Diffusione della xylella: Corte Ue condanna l'Italia per violazione di due obblighi

La sentenza dei giudici europei accoglie in parte il ricorso che la Commissione ha presentato nel 2018. Constatata l'eradicazione incompleta e comunque tardiva delle piante infette nella zona di contenimento

Aprile 2015, le prime eradicazioni a Oria.

LECCE – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia per non aver rispettato due degli obblighi derivanti dalla decisione della Commissione sul contrasto e contenimento della diffusione del batterio della xylella, le cui prime evidenze ufficialmente documentate si riferiscono al Salento ionico e risalgono al 2013.

Il primo punto accolto dai giudici riguarda il mancato abbattimento “almeno di tutte le piante infette nella fascia di 20 chilometri della zona infetta confinante con la zona cuscinetto”. La decisione, che risale al 2015, prevedeva inizialmente l’eradicazione degli ulivi infetti e di tutte le piante nel raggio di cento metri, tanto nell’area classificata come infetta che in quella cuscinetto. L’anno successivo, però, quella decisione era stata modificata in virtù della presa d’atto che l’eradicazione non fosse più possibile nella zona di prima diffusione per la quale venivano disposte misure di solo contenimento, prevedendo l’abbattimento solo per quelle malate situate in una fascia di confine con la zona cuscinetto (di 20 chilometri, dalla di Brindisi a quella di Taranto, da est a ovest). Il termine fissato per ottemperare alle indicazioni della Commissione era stato fissato alle metà di settembre del 2017. E nel 2018 l’organo di governo europeo ha presentato ricorso alla Corte di giustizia per inadempimento da parte dell'Italia.

Alla scadenza, infatti, non era stato eradicato il 22 percento delle piante infette, secondo quanto documentato dalla Commissione e recepito dai giudici. Nella sentenza si riconosce anche il tardivo  abbattimento, tradendo così la perentorietà contenuta nella decisione con l’uso dell’avverbio “immediatamente” che è "inconciliabile con un periodo di più settimane o addirittura di più mesi". E rispetto al lungo contenzioso amministrativo che l’Italia ha opposto per giustificare i propri ritardi, la Corte ha spiegato che le situazioni interna a uno Stato membro non autorizzano “l’inosservanza degli obblighi e dei termini derivanti dal diritto dell’Unione”.

Il secondo aspetto sanzionato dai giudici riguarda le ispezioni annuali che, nella fascia di contenimento, non sono state garantite nel periodo opportuno dell’anno: è stato ricordato che per il 2016 i monitoraggi si sono estesi fino al maggio dell’anno successivo, mentre si sarebbero dovuti comunque concludere entro la primavera, il periodo nel quale l’insetto vettore – la sputacchina - apre la stagione del volo. Questo ritardo ha impedito la “rimozione in tempo utile delle piante infette”.

La Corte ha però respinto la richiesta della Commissione di constatare un generale e costante inadempimento da parte dell’Italia. Questa violazione, è stato spiegato, non può essere semplicemente dimostrata dalla diffusione della xylella. Adesso l’Italia deve adeguarsi alla sentenza e intanto pagare le spese processuali. In caso il verdetto resti inapplicato la Commissione può chiedere l’applicazione di sanzioni pecuniarie.

A commento della decisione della Corte è intervenuta Coldiretti Puglia che parla di 21 milioni di piante infette e di danni per 1,2 miliardi di euro di danni a causa di errori di valutazione, di incertezze e dello scaricabarile, con chiaro riferimento al ritardo accumulato a livello politico: "Per la lotta alla malattia - ha commentato il presidente regionale Savino Muraglia - il consiglio regionale ha assunto un orientamento chiaro il 31 maggio 2018, approvando un ordine del giorno all'unanimità che prevede la discussione sul tema xylella attorno al tavolo istituzionale, di cui Coldiretti Puglia torna a chiedere con forza la convocazione urgente perché il dramma della xyella in Puglia continua ad essere affrontato e gestito a pezzi, senza una strategia condivisa anche dai differenti enti preposti della Regione Puglia".

La Confederazione dei produttori agricoli di Puglia - Copagri - rammenta di aver "più volte sollecitato l’assessorato all’agricoltura della Regione Puglia affinché assumesse decisioni che andassero nella direzione della rimozione immediata delle piante e affinché venisse effettuato il monitoraggio del vettore su tutto il territorio regionale, superando e semplificando tutti i vincoli burocratici”.

Il centrodestra all'attacco della Regione

Raffaele Fitto, parlamentare europeo del gruppo Conservatori e Riformisti punta l'indice contro la Regione Puglia: “Emiliano e il Movimento 5 Stelle sono colpevoli di essersi schierati nei primi anni di questa legislatura regionale al fianco dei negazionisti, di coloro che gridavano al complotto e hanno impedito che si realizzasse il Piano Silletti. Pur ribadendo un giudizio totalmente negativo sul nuovo governo, mi auguro che il neo ministro pugliese Bellanova possa affrontare questo dramma in modo deciso e soprattutto in totale discontinuità con il disastro attuale. In tal caso non mancherà la nostra collaborazione istituzionale nell’interesse del settore e del nostro territorio”.

Per l'altro eurodeputato salentino, Andrea Caroppo della Lega, "ciò che desta oggi ancor più preoccupazione è che la Regione ed Emiliano, dopo aver permesso la desertificazione del territorio salentino e lo stravolgimento della sua economia plurisecolare, non stanno giocando alcun ruolo nemmeno nella programmazione di un percorso (agronomico-colturale e culturale, fitoiatrico ed ecosostenibile) che ridia un volto al Salento e rimetta in moto la sua economia: senza un ruolo attivo ed efficace della Regione Puglia - conclude Caroppo - qualunque iniziativa, a qualunque livello, resta vana".

Sulle stesse posizioni i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia e Direzione Italia, tra cui il salentino Erio Congedo: “La domanda ora è solo una: chi paga? Chi paga per questo ulteriore danno che l’Agricoltura pugliese subisce per precise colpe di un presidente, Michele Emiliano, che ad inizio del suo mandato ha cavalcato e dato il fianco ai negazionisti, fra i quali molti esponenti pugliesi del Movimento 5 stelle, che hanno impedito che si eradicassero immediatamente gli ulivi infetti da xylella”.

L'esponente di Forza Italia Rocco Palese, già deputato per il centrodestra, auspica un deciso cambio di passo: "All’enorme danno per il comparto olivicolo salentino, si aggiunge la prevedibile beffa della condanna della Corte di Giustizia europea che sancisce le inadempienze di governo nazionale e Regione Puglia sulla xylella. Ci auguriamo che il nuovo ministro dell’Agricoltura, salentina e conoscitrice del comparto a livello locale, inverta subito la rotta e affronti immediatamente l’emergenza”.

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