Cresce la rabbia dei lavoratori Cnh Industrial: "Il governo deve investire nel settore"

Adesione in massa allo sciopero proclamato per conoscere il futuro occupazionale di 700 dipendenti. I sindacati: "Serve un tavolo interministeriale sulle politiche industriali del governo"

In foto: la protesta davanti all'azienda

LECCE – L'adesione allo sciopero è stata del 90 percento. Un vero successo per i metalmeccanici che questa mattina hanno manifestato davanti ai cancelli dello stabilimento Cnhi di Lecce.

Il motivo? Schiarire il cielo dalla nubi che si addensano sul futuro occupazionale degli operai impegnati nella produzione di macchine movimento terra, per conto del grande gruppo industriale. Uno dei pochi ancora presenti nel Salento che però, dicono i sindacalisti, potrebbe mettere mano al piano industriale, ribaltando le prospettive rosee che si erano delineate i primi giorni di marzo.

Cresce la preoccupazione per i 700 dipendenti diretti, cui si aggiungono circa 300 persone dell'indotto. Quasi mille lavoratori, quindi, reclamano risposte certe.

Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno proclamato l'astensione di 4 ore per ogni turno e i sindacalisti erano insieme agli operai, davanti alla sede di Cnh Industrial, per protestare e sensibilizzare l'opinione pubblica.

L'azione di lotta è proseguita per tutta la mattina mentre i rappresentanti delle categorie metalmeccaniche incontravano il prefetto di Lecce per rappresentare la situazione. Cnhi foto 1-2

“Se l'azienda non dovesse riconfermare la sua mission metteremmo a rischio quasi mille posti di lavoro in un territorio già fiaccato dalla crisi – denuncia Anna Rita Morea di Fiom -. Nel protocollo d'intesa sottoscritto il 10 marzo Cnhi confermava un aumento della produzione del 40 percento e un volume di investimenti proporzionato a quella stima; durante l'incontro del 25 giugno, invece, gli investimenti sono stati messi in discussione. Da un'area prospettica di ampio respiro siamo ritornati ad una fase recessiva e questo ci preoccupa”.

“Chiediamo chiarezza sul piano industriale e vogliamo capire quali saranno le prospettive di lavoro e quindi occupazionali dopo il 31 dicembre 2020 – ha aggiunto il collega della Fim, Maurizio Longo -. Il governo deve agire tempestivamente, convocando il tavolo prima della pausa estiva di agosto per non diluire troppo i tempi”.

“Tutti i lavoratori devono prendere coscienza della necessità di una reazione contro il governo che ancora non si è dotato di un piano industriale nazionale che permetta il mantenimento dei livelli occupazionali in Italia. Siamo davanti alla scelta epocale di investire sul futuro della motoristica che potrebbe avere luogo in altri Paesi industrializzati – ha chiosato William Maruccia della Uilm -. Questo noi non possiamo permetterlo e la reazione del sindacato leccese sarà dura”.

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I sindacalisi reclamano, soprattutto, investimenti governativi nel settore automotive (ramo dell'industria manifatturiera che si occupa della progettazione, costruzione e della vendita di veicoli a motore) che è entrato in crisi: “Il Paese ha bisogno di politiche industriali. Esistono tanti settori d'impiego per le macchine movimento terra: perciò chiediamo la convocazione di un tavolo politico interministeriale che coinvolga direttamente i due ministri, del Lavoro e dello Sviluppo Economico, per capire quali sono le intenzioni del governo”.

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