I dipendenti di DoBank incrociano le braccia: "No al piano che indebolisce le tutele"

Fisac Cgil ha proclamato lo sciopero: "Respingiamo gli strumenti di flessibilità, come il lavoro da casa. I dipendenti siano assunti nella sede leccese di Unicredit"

Foto di repertorio

LECCE - La sede di DoBank è a rischio chiusura. Tant'è che i lavoratori della banca si fermeranno per l'intera giornata di domani, 28 giugno. Lo sciopero, proclamato da Fisac Cgil Lecce, avrà carattere nazionale.

Il sindacato si dice preoccupato per “le pesanti ricadute sul lavoratori e sul territorio derivanti dall’attuazione  del Piano industriale per il biennio 2018-2020”.

Il segretario provinciale Maurizio Miggiano riassume così la questione: “I lavoratori, per effetto della cessione operata da Unicredit, sono passati nella società DoBank con diverse garanzie: il mantenimento della territorialità, quindi della sede di Lecce, e la garanzia del contratto collettivo Abi”.

DoBank però, oggi DoValue, nonostante gli utili dichiarati dalla società, vuole dar seguito ad un Piano industriale definito dal sindacato “assurdo e contraddittorio”. Il motivo? “Il Piano prevede la rinuncia della licenza bancaria e la conseguente trasformazione societaria di Dobank in DoValue, come società di recupero crediti focalizzata sull’attività degli Npl e Utp, oltre alla  confermata chiusura delle sedi periferiche, tra cui Lecce”, puntualizza il segretario.

I dipendenti potrebbero quindi incontrare problemi nella ricollocazione occupazionale e, per questo motivo, l’azienda ha proposto loro due strumenti di flessibilità: smart working e telelavoro.

La flessibilità è respinta da Fisac Cgil che teme un drastico cambiamento, in peggio, del rapporto di lavoro. “L'alternativa è quella di un trasferimento in una sede non precisata, che mal si concilierebbe, comunque, con il dichiarato obiettivo del contenimento dei costi, considerato quanto previsto dagli articoli 88 e 111 del contratto di riferimento”.

Fisac Cgil teme che il progetto aziendale si possa rivelare “un pretesto per precarizzare i rapporti di lavoro e aprire la strada ai licenziamenti mascherati: licenziamenti ai quali inevitabilmente si arriverebbe con l’indebolimento contrattuale e normativo dei rapporti”.

Non secondario, poi, è il cosiddetto effetto di “marginalizzazione sociale” che il lavoratore potrebbe subire lavorando da casa per un tempo indeterminato. “Preoccupante sarebbe poi l’introduzione di elementi quali-quantitativi, la cui valutazione dipenderebbe esclusivamente dalla discrezionalità aziendale”, aggiunge il sindacalista.

Fisac Cgil chiede, quindi, che si proceda alla riassunzione dei lavoratori nella sede di Lecce di Unicredit spa.

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