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Stereotipi di genere: è guerra al manifesto pubblicitario sessista. Scatta la denuncia

C'è scritto "Ve la diamo gratis" accanto a una cameriera sexy. La consigliera di parità della provincia di Lecce, Filomena D’Antini, ha provveduto a denunciare il fatto all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria per la rimozione dei manifesti dai social

LIZZANELLO- Nonostante siano passati cinquant’anni dalla rivoluzione femminista, la cultura italiana, questa volta localizzata nella città di Lizzanello, dimostra quanto sia ancora impregnata di sessismo e maschilismo: spopola sul web, dalla giornata di ieri, un manifesto pubblicitario che ritrae una cameriera sexy con in mano uno spolverino e lo slogan volgare “Ve la diamo gratis”. Cosa sponsorizza? Un’agenzia di pulizie e sanificazione per uffici, condomini, negozi, supermercati, etc.

“La consigliera di parità della provincia di Lecce Filomena D’Antini ha provveduto a inoltrare la denuncia all’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria affinché sia disposta l’immediata rimozione dei manifesti dai social e ogni atto conseguente che evidenziano annunci sessisti apparsi sui sociali su alcuni manifesti di appartenenza di una società con sede legale nel comune di Lizzanello” si legge in una nota della consigliera Filomena D’Antini.

Un manifesto pubblicitario che in poche ore ha fatto il giro del comune di Lizzanello, di Merine e di tutto il Salento infiammando le polemiche per la trovata pubblicitaria di poco gusto. “Il sessismo fa parte della quotidianità e spesso uomini e donne neppure se ne accorgono. A influire è soprattutto la pubblicità sessista che quotidianamente insinua stereotipi volti a marcare la differenza di genere. Sicuramente chi ha lanciato questa campagna pubblicitaria si è prestato a marcare la differenza di genere” commenta Filomena D’Antini facendo poi riferimento ai doppi sensi della frase “ve la diamo gratis” che accompagna l’immagine della cameriera, evidenziando come l’illustrazione di determinati lavori, nella specie le pulizie, sono più adatti per una donna.

Riceviamo e pubblichiamo la nota del legale rappresentante dell’azienda che ha suscitato polemiche a seguito della campagna pubblicitaria diffusa sui social

“In nome e per conto del legale rappresentante della “SGS Outsourcing”, società leader nel settore turistico alberghiero, mi sia concesso fare alcune precisazioni. A seguito delle polemiche suscitate da un post pubblicitario pubblicato sulla pagina facebook della SGS Outsourcing, cui seguiranno altri post promozionali, si chiarisce che non era assolutamente intenzione della società offendere la sensibilità di nessuno, né tantomeno essere tacciata come sessista.

Le donne per la “SGS Outsourcing” sono punto di forza e soddisfazione aziendale. Il 90% del personale è donna e tutte stimano il titolare per la grande professionalità ed il cuore che mette nel suo lavoro. Siamo per fortuna in paese democratico, nel quale è concesso esprimere liberamente il proprio pensiero.

Siamo, grazie a Dio, tutti esseri pensanti e dotati ognuno di una diversa sensibilità. Fermo restando il rispetto ed il diritto ad una libera espressione del proprio pensiero, la “SGS Outsourcing” ritiene di dover chiedere scusa a tutti coloro i quali si siano sentiti offesi dalla pubblicazione del post incriminato. Non era intenzione offendere la sensibilità di nessuno.

V’è, però, un sottile limite tra diritto di critica, di cronaca ed offese gratuite. Limite che non va oltrepassato. La pubblicazione sulla pagina dell’azienda e la condivisione di offese gratuite e di contenuti diffamatori non è certamente espressione di libertà di pensiero, ma rappresenta una condotta illecita tale da cagionare un danno aziendale risarcibile ai sensi di legge.

Tutto ciò premesso, si diffida chiunque dal proseguire con l’attività lesiva e dichiaratamente diffamatoria del diritto all’immagine, al nome, alla dignità e alla riservatezza della mia assistita. Si invita, pertanto, a sospendere ogni attività lesiva facendo presente che ho già ricevuto mandato per adire le vie legali e tutelare in sede civile e penali i diritti della mia assistita".

Articolo aggiornato alle ore 17.54

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