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Giovedì, 18 Agosto 2022
Attualità Tricase

“D(u)erive. Festival delle storie”. Per farsi rapire dalla letteratura

Intervista a Gaia Giovagnoli, che con Andrea Donaera e Graziano Gala cura la direzione artistica della kermesse, dal 28 al 31 luglio a Gallipoli e Tricase. "Il Salento non offre solo discoteche"

Partirei dal nome scelto per questa nuova rassegna letteraria, perché D(u)erive?

Il nome D(u)erive è un gioco di parole e ha un doppio significato: si può leggere come “due rive”, innanzitutto, perché molte delle penne invitate faranno doppia tappa, toccando i comuni di Gallipoli e di Tricase, muovendosi da costa a costa; si può però leggere anche come “derive”, perché puntiamo a trasportare in un “altrove” chiunque voglia seguirci. Tramite la lettura e il dialogo si possono creare tempeste e andare alla deriva, e non si sa cosa si può scoprire durante quella strana avventura: dei tesori, magari.

Il sottotitolo della manifestazione è “Festival delle storie”. Che storie avete scelto di raccontare?

Sia Andrea Donaera che Graziano Gala che io siamo appassionati di libri: ne scriviamo, certo, ma amiamo soprattutto leggerli e incontrare chi è in grado di creare dei mondi sulla pagina. Come direttori artistici con questa prima edizione non potevamo che scegliere di rappresentare l’enorme varietà delle storie, mostrando il più possibile come la letteratura possa essere multiforme: abbiamo insomma pensato a una mappa da esplorare. Tutti gli ospiti invitati hanno scritto libri in grado di rapire i lettori, facendoli partecipare al gioco della letteratura; hanno rappresentato ora storie crude ora leggere, messo in scena personaggi indimenticabili e dinamiche intense, che parlano di tutti. Sono libri diversissimi ma legati da una caratteristica: sono scritture di enorme qualità.

Chi sono gli ospiti di D(u)erive. Festival delle storie?

Il programma è molto vasto e difficilissimo da riassumere. Ci provo. Un po’ di nomi: Walter Siti, Chiara Valerio, Jonathan Bazzi,Chiara Marchelli, Remo Rapino, Carmelo Vetrano, Fabio Stassi, Federica De Paolis, Beppe Cottafavi, Gianmarco Perale, Davide Morganti, Francesca Mattei, Alfredo Palomba, Francesco Spiedo.

Ci saranno letture animate e laboratori creativi per ragazzi, a Tricase; musica a Gallipoli: la cantautrice Gabrielle De Rosa, il concerto della band Ninotchka. Sempre a Gallipoli, due firmacopie di scrittori locali: Alba Grazia Vulcano e Giuseppe Caridi.

Le letture attoriali che ci faranno perdere nei testi saranno a cura di Miriam Cascione, Elena Stefanelli, Margherita Donaera e Pasquale Santoro. Guideranno i dialoghi relatrici e relatori di alto livello come Mattia Zecca, Maria Pia Romano, Andrea Martina, Mariangela Simone, Annibale Gagliani, Antonio Esposito, Giulia Falzea, Emanuele Bosso e Mario Carparelli. Insomma: sarà una grande festa.

Sui nostri canali social – Facebook e Instagram – è possibile consultare i due programmi completi, quello di Gallipoli e quello di Tricase, per non perdersi nemmeno un evento.

Perché organizzare un Festival letterario? Qual è il motivo?

Di solito si dice che la cultura salvi la vita le persone. Che i libri siano la soluzione alla periferia, alla superficialità, alla piattezza dilagante. Che lo studio e l’ascolto risolvano un sacco di problemi: aprono le menti ottuse, staccano gli occhi dai cellulari e la testa dalle brutture dell’oggi. Che la letteratura avvicini le persone tra loro. Ma i libri, in realtà, non salvano nessuno. Non sono uno scudo impenetrabile o una corazza invincibile. Non risolvono problemi strutturali di un territorio e non fanno cambiare idea a chi proprio non li ama (ed è giusto così: ci sono tanti modi per partecipare al mondo). Di fronte a un appiattimento, non creeranno per magia una montagna. E allora – come chiedi –perché fare un Festival delle storie?

Perché non è vero che il Salento non ha nulla da offrire se non discoteche (che sono, comunque, stupende); perché la letteratura è un seme che, se annaffiato a dovere, con caparbietà, può creare radici in grado forse non di risollevare il mondo intero, ma di reggere tante persone. Noi abbiamo voluto D(u)erive perché chi spera nella complessità del Salento abbia una conferma chiara. A loro volevamo dire: “Possiamo essere tante cose, sia feste che parole”. I libri danno più colori a un’immagine che si pensava in bianco e nero.

C’è che la cultura non salverà davvero la vita, ma permette di guardarla meglio. E se non è un miracolo da celebrare con un festival, questo, non sappiamo cosa lo sia.

***

Gaia Giovagnoli (Rimini, 1992) è laureata in Lettere moderne e in Antropologia culturale all’Università di Bologna. Ha pubblicato la raccolta poetica Teratophobia (’Round Midnight, 2018) e il romanzo Cos’hai nel sangue (Nottetempo, 2022), attualmente nella cinquina finalista del Premio Letterario Giuseppe Berto 2022. È fondatrice e libraia di Macarìa, libreria indipendente di Gallipoli, e direttrice artistica di D(u)erive – Festival delle storie di Gallipoli e Tricase.

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