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Giovedì, 30 Maggio 2024
Respinto il ricorso / Ugento

Ex colonie a Torre San Giovanni, no del Tar alla trasformazione in ristorante

La sentenza pubblicata oggi ha legittimato il provvedimento del Comune di Ugento che aveva negato il permesso per la parte del progetto che prevede la riconversione del fabbricato in struttura commerciale. Non è compatibile con le previsioni del Prg

UGENTO – E’ legittimo, secondo i giudici del Tar di Lecce, il diniego espresso dagli uffici comunali di Ugento che avevano rigettato la parte del progetto di riqualificazione dell’ex complesso delle colonie estive della marina di Torre San Giovanni che prevedeva la realizzazione di una nuova struttura di ristorazione.

Sulla base della sentenza, pubblicata nella mattinata di oggi, il fabbricato che sorge nella marina non potrà essere convertito in un pubblico esercizio di ristorazione in quanto non conforme con la disciplina prevista dal Piano regolatore generale.

Si tratta di parte del progetto che già da 2021 era stato presentato dalla società locataria dell’immobile delle ex colonie estive, edificate negli anni 60 nella marina di Torre San Giovanni dalle suore della congregazione delle Figlie della Carità che insiste a due passi dal mare. Il Tar nel primo grado del giudizio amministrativo ha giudicato legittimo l’operato dell’ufficio tecnico comunale di Ugento, difeso dall’avvocato Antonio Quinto, che si era opposto alla realizzazione del progetto e ha rigettato il ricorso proposto dalla società locataria dell’immobile.

Il fabbricato, da tempo inutilizzato, è conosciuto da tutti i frequentatori della località balneare di Torre San Giovanni e si estende su una superficie di ben 900 metri quadri, in un lotto di terreno di oltre sei mila metri quadrati ed è situato a pochi passi dal litorale.

Nell’estate del 2021 la società affidataria dell’immobile, che opera nel campo della ristorazione e del commercio, ha presentato un progetto di ristrutturazione e riconversione dello stabile e dell’area scoperta per la realizzazione di un centro polifunzionale caratterizzato da un esercizio di ristorazione aperto al pubblico, un laboratorio di pasticceria per attività didattiche e un centro sportivo con campi da padel.

Sulla richiesta delle autorizzazioni urbanistiche e dei permessi edilizi si erano espressi gli uffici comunali competenti che avevano giudicato conformi alla disciplina dettata dal Prg vigente solo parte degli gli interventi, ovvero quelli volti alla creazione del centro sportivo e delle aule di formazione, ma non l’insediamento dell’attività di pubblico esercizio di ristorazione che, secondo il progetto, avrebbe interessato una parte rilevante del fabbricato e un’area esterna di oltre 600 metri quadri. Il Comune quindi