Emorragia di lavoratori nei tribunali: funzionari dimezzati e pochi concorsi

L'allarme lanciato dalla Fp Cgil Puglia: gli uffici giudiziari fanno i conti con gravi carenze di organico per effetto dei pensionamenti. Aumenta, invece, il numero dei magistrati

In foto: Giovanni Cagnazzo della Fp Cgil Lecce

LECCE – I numeri del personale giudiziario, negli uffici pugliesi, sono tutti al ribasso. Mancano i cancellieri ma sono tanti altri i lavoratori da ricollocare sullo scacchiere della giustizia. E per un motivo: l'esodo dei pensionati, agevolato dall'entrata in vigore della legge “quota 100”, ha lasciato scoperte troppe caselle.

Ci sono ampi spazi da colmare dunque, in provincia di Lecce come nel resto della regione. A sottolinearlo è la Funzione pubblica di Cgil Puglia che ha colto la palla al balzo dei numeri diffusi durante le inaugurazioni degli anni giudiziari per mettere i puntini sulle “i”. E per dare risalto al lavoro svolto dal personale, “vero fulcro del sistema giustizia”.

I dati diffusi dal sindacato si commentano da soli: a Lecce in Corte di Appello la scopertura è pari al 17 percento, al tribunale per i Minorenni è del 10 percento, al tribunale è del 14 percento, all’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti (Unep) è del 10 percento.

Un capitolo a parte è quello degli uffici del giudice di pace che sono stati accorpati nel 2014, come noto: eppure la pianta organica non ha subito variazioni. Il risultato è stato che “gli uffici ministeriali, pur accorpando nuovi comuni e, pertanto, nuove competenze, impiegano lo stesso numero di lavoratori che esisteva prima della chiusura”.
 
Il sindacato spiega che il numero dei funzionari giudiziari a Lecce si è addirittura dimezzato. Nel capoluogo salentino i direttori si sono ridotti di un quarto, i cancellieri del 20 percento e gli ausiliari del 30 percento.  

I numeri bastano a tratteggiare un quadro di sofferenza per il comparto della giustizia. E a far gridare l'allarme dal sindacato. Il dito è puntato contro la politica e contro il “timido programma di assunzioni” messo a punto dal dicastero competente.

Per non parlare dei concorsi pubblici che “aprono spiragli irrisori rispetto alle reali necessità degli uffici”.

Una sproporzione evidente è poi quella che esiste tra il numero dei lavoratori e quello dei magistrati, in un rapporto inversamente proporzionale. I magistrati possono infatti godere di concorsi con cadenza annuale, a differenza di ciò che avviene per i cancellieri.

Il quadro generale nel Paese è sconfortante: negli ultimi 20 anni si è passati da circa 11 mila al oltre 20 mila magistrati, tra ordinari ed onorari, mentre il personale in servizio si è ridotto da 52 mila a 43 mila unità.

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Per rimpolpare gli organici occorre quindi agire tempestivamente. Una soluzione possibile, sostiene Giovanni Cagnazzo della Fp Cgil Lecce, passa dalla stabilizzazione dei precari: “Si potrebbe utilizzare lo strumento del fabbisogno, anche nel ministero della Giustizia, per avere da subito risorse fresche e già formate sul campo da utilizzare negli uffici e, senza oneri per l’amministrazione”.
        
Resta da sciogliere poi il nodo delle condizioni degli edifici giudiziari. Non sono pochi, infatti, i palazzi che presentano carenze strutturali (vedi certificati di agibilità), per non parlare della distrazione diffusa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
 
“La riqualificazione e la formazione professionale dei lavoratori sono ad uno stato embrionale – tuona il sindacalista della Funzione pubblica -. Procede troppo a rilento quella dei cancellieri e degli ufficiali giudiziari, non è mai partita quella degli ausiliari e non si comprende la logica del blocco di contabili, assistenti informatici e linguistici; per non parlare della spinosa questione del futuro degli uffici Nep, irto di interrogativi ed incognite”.

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