L'epidemiologo rassicura sui tamponi: "In fase 2 per tutti i profili di rischio"

Il centrodestra, con varie note, aveva criticato la Regione per il numero di test, ritenuto irrisorio al cospetto del Veneto. Lopalco risponde con le cifre

Il profesor Pierl Luigi Lopalco.

LECCE – Sulla polemica relativa al numero dei tamponi e al tasso di mortalità da Covid in Puglia, torna ancora una volta in campo l'esperto. Alle critiche mosse a Emliano da Raffaele Fitto, riprese in una nota dal consigliere regionale Ignazio Zullo, risponde infatti direttamente Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia. Lo scienziato replica con le cifre: se in Veneto - ha specificato ieri - sono stati eseguiti circa 348mila tamponi su 18mila e 300 casi, sul territorio pugliese ne sono stati effettuati invece 71mila su 4mila e 300 casi. La strada intrapresa dalla regione del Nord est è dunque per Lopalco accostabile a quella pugliese: ricerca dei contagi tra i contatti dei casi positivi. Nessuna differenza o quasi, dunque, fra le due regioni.

 “Questi numeri da soli – ha spiegato Lopalco - smontano la teoria e la vulgata secondo la quale in Puglia non si facciano abbastanza tamponi.La strategia di utilizzo dei tamponi in Puglia è stata identica a quella di regioni come il Veneto che sono prese ad esempio come standard ottimo di controllo dell'epidemia. Ovviamente il numero assoluto di tamponi eseguiti Puglia risultano inferiori a quelli del Veneto perché il numero di casi e di catene di contagio delle due regioni non è paragonabile. In Puglia, in tutto, sono stati registrati solo 12 focolai nelle Rsa-Rssa e 6 focolai in tutta la rete ospedaliera. Fra le centinaia di aziende che hanno in questa prima fase continuato la loro attività produttiva solo in una si è sviluppato un focolaio prontamente individuato e spento: degli operai coinvolti in questa azienda tutti i casi sono stati asintomatici o con sintomi lievi e con nemmeno un caso ricoverato in ospedale".

Lopalco ha voluto dare idea di cosa sia stata l'attività di tracciamento in Puglia: "Le attività di monitoraggio e controllo hanno portato alla individuazione di oltre 26mila cittadini pugliesi che hanno ricevuto un'ordinanza di isolamento fiduciario a casa, in pratica più di 6 ogni mille pugliesi. In Puglia, quindi, nessuno ha centellinato o vuole centellinare i tamponi. In questa seconda fase, anzi, quando sia molti operatori sanitari che tanti lavoratori stanno rientrando al lavoro, è stata messa a punto una nuova strategia in cui i rischi specifici delle singole attività produttive, incluse le attività sanitarie, saranno valutati insieme al livello di circolazione del virus sul territorio e quindi saranno messe a punto strategie specifiche per scovare eventuali catene di contagio nascoste fra asintomatici in una fase molto iniziale. Il tampone non verrà negato dunque a nessun pugliese che ritornerà al lavoro nelle prossime settimane e presenterà uno specifico profilo di rischio. Le nostre strategie sono basate su stringenti ragionamenti scientifici e discussi con i migliori esperti nazionali e internazionali”.

“Per gli asintomatici - ha concluso l'epidemiologo - c’è la sorveglianza attiva rigorosa. Di regola, secondo le regole venete, non si fa il tampone, salvo che per esigenze di ritorno al lavoro. Per gli altri casi c’è la quarantena per 14 giorni. Possiamo dunque dire che la strategia pugliese di contenimento e controllo della pandemia è del tutto simile a quella adottata in Veneto, indicata come regione virtuosa nell’utilizzo dei tamponi. In Puglia i tamponi si fanno, e si fanno per chi serve”.

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