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Martedì, 18 Giugno 2024
Il pronunciamento

Gestione degli anziani in una Rsa salentina: Corte d’Appello condanna Asl

Dopo aver vinto in primo grado nuovo pronunciamento a favore di una struttura di Castri di Lecce, difesa dall’avvocato Stefano Gallotta: l’azienda sanitaria dovrà pagare 70mila euro per indennizzi, interessi e spese legali

LECCE/CASTRI DI LECCE - Nuova sentenza nell’ambito della vicenda che interessa una Rsa salentina e l’assistenza fornita agli anziani ospitati: dopo aver vinto in primo grado la battaglia legale contro la Asl Lecce, “Villa Elena”, struttura sul territorio di Castri di Lecce, grazie all’avvocato Stefano Gallotta, responsabile di Codici Lecce, ha ottenuto un secondo pronunciamento favorevole dalla Corte di Appello di Lecce che, con sentenza numero 51/2024, ha condannato l’azienda sanitaria al pagamento di ulteriori 70mila euro circa per indennizzi, interessi e spese legali in favore dell’omonima società che gestisce la Rsa.

Come spiega l’avvocato Gallotta, nel 2006 la Asl Lecce 1 aveva affidato ad una cooperativa sociale “Nuove risposte” il servizio di assistenza sociosanitaria residenziale per 42 posti letto in una residenza protetta salentina. Nel maggio 2009 la società subentrante (e ancora oggi dedita alla gestione), denominata appunto “Villa Elena” dal nome della struttura residenziale, comunicava all’azienda sanitaria l’imminente sfratto per morosità della cooperativa, invitandola più volte a adottare i provvedimenti necessari per tutelare gli anziani ospiti, senza però ricevere risposta.

“Pochi mesi dopo, a luglio, aveva luogo lo sfratto – spiega l’avvocato Gallotta – e da quel momento iniziava la disputa, che oggi ha trovato una risoluzione positiva per la cooperativa. La società, che gestisce attualmente la struttura, aveva continuato a garantire l’assistenza agli anziani nonostante la mancata ricollocazione degli stessi da parte della Asl ed il venir meno della quota a carico dell’ente, oggi finalmente riconosciuta a titolo di ingiustificato arricchimento, almeno sino al 2010”.

A mettere un primo punto sulla vicenda ci aveva pensato il tribunale di Lecce nel 2020, con sentenza dove si leggeva che “non è revocabile in dubbio che l’Asl abbia fruito dell’accrescimento patrimoniale conseguente al mancato esborso delle quote di cui sarebbe stata gravata qualora i medesimi pazienti, all’indomani dello sfratto, fossero stati ricollocati in altra Rsa convenzionata come quella da cui provenivano; entrambe le suddette modifiche patrimoniali sono avvenute in assenza di causa giuridicamente significativa”. Sulla scorta di tali considerazioni aveva accolto parzialmente l’atto di citazione della società.

La nuova sentenza soddisfa, come spiega Gallotta, la società assistita, perché da una parte “riconosce ancora una volta – commenta - la legittimità ed il senso di responsabilità nell’operato della Rsa, dall’altra parte perché riconosce integralmente le differenze indennitarie per il periodo sino al maggio 2010, ma nella misura non decurtata del 50% come disposto in primo grado”.

“Di certo la struttura, dinanzi all’inaccettabile silenzio dell’ente – prosegue -, non avrebbe potuto mettere in strada gli anziani non autosufficienti o adottare provvedimenti lesivi della loro salute e dignità: ha fatto tutto ciò che era giusto fare, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche etico”.

Infine una considerazione del segretario Codici Lecce: “Si è parlato tanto negli ultimi anni dei problemi nelle strutture sociosanitarie, specie nel periodo del Covid, ma è giusto rimarcare che ci sono tante Rsa che hanno sempre operato con grande senso di responsabilità e rispetto per gli ospiti”.

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