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L'ordinanza del tribunale

Procedura di “comando” per l’assunzione nell’azienda sanitaria: ricorso respinto

La vicenda di una dipendente che non ha ottenuto dalla direzione strategica l’accoglimento della richiesta e che ha deciso di rivolgersi ad un giudice che, però, ha ritenuto corretto l'operato dell’Asl di Lecce

LECCE - Con ordinanza del 27 giugno 2022, la sezione lavoro del Tribunale di Lecce ha respinto un ricorso contro l’Asl di Lecce da parte di una dipendente, che chiedeva l’accertamento del diritto al riconoscimento in suo favore della cosiddetta procedura di “comando”. Nello specifico, il “comando” rappresenta quella norma che riguarda il pubblico impiegato, titolare di un ruolo presso una pubblica amministrazione, assegnato temporaneamente a prestare servizio presso altra amministrazione o ente pubblico, nell’interesse dell’organismo di destinazione.

Una vicenda piuttosto complessa, dipanata dal giudice leccese, che ha accolto le tesi difensive dell’avvocato Maria Cristina Basurto, legale dell’Asl di Lecce, respingendo il ricorso presentato da una dipendente dell’azienda sanitaria. In particolare, quest’ultima, proveniente da altra Asl presso cui impiegata con contratto indeterminato, aveva ottenuto di prestare servizio nell’azienda sanitaria leccese a tempo determinato.

Scadendo, tuttavia, i termini dell’impiego in loco, la stessa ha presentato richiesta di riconoscimento di procedura di “comando” e, per effetto della stessa, l’immissione in via prioritaria nei ruoli dell’Asl Lecce, contando sul parere favorevole del dipartimento presso cui prestava servizio, ma senza ottenere mai quello decisivo della direzione strategica col risultato che la domanda risultasse respinta: da qui il ricorso, con il Tribunale che, però, ha ritenuto corretto l’operato dell’amministrazione sanitaria.

In particolare, secondo il giudice del Lavoro, il comando è “un istituto di carattere eccezionale, non obbligatorio ma facoltativo” (come si evince chiaramente dal termine “può” utilizzato dalle norme di riferimento), sia per l’amministrazione interessata (che deve avere un interesse in tal senso) che del lavoratore (il cui consenso è necessario). In via generale, la procedura del “comando” del dipendente pubblico si differenzia dal “distacco” del dipendente privato, perché non realizza un interesse del datore di lavoro ma dell’amministrazione che lo dispone e non costituisce un atto organizzativo riconducibile al datore di lavoro.

Essendoci, dunque, una natura eccezionale dell’istituto, la decisione dell’Asl di non effettuare il comando – motivata sul fatto che questo non realizzi un proprio interesse – non è sindacabile, potendo all’opposto essere sindacata la decisione che giustifichi il ricorso a tale strumento. Né, come rilevato dall’avvocato Basurto, i pareri favorevoli rilasciati alla richiesta della ricorrente possono ritenersi vincolanti per l’azienda sanitaria.

La pronuncia del giudice del Lavoro riveste una notevole importanza al di là del caso specifico, poiché chiarisce la natura dell’istituto del comando e come questo strumento possa essere legittimamente applicato.

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