legge. Tali episodi arrecano danno al sano regime concorrenziale vigente tra le imprese e rischiano di ledere, dopo anni di investimenti e sforzi, l'immagine di un territorio nel quale operano migliaia di dipendenti e tanti colleghi imprenditori, che, a dispetto delle difficoltà dei mercati, sono impegnati quotidianamente a lottare per superare l'eccezionale fase di crisi pandemica ed economica globale e a consolidare la propria posizione competitiva rispetto ad altri distretti produttivi nei confronti della Clientela nazionale ed internazionale".

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