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Un momento della cerimonia.

Un momento della cerimonia.

Rompere il silenzio della solitudine: donati 9 televisori al reparto oncologico

La cerimonia di consegna si è tenuta oggi, a seguito dell’iniziativa di solidarietà “Cuore e mani aperte - OdV”

LECCE – Donati nove televisori, comprensivi di materiale per installazione, al reparto oncologico del Fazzi.  Si è tenuta oggi, presso il Polo oncologico “Giovanni Paolo II” di Lecce, la cerimonia di consegna dei dispositivi, per alleviare la sofferenza resa ancora più insopportabile dalla pandemia, nella quale i degenti restano ancora per più tempo da soli. Promotore dell’iniziativa l’associazione “Cuore e mani aperte - OdV”, che da venti anni opera all’interno del nosocomio leccese su iniziativa del cappellano del Fazzi, Don Gianni Mattia.

Alla cerimonia erano presenti il direttore generale Asl Lecce, Rodolfo Rollo, i rappresentanti dell’associazione e la dottoressa Silvana Leo. La donazione, che non si limita alla sola consegna dei televisori, ma si completa con l’installazione degli stessi nelle stanze di degenza, così che possano essere fruibili da subito, si inserisce nell’ambito della mission dell’Ente del Terzo Settore presieduto da Don Gianni Mattia. Infatti, l’associazione, negli ultimi anni, ha sviluppato una sempre maggiore attenzione verso l’umanizzazione delle cure e degli spazi ospedalieri, che numerose ricerche dimostrano ormai come fondamentale all’interno di un percorso di salute.la Tv in una camera di degenza-2

Per Don Gianni Mattia “Quando si è ricoverati e la quotidianità è scandita dai ritmi dell'ospedale ci si perde in giornate tutte uguali. È come se mettessimo in pausa le nostre vite. Alcuni si confondono nel chiacchiericcio con gli altri pazienti, nomi e volti che si impara a non fissare troppo nella propria mente, perché alle volte si ha paura di riconoscere quei posti come casa e quei volti a noi estranei come famiglia. Ci sono momenti in cui il silenzio riempie ogni spazio, che sembra quasi di sentire le lancette di un orologio che avanza inesorabilmente, ma con un ritmo diverso. È molto lento quel tempo che il silenzio segna. La cosa strana è che difficilmente troverete un orologio appeso alle pareti di una stanza d'ospedale e quel ticchettio che ci sembra di sentire, è composto dalla nostra paura di vedere il tempo passare, ma al tempo stesso dalla consapevolezza che quel tempo che scorre è un tempo che cura. I reparti oncologici sono speciali e diversi. In essi puoi incontrare disperazione, forza e speranza e spesso sono emozioni che tutti vivono in momenti differenti. E in queste emozioni scandite dal tempo si cresce e si cerca di ancorarsi alla normalità, perché in questa normalità ci si riconosce uomini e donne. Essere in prima linea nella vita di chi lotta per poter ancora sognare e realizzare i propri progetti, alle volte ci mostra piccole verità, che nell'agio delle nostre case non sempre riusciamo a riconoscere. riempire il silenzio che questa solitudine genera”.

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