Attualità

Contaminazione a Torre Veneri: in procinto dell'udienza i risultati di nuove analisi

Ribadito il superamento dei limiti di concentrazione previsti per i metalli pesanti in alcuni punti dell'area militare. Tra la ragion di Stato e quella della tutela ambientale, il Consiglio di Stato ne discute la prossima settimana

LECCE - Oramai in prossimità dell'udienza presso il Consiglio di Stato sul ricorso del ministero della Difesa, l'esito di nuove analisi conferma il superamento dei valori di contaminazione in alcuni punti del poligono militare di Torre Veneri, tra le marine leccesi di Frigole e San Cataldo. 

Già a monte e a valle del piano di caratterizzazione dell'area, nel 2014 e poi ancora nel 2018, sono stati rilevati, dagli stessi tecnici militari, superamenti per quanto riguarda la concentrazione di piombo, antimonio, arsenico, manganese, ferro, nichel, boro e nitriti. E quei risultati sono stati poi ribaditi sostanzialmente nel corso dei monitoraggi periodici, sia nel primo semestre del 2020 sia nel primo del 2021. 

L'associazione Lecce Città Pubblica, insieme a un residente, aveva presentato nel giugno del 2016 un ricorso al Tar per chiedere l'annullamento dell'atto regionale con cui era stato espresso parare positivo alla Valutazione di incidenza ambientale e i giudici, nel novembre del 2020, avevano accolto le argomentazioni presentate dagli avvocati Adriano Tolomeo e Barbara Renna.

In pratica, grazie a quel via libera regionale, seppur gravato da prescrizioni, le esercitazioni erano andate fino a quel momento avanti, lasciando inalterato anche il tema dell'inquinamento acustico che tanti residenti di quelle zone continuano ancora oggi a lamentare. Con il pronunciamento del Tar di Lecce sembrava potesse aprirsi un capitolo nuovo e invece il Consiglio di Stato, poco dopo, ha accolto la richiesta di sospensione cautelare di quella sentenza di primo grado avanzata dal ministero della Difesa: bisognava onorare l'impegno di esercitazioni con l'esercito della Giordania, spiegarono allora dall'avvocatura di Stato. E nulla, di fatto, è dunque cambiato.

Bisogna ricordare che dal 2014 i poligoni militari godono di un regime speciale per quanto riguarda le concentrazioni inquinanti, essendo equiparati alle aree industriali dove i limiti consentiti sono già dieci volte superiori a quelli vigenti per le aree civili. E, va ricordato, Torre Veneri è classificato come Sic, sito di interesse comunitario che dunque dovrebbe beneficiare di particolare tutele. Anche in base alle ultime analisi l'inquinamento c'è, ma sull'origine dello stesso le due aziende incaricate dal ministero del monitoraggio di diversi poligoni italiani, hanno avanzato una ipotesi: viene ammessa la possibilità che i superamenti dei valori soglia di contaminazione siano dovuti a un problema relativo alle acque sotterranee, in particolare nella zona di scambio con le acque di mare. Un po' come accaduto nel 2018 quando la Conferenza dei servizi istituita nell'ambito del piano di caratterizzazione ha fatto riferimento a "singolare ambiente di transizione, il quale influisce sugli scambi che avvengono tra la matrice terreno e la matrice falda".

Suona, oggi come allora, quasi come una attenuante specifica per le esercitazioni, ma la logica dovrebbe suggerire l'incompatibilità di un sito oggettivamente contaminato, qualunque sia l'origine della contaminazione, con le attività che contribuiscono per loro stessa natura all'inquinamento: le esercitazioni dei carri armati comportano, infatti, che i colpi dei carri armati finiscano sistematicamente sul fondale nellla corrispondente area di tiro, sistematicamente interdetta alla navigazione e all'uso civile.

La partita è dunque importante e quando aleggia la cosiddetta ragion di Stato anche i fatti più evidenti e le conclusioni più scontate diventano terreno paludoso e ricco di insidie. In attesa dunque del pronunciamento sul merito, Gabriele Molendini dell'associazione Lcp (è anche consigliere comunale), ha indicato la strada di una conciliazione: "Occorre ridiscutere le modalità con le quali è disciplinato l’uso militare di un area protetta così vulnerabile e così violentata. Ci rendiamo conto che non è realistico che il poligono militare abbandoni Torre Veneri. Crediamo però che si possano trovare soluzioni e modalità che possano ridimensionare lo scotto ambientale, i rischi per la salute e gli intollerabili impatti acustici che oggi affliggono il sito di importanza comunitaria e la popolazione che vi risiede intorno. Occorre aprire un tavolo per discutere insieme alle forze armate le migliori soluzioni possibili. Occorre aprirlo con la regia della Regione Puglia. Perciò chiediamo al Presidente Emiliano, agli assessori Pier Luigi Lopalco e Annagrazia Maraschio, ai nostri rappresentanti in giunta ed in consiglio, di avviare un tavolo per ragionare e dialogare su un tema così delicato per la comunità leccese".

Anche il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Antonio Rotundo, è intervenuto sulla vicenda: "Credo che spetti al consiglio comunale farsi carico delle legittime preoccupazioni di residenti e villeggianti ed adottare le misure necessarie ed a tutela della collettività, contemperando le diverse e contrapposte esigenze a cominciare dalla definizione del calendario delle esercitazioni che non può non tenere conto delle stagione  turistica". 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Contaminazione a Torre Veneri: in procinto dell'udienza i risultati di nuove analisi

LeccePrima è in caricamento