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“Ecolio 2”, dopo i sigilli procura indaga su smaltimento illecito di rifiuti pericolosi

Ieri il sequestro preventivo dell’impianto di Presicce-Acquarica autorizzato solo temporaneamente allo smaltimento di rifiuti pericolosi e non. Secondo l’accusa mai approvata la variante definitiva. Quindici indagati. La società pronta a difendersi

PRESICCE-ACQUARICA - Si allarga l’inchiesta avviata dalla procura di Lecce, e partita a seguito degli esposti giunti dai territori di Presicce-Acquarica e di Salve, sull’attività di trattamento e smaltimento dei rifiuti liquidi dell’impianto polifunzionale “Ecolio2” in località Spiggiano Canale. L’attività dell’autorità giudiziaria si sta intensificando per chiarire i contorni della vicenda e i gradi di responsabilità sulle ipotesi di reato dell’attività di gestione di rifiuti non autorizzata e getto pericoloso di cose.

Anche per questo nella mattinata di ieri è stato eseguito il provvedimento di sequestro preventivo degli impianti della sezione termica e biologica dello stabilimento di trattamento rifiuti liquidi speciali pericolosi e non pericolosi della Ecolio 2. Il decreto di sequestro è stato sottoscritto dal gip, Simona Panzera, che ha accolto la richiesta dei sostituti procuratori Elsa Valeria Mignone e Guglielmo Cataldi. Ad apporre materialmente i sigilli gli agenti della polizia giudiziaria della polizia provinciale e dei carabinieri del nucleo forestale.

Nel registro degli indagati sono finite, a vario titolo e al momento, ben quindici persone tra cui il legale rappresentante della società “Ecolio2”, nominato custode dell’area posta sotto sequestro, e il responsabile tecnico dell’impianto. La società comunque, già impegnata anche in un ricorso amministrativo contro Provincia e Comune di Presicce-Acquarica inerente la compatibilità urbanistica dell’impianto depurativo, è pronta a presentare le sue memorie difensive. Oltre all’esercizio dell’attiva senza l’approvazione della variate definitiva e quindi senza autorizzazione valida, la procura ha allargato lo spettro di indagine ipotizzando anche un’attività di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Nello specifico, come riportato nel provvedimento di sequestro preventivo, ai responsabili della Ecolio2 viene contestata in primo luogo e testualmente “l’attività di recupero e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi all’interno dello stabilimento Ecolio 2 srl con sede a Presicce in assenza della prescritta autorizzazione dovendosi ritenere la determinazione regionale Aia del 18 maggio 2011, con la quale si autorizzava lo stoccaggio e il trattamento di rifiuti pericolosi e non pericolosi macroscopicamente illegittima in quanto rilasciata dal dirigente dell’ufficio Grandi inquinamenti e grandi impianti della Regione Puglia, sulla falsa prospettazione dell’esistenza di condizioni, prescrizioni e attuazione degli adempimenti previsti che costituiscono il presupposto per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale”.

E con ciò, secondo la tesi argomentata della procura, “ottenendo il titolo autorizzativo all’esercizio di attività di trattamento di rifiuti pericolosi e non, in assenza della preventiva approvazione del progetto di variante - da impianto di trattamento di acque di vegetazione a impianto di smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non - essendo stata rilasciata dalla Provincia di Lecce, la determina di autorizzazione provvisoria all’esercizio sulla base della variante al progetto originario in realtà mai approvata”.

Al di la di queste determinazioni la procura ha motivato il provvedimento preventivo, e finalizzato a non far proseguire l’attività considerata irregolare, anche perché la Ecolio2 avrebbe “gestito e mantenuto in esercizio gli impianti della sezione termica e della sezione biologica, esistenti presso la discarica, con gravi carenze strutturali e con emissioni di odori acri e maleodoranti e lo scarico nel suolo di sostanze inquinanti”. Circostanze queste ultime, per altro, più volte segnalate dai cittadini di Presicce e dei comuni limitrofi e denunciate anche con esposti firmati dai sindaci di Presicce e Salve e verificate dalle ispezioni degli ufficiali di polizia giudiziaria della polizia provinciale e dei carabinieri forestali.

L’inchiesta punta ad accertare altresì se all’interno della piattaforma di Presicce, in virtù del mantenimento in esercizio dell’impianto, si sia negli anni provveduto, come ipotizza comunque la procura, anche a stoccare e trattare un quantitativo di rifiuti pericolosi decisamente superiori anche a quelli per i quali l’impianto era stato temporaneamente autorizzato e in alcuni casi trattando anche tipologie di rifiuti erroneamente classificati al solo fine di garantirne lo smaltimento.

Tutti gli indagati tra il 2018 e il 2019 secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero “attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative ed organizzate, gestito e smaltito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti pericolosi e non - acque di strato associate agli idrocarburi liquidi separate dal greggio estratto dal sottosuolo, percolato di discarica, rifiuti liquidi acquosi provenienti da 58 stabilimenti - poiché conferiti dagli impianti di produzione e ricevuti dall’impianto Ecolio 2 con indicazioni di codice Cer non pertinenti, attribuiti in maniera arbitraria, non attestanti l’effettiva provenienza del rifiuto, così da non rendere riconoscibile l’effettiva origine del rifiuto gestito e le sostanze pericolose in esso presenti, con elusione del limite imposto nell’autorizzazione per la ricezione dei rifiuti pericolosi”.

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