Coronavirus. “Per l’avvocatura, interventi d’aiuto insufficienti. Si pensi ai più giovani”

Indossare la toga oggi, tra vecchie e nuove problematiche. Il punto del consigliere dell’Ordine degli avvocati di Lecce Giuseppe Gallo: “Necessarie le nuove tecnologie, ma resta fondamentale il “contatto” col cliente”

Avvocato Giuseppe Gallo, oltre che consigliere dell’Ordine dal 2015, lei è anche amministratore del gruppo facebook “Avvocati salentini”, luogo di confronto e dibattito su temi e problematiche che riguardano la professione e la giustizia. Quali ritiene siano le maggiori preoccupazioni nel Foro in questo delicato momento storico?

“Il gruppo social è nato nel 2008, il primo di questo genere nel nostro Foro, da allora è custode di esperienze e scambio di opinioni ma anche canale aggiornato di informazioni grazie anche alla fattiva partecipazione dei suoi aderenti. Oggi conta più di 2.600 membri e nelle ultime settimane ci sono stati molti nuovi iscritti, non solo avvocati provenienti da altri fori, ma anche cittadini interessati alla tematiche della giustizia.avvocati salentini-2

I dati statistici di post, interazioni e commenti sono rivelatori del momento che vive l’avvocatura: su tutte le maggiori preoccupazioni riguardano la possibilità di svolgere al meglio il mandato conferito dai clienti anche in questa situazione, quella per il futuro per la professione che verrà ma non si sa ancora come sarà o quella relativa alle modalità del suo svolgimento. E’ un dibattito sempre vivo quello che si sviluppa sul muro della pagina che, per scelta, non prevede restrizioni alla pubblicazione dei post da parte dei suoi frequentatori”.

Come è cambiata la professione in queste settimane di emergenza?

“La nostra è una professione in continua, costante evoluzione. Il salto “quantico” è stato già compiuto almeno per quanto riguarda la digitalizzazione ed informatizzazione dei processi. Oggi, la legislatura dell’emergenza ci chiede di svolgere alcune attività in modo diverso da quello abituale. I colloqui, almeno fino a nuova disposizione, si svolgono telefonicamente mentre le altre attività, dove richiesto, utilizzando le piattaforme per i collegamenti da remoto indicate dal Ministero ma che vanno necessariamente contemperate con i principi di garanzia della funzione difensiva che prevede la presenza del difensore o in persona o in collegamento. Oggi poi è più che mai necessario che ognuno offra il proprio contributo nei rispettivi ambiti di competenza: per questo le attività del Consiglio dell’Ordine ma anche quella della Commissione per il Patrocinio a Spese dello Stato, i cui componenti sono in costante e continuo collegamento, si svolgono regolarmente facendo ricorso alle applicazioni che consentono le riunioni in videoconferenza”.

Per tutti i processi ordinari i termini sono sospesi fino al 15 aprile. Per quelli invece obbligatori è venuta in “aiuto” la tecnologia. Ci racconta in che modo?

“Nessuna particolare sorpresa in questo ambito se non la estensione, con uno dei primi interventi ministeriali, delle modalità di deposito telematico anche degli atti introduttivi nel processo civile. In linea generale l’amministrazione della giustizia con l’utilizzo degli strumenti informatici è ormai ben avviata nel nostro Paese. Vi sono piattaforme come quella in uso per il processo tributario che rispondono più delle altre ai criteri di efficienza e semplicità di uso e di questo occorrerebbe tenere conto. Vi è da aggiungere che da tempo si auspica un “allineamento” delle regole e delle strutture informatiche per tutti i processi (per quello dinanzi al giudice di pace siamo ancora all’avvio mentre per il processo penale, attese le particolarità ed alcuni principi ineludibili) e questo deve essere il prossimo impegno da affrontare.

In realtà, l’unica vera, eclatante, novità è costituita dal ricorso alle modalità in videoconferenza per lo svolgimento delle udienze.

Qui per la verità qualche problema potrebbe esserci per la gestione in concreto, tanto nel civile quanto soprattutto nel penale, anche se vi è già notizia delle prime esperienze positive in alcuni uffici giudiziari”.

Ha recepito difficoltà da parte di alcuni colleghi, magari quelli più anziani, nel cimentarsi con i nuovi metodi per svolgere la professione?

L’Avvocatura si è sempre fatta trovare pronta, anche a costo di sacrifici non indifferenti, nelle emergenze e dinanzi a novità che hanno stravolto il modo di svolgimento delle attività quotidiane: lo svolgimento delle udienze a distanza è un’altra novità che si annuncia ma sapremo farci trovare pronti anche su questa.

Molti, moltissimi colleghi hanno già dato il via a simulazioni di udienza con i nuovi sistemi e tantissimi sono i cosiddetti “tutorial” a disposizione che ne illustrano le modalità.

Certo, deve essere chiaro, anche queste dovranno rispettare principi a garanzia del diritto di difesa ma su questo già sono in via di approntamento linee-guida e protocolli”.

Ritiene che quest’esperienza legata all’utilizzo “forzato” di nuovi strumenti potrà giovare in futuro nel velocizzare la macchina della giustizia?

Non vi è dubbio che l’accelerazione sarà brusca. Ma in questo senso non si deve dimenticare che le cause dei ritardi in questo settore hanno altra matrice. Potremmo avere un sistema informatico perfetto ma senza uomini e soprattutto risorse economiche, i problemi che assillano da tempo la giustizia non si risolveranno.” 

Quanto è importante in questa professione, il contatto umano?

