Chiazza in espansione all'altezza del depuratore, la scossa di Confindustria

L'associazione degli industriali della provincia di Lecce rilancia sull'urgenza di risolvere un problema noto da vent'anni e intanto aggravatosi a causa della maggiore densità di popolazione

LECCE – Confindustria Lecce invoca un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte - Regione, Comune di Gallipoli, Acquedotto Pugliese – nel problema della chiazza che si è formata lungo il litorale ionico, all’altezza del depuratore a servizio di Gallipoli, Alezio, Sannicola e Tuglie.

L’associazione degli industriali ricorda il tempo trascorso dall’ultima riunione “senza che nulla si sia mosso per risolvere l'annosa questione. Da quell'incontro, infatti, dovevano esserci, a distanza di 30 giorni, un aggiornamento che mai si è tenuto e l'assunzione di impegni precisi a vantaggio delle imprese e della salubrità dei territori”.

Nella lettera scritta alle istituzioni chiamate in causa, il presidente, Giancarlo Negro, fa presente la dimensione attuale della chiazza, pari a circa un chilometro di costa e sottolinea come tale situazione sia dovuta all'evidente sottodimensionamento del depuratore, incapace di smaltire i reflui di un'utenza che dal 2002 al 2020 è passata da circa 45 mila persone a più di 130mila, sia per la presenza di turisti che affollano la zona nei mesi estivi, sia per l'incremento del numero di abitanti dei comuni limitrofi.

Negro ricorda anche come una soluzione sia stata pure discussa: “La proposta, condivisa già dal 2002, della costruzione di una condotta sottomarina, che allontanerebbe gli scarichi in mare di circa otto, nove chilometri di distanza dalla costa, è ancora ferma tra le pieghe della procedura di gara per l'affidamento dei servizi di progettazione, così come è assolutamente indietro il progetto di affinamento delle acque reflue a fini di riutilizzo e per la costituzione di un bio-lago”.

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Per Confindustria Lecce è tempo di un incontro urgente per stabilire, tramite un protocollo, il da farsi: L'imprenditoria e l'ambiente non possono e non devono pagare lo scotto del non fare e del non decidere; chi fa impresa è abituato all'azione, alle decisioni e soprattutto all'assunzione di responsabilità; pretende impegni precisi in tempi certi. Non è possibile rimandare ancora. É il momento di agire insieme”.

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