Compatti contro i licenziamenti: lo sciopero in Sirti raggiunge il 100 percento

L'azienda tira dritto sulla procedura che prevede il taglio del 21 percento della forza lavoro e convoca le parti sociali. Morea, Fiom Cgil Lecce: "Speriamo in un'apertura nella trattativa"

Foto: l'assemblea dei dipendenti davanti alla sede di Galatina

GALATINA - La mobilitazione proclamata dai sindacati ha fatto centro. Tutti e 84 i lavoratori dell’azienda Sirti, con sede a Galatina, hanno incrociato le braccia per due ore alla fine del 1° turno, quindi dalle 8.30 alle 10.30.

I dipendenti della società leader nella realizzazione delle reti di telecomunicazione hanno aderito allo sciopero al 100 percento e si sono riuniti in assemblea davanti ai cancelli dell’azienda.

L’obiettivo? Sventare i licenziamenti collettivi già annunciati e che prevedono un taglio del 21 percento della forza lavoro.

Tradotta in numeri, la sforbiciata costerà 32 dipendenti sugli 84 in servizio tra Lecce e Galatina. In tutta la Puglia sono stati dichiarati 99 esuberi: 55 su 169 dipendenti nella provincia di Bari e 12 su 13 in provincia di Taranto.

La segretaria generale della Fiom Cgil Lecce, Annarita Morea, la scorsa settimana ha investito della questione la presidenza, l’assessorato al Lavoro e la task force della Regione Puglia, chiedendo un incontro per sostenere la richiesta di un tavolo ministeriale e individuare possibili soluzioni.

Sirti, infatti, non sembra aver risposto positivamente alle proteste delle parti sociali. E sinora ha tirato dritto per la sua strada, aprendo la procedura di licenziamento collettivo per 833 unità complessive su scala nazionale.

Di più, il Gruppo ha convocato i sindacati proprio oggi pomeriggio per l’esame congiunto obbligatorio, cioè per un passaggio formale della procedura di licenziamento.

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“Mi auguro che in questa circostanza gli amministratori di Sirti possano dimostrare maggiore apertura e ragionevolezza. In passato, quando ci sono state delle crisi, la società ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Questa volta, invece, la procedura di licenziamento è stata repentina e violenta e non ci ha lasciato margini di trattativa”, commenta Morea di Fiom Cgil.

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