E’ essenziale, direi. Il rapporto tra avvocato e cliente è fondato sulla fiducia. Per gli studi professionali oggi vigono quelle cautele consigliate nelle varie linee guida diffuse dalle autorità e ciò rende sicuramente più difficoltoso lo svolgimento di una attività essenziale per la tutela dei diritti di cittadini ed imprese: non è consigliabile ricevere in studio e quando possibile e soprattutto necessario per le attività indifferibili lo si fa adottando tutte le cautele del caso. Anche in questo caso tecnologie e innovazioni vengono in aiuto ma non potranno sostituire l’essenza del rapporto che lega l’avvocato al suo cliente”.

Riguardo al contributo di 600 euro previsto dal decreto “Cura Italia”, è escluso il professionista iscritto alla Cassa Forense, perché soggetto a una forma di previdenza obbligatoria diversa dalla gestione separata Inps. L’avvocato potrà comunque chiedere il “reddito di ultima istanza”, sempre di 600 euro, tramite la propria cassa, ma solo se rientra nei limiti di reddito fissati dal Dm Lavoro-Economia firmato sabato scorso. Intanto, la Cassa ha disposto la sospensione dei pagamenti. Cosa ne pensa?

“Nessuno si lamenta sia ben chiaro dinanzi al dramma che sta colpendo alcuni tra i ceti più in difficoltà della popolazione, ma sarebbe ingiusto nascondere che è un momento di grande emergenza anche per i professionisti, soprattutto per i più giovani. Per questo, sarebbero necessarie misure straordinarie come mai prima d’ora e soprattutto in favore di chi in questo momento vive le mIl consigliere Pino Gallo-2aggiori difficoltà

Quelle fin qui adottate non appaiono sufficienti, il semplice slittamento di adempimenti contributivi o la predisposizione di misure alle quali possono accedere alcuni e non altri non risponde a un vero criterio di solidarietà o assistenza, è un momento nel quale non si può consentire di lasciare qualcuno indietro rispetto agli altri.

La sospensione delle attività dal 9 marzo al 15 aprile, con possibile ulteriore proroga che già si annuncia, ha portato e porterà con sé un notevole decremento reddituale ed è proprio questo il dato da tener presente per un piano di interventi davvero efficace.”

Quali sono le iniziative prese dall’Ordine per affrontare il problema?

Il Consiglio è convocato in seduta permanente e ha all’attenzione ogni possibile iniziativa da adottare in favore dei colleghi, ma ben poco può in termini di risorse economiche da impiegare e quel poco lo impiega da sempre assicurando gratuitamente la formazione obbligatoria o attendendo con risorse e personale a servizi essenziali come l’esame della considerevole mole (nel 2019 erano circa 6.000) delle istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Attività di competenza della Commissione dell’Ordine che si riunisce puntualmente con cadenza settimanale e alla quale i consiglieri componenti prestano impegno e servizio a titolo, ci tengo a precisarlo, completamente gratuito così come alcuna somma è richiesta per servizio di segreteria.”

In tanti, anche sul gruppo facebook “Avvocati salentini”, lamentano ritardi e inefficienze legate ai pagamenti per le attività legali prestate a favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato, che in questo momento sarebbero di grande aiuto …

“E’ una questione sulla quale era ed è in atto una fittissima interlocuzione con i capi degli uffici ai quali va il ringraziamento per la sensibilità dimostrata. E’ un problema ben presente al Consiglio che sul punto ha adottato una significativa delibera proprio nella ultima seduta e con la quale ha sollecitato la massima rapidità nella evasione delle istanze di liquidazione e pagamento dei compensi dovuti ai difensori delle parti ammesse al beneficio richiedendo, anche, ai Ministeri l’ampliamento del fondo destinato alla compensazione prevista dalla legge 208/2015.”

Prima degli ultimi decreti, cui hanno fatto seguito disposizioni più rigide in Tribunale, è stata molto criticata dal Foro la celebrazione delle udienze a porte chiuse come metodo per contrastare la diffusione della malattia, considerato l’aumento consequenziale di presenze in attesa nei corridoi. Qual è la sua opinione?

“Credo che quella misura abbia fatto emergere una volta di più l’assoluta inadeguatezza degli spazi in cui a Lecce si svolgono le attività giudiziarie. Le porte chiuse o, peggio, le tende di Bari che per via della chiusura del palazzo di giustizia si trasformarono in aule di udienza sono la fotografia di questa inadeguatezza che colpisce anche la dignità di chi in quei luoghi svolge la propria attività. Il Tribunale Civile di via Brenta o il Palazzo di V.le De Pietro nei quali si riversano quotidianamente un gran numero di operatori tra magistrati, avvocati, addetti e cittadini hanno dimostrato nel tempo di non essere più contenitori adeguati. Una situazione esplosa all’indomani della rivisitazione della geografia giudiziaria con la chiusura di Sezioni Distaccate e Uffici dei Giudici di Pace: i corridoi angusti di via Brenta, le aule dalle piccolissime dimensioni o quelle poste ai piani interrati non rispondono ormai più alle esigenze.”

In questo momento così difficile, qual è il suo messaggio ai colleghi?

“E’ davvero un momento molto difficile, ma sono certo usciremo da questa emergenza ne siamo in grado e abbiamo dimostrato di saperlo fare attenendoci e osservando tutte le prescrizioni. Torneremo alla nostra vita ed alle nostre attività ma il fotogramma successivo alla istantanea di oggi non sarà quello che abbiamo che abbiamo fissato sui nostri profili social l’8 marzo. Usciremo dalle nostre case, torneremo nei nostri studi per ricominciare da capo.”

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