Controlli emergenza Covid-19, i trasgressori rischiano di diventare pregiudicati

Quello di restare a casa non è un invito ma un obbligo. Si può uscire solo per ragioni di lavoro, di necessità, di salute, altrimenti si rischia l’arresto o un’ammenda che non è la multa del vigile per un’infrazione stradale

LECCE - Restare a casa è un obbligo. Ci si può spostare solo per tre ragioni: di lavoro, di necessità, di salute. Sono consentite solo passeggiate molto brevi nelle vicinanze del proprio domicilio o le uscite con il cane. Ma questo non sembra ancora chiaro a molti che continuano ad andare per strada o a lasciare il proprio comune di residenza, senza un valido motivo, e a incontrare amici in luoghi pubblici o privati.

Lo raccontano le forze dell’ordine con i loro controlli giornalieri, finalizzati proprio a individuare i trasgressori. Solo nella mattinata di sabato sono stati ben trenta i denunciati in uno stesso comune, Copertino. Il rischio per questi irresponsabili è doppio, quello più grave di mettere a repentaglio la salute propria e altrui, e quello di diventare dei pregiudicati.

Trasgredire le disposizioni contenute nel decreto ministeriale significa commettere un reato, quello contenuto nell’articolo 650 del codice penale: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”.

Tra i reati più gravi, c’è quello commesso da chi usa violenza e minaccia per opporsi ai controlli delle forze dell’ordine ed è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

L’ammenda non è la sanzione per un’infrazione stradale

Forse gli irresponsabili ritengono la somma di 206 euro sostenibile per le loro tasche e questo non li blocca dall’uscire di casa senza una giusta ragione. Sia chiaro, però, che l’ammenda non è la multa volgarmente intesa del vigile che rileva un’infrazione stradale, ma è la pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni che sono reati di minore gravità, ma pur sempre reati. Non verrà dunque rilasciata al momento del controllo.

La denuncia determinerà l’apertura di un procedimento penale nei riguardi di chi è accusato di spostamenti ingiustificati (che quindi dovrà sostenere anche delle spese legali, come il costo di un avvocato difensore), al termine del quale, la Procura della Repubblica potrebbe decidere di chiedere il processo. Un’altra possibilità è che l’interessato venga raggiunto da un decreto penale: questo gli eviterebbe un processo, ma non la condanna che andrebbe a macchiargli la fedina penale. Ci si può opporre (entro quindici giorni) e fare richiesta di giudizio immediato oppure di un rito alternativo (abbreviato o patteggiamento). Ma, sempre ammesso che il giudice lo accolga, all’esito del giudizio, potrebbe essere applicata anche “una pena diversa e più grave di quella fissata nel decreto di condanna” (secondo l’articolo 464, quarto comma, del codice di procedura penale).

In ogni caso, per chiudere il proprio conto con la giustizia, l’imputato potrebbe chiedere l’oblazione che, se pure comporta il pagamento di una somma di denaro, non ha effetti sul casellario giudiziario, perché stabilisce l’estinzione immediata del reato (prevista anche per il decreto penale di condanna ma solo dopo due anni per le contravvenzioni, se nel frattempo non si è commesso un reato analogo).

Ecco le conseguenze per chi mente alle forze dell'ordine

Alcuni spostamenti sono palesemente ingiustificabili. Si pensi al tizio alticcio che, fermato qualche giorno fa, di notte ha dichiarato di essere uscito per comprare gli assorbenti alla moglie.

Quanto messo nero su bianco nell’autocertificazione che ogni cittadino deve portare con sé non viene dato certo per oro colato e può essere oggetto di successive verifiche. Se quindi, durante il controllo, ho dichiarato di essere uscito a fare la spesa, dovrò conservare lo scontrino fiscale per dimostrarlo.

Chi mente rischia quindi una doppia denuncia: quella per non aver rispettato le disposizioni del governo (articolo 650) e quella per false dichiarazioni a pubblico ufficiale, punita dall’articolo 495 del Codice con la reclusione da uno a sei anni.

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