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Fronte interno

Concessioni demaniali: l'ira di Della Valle, ma Prete apre un dibattito interno

L'indirizzo del Consiglio dei ministri, in attesa dei decreti legislativi, ha provocato reazioni diverse. E c'è chi, come il titolare dello storico Lido York, contesta la politica sindacale delle organizzazioni di categoria

LECCE - L'approvazione da parte del Consiglio dei ministri delle linee guida per i decreti legislativi che entro sei mesi dovranno essere emanati in tema di durata e affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico ricettive ha suscitato un vespaio di reazioni, in primis degli operatori balneari tra i quali, tuttavia, iniziano ad emergere alcuni distinguo. 

Draghi, confortato dalla sentenza del 9 novembre del Consiglio di Stato - per la quale un ruolo decisivo ha avuto il Comune di Lecce -, ha dato degli indirizzi che da una parte ribadiscono il limite delle concessioni al dicembre 2023, vanificando ogni testardo tentativo di ulteriori lunghe proroghe automatiche, dall'altra incardinano il perimetro delle future gare nell'ambito della concorrenza dei servizi e delle attività economiche ma anche di un utilizzo più razionale e sostenibile del demanio. Senza dimenticare, va detto, la "valorizzazione" nelle procedure selettive di chi ha già maturato una certa esperienza e di chi ha nella concessione la prevalente fonte di reddito del proprio nucleo familiare. 

Mauro Della Valle: “Umiliata l'impresa balneare”

Assolutamente negativo il commento di Mauro Della Valle, presidente di Federazone Imprese Demaniali Salento Confartigianato Imprese: "Un testo, quello approvato dal consiglio dei ministri, che umilia la storia dell’impresa balneare italiana. Vince il caro ombrelloni sul caro bollette, un’azione distrattiva e persuasiva sulle emergenze delle famiglie italiane. Dopo anni di supporto alle spiagge pubbliche abbandonate e prive di ogni servizio, dopo due anni di pandemia, i balneari  portano  a casa una liquidazione forzata della propria azienda e la svendita dei confini nazionali: il patrimonio turistico balneare italiano va a favore di potenze industriali organizzate. La nostra base ci chiede di scendere in piazza: abbiamo contattato delle aziende di trasporto per organizzare una manifestazione grazie alla quale potremmo  dimostrare ai nostri signori politici che le cosiddette lobby non sono altro che semplici famiglie italiane di lavoratori, unite nel difendere un emendamento che fa pensare più ad una macelleria sociale che ad un percorso di riforma”.

Mauro Vanni, presidente nazionale di Confartigianato - Imprese Demaniali, lamenta l'assenza di confronto: “Il metodo con cui il governo ha emanato questo decreto ministeriale è un metodo che non ci piace perché dopo mesi di discussione non c’è stato un lavoro concreto, senza le parti tecniche, senza le Regioni e i sindacati e ci preoccupa soprattutto perché mancano alcuni elementi fondamentali come la mappatura che consentirebbe di evidenziare il valore trans-frontaliero e di valutare la risorsa come scarsa o meno. Oltre a ciò, andare ad evidenza pubblica nel 2024 vuol dire non avere i tempi tecnici per una riassegnazione seria delle concessioni, in così breve tempo. Il Parlamento dovrà lavorare per riempire di contenuti il decreto e noi ci batteremo affinché i decreti attuativi riconoscano i nostri diritti: sicuramente ci mobiliteremo, faremo delle manifestazioni per batterci sui temi che riteniamo fondamentali”.

Prete, Lido York: “Fallimento della politica sindacale”

Su posizioni in parte differenti si trova Alfredo Prete, titolare dello storico Lido York di San Cataldo: “La riforma del settore balneare - ha scritto in un post - è il fallimento della politica sindacale delle organizzazioni di categoria. Da oltre un decennio, nonostante la prima procedura di infrazione, si è andati dietro a chimere (proroghe) irraggiungibili assecondando e, quindi, illudendo un comparto con l’obiettivo primario di raccogliere tessere, ignorando le indicazioni dell’Europa (con cui volenti o nolenti dovevano farsi i conti) attraverso ministri o autorevoli parlamentari che anziché trovare una via mediana si sono ostinatamente concentrati ad ottenere proroghe sempre maggiori... che ad ognuno di noi avrebbero fatto senza dubbio comodo; oggi chi gridava ai 30 anni di proroga si definisce ancora ottimista sperando forse di avere qualche asso nella manica, ma gli operatori balneari sono stufi di essere rappresentati da chi fino ad oggi ha solamente bluffato, perche’ non è pensabile non conoscesse la vera gravità del problema (in tal caso, la questione sarebbe ben più grave…). Si è detto e gridato no alla legge Pizzolante Arlotti che invece poteva essere un ottimo punto di partenza per definire una volta per tutte il riordino del settore, ed oggi ci ritroviamo con tutte le concessioni in scadenza al 2023 grazie ad un modo di agire che, per avere concretezza, doveva inevitabilmente passare attraverso una seria trattativa con l’Europa che aveva messo dei punti fermi”.

Secondo Prete “nell’emendamento approvato dal governo ci sono dei paletti molto importanti che forse eviteranno che le concessioni finiscano totalmente in mano alle multinazionali o alla criminalità organizzata, infatti viene riconosciuto il valore aziendale, la tutela dell’impresa familiare, un indennizzo del concessionario subentrante in favore di quello uscente, la salvaguardia dei posti lavoro. Non vi è cenno nell’emendamento della mappatura del demanio, che ritengo indispensabile per lo stato italiano di comprendere una volta per tutte se il bene è scarso o meno. Comunque ora non ci resta che aspettare questi benedetti decreti legge e prepararci alle gare, che sicuramente porteranno maree di contenziosi che rischiano di bloccare il turismo balneare italiano con conseguenze disastrose per il settore”.

Forza Italia: “Porte aperte agli stranieri”

I consiglieri regionale di Forza Italia Stefano Lacatena, Giandiego Gatta, Paride Mazzotta e Vito De Palma vede più ombre che luci nell'indirizzo della riforma: “Porte aperte agli stranieri e chiuse agli italiani: 30 mila piccole imprese, spesso a conduzione familiare, a cui il governo sembra voler togliere l’attività di sostentamento. Speriamo di sbagliarci, ma la decisione del Consiglio dei Ministri sui concessionari delle spiagge, così come è, rischia di tradursi in un regalo ai gruppi stranieri. Non c’è traccia di garanzia che la tanto proclamata tutela della concorrenza non si riveli, nei fatti, come un lasciapassare per le multinazionali con le spalle molto più larghe delle realtà imprenditoriali che in Italia gestiscono i lidi. Siamo d’accordo sulla necessità di chiudere una pagina di decennale incertezza che incombe sui concessionari, che meritano di poter operare e investire con prospettive chiare. E siamo ugualmente d’accordo con la tutela delle spiagge libere e della libera accessibilità. E’ tutto giusto, ma ci aspettiamo che il governo dia indicazioni precise a tutela di migliaia di piccole imprese che da anni gestiscono le nostre spiagge. Non vorremmo assistere all’arrivo di grossi investitori, allettati dall’appeal turistico della nostra costa, pronti a vincere gare irraggiungibili per gli attuali gestori. Servono regole certe e chiare perché altrimenti si tratterebbe di uno scippo nei confronti degli operatori italiani e sarebbe intollerabile”.

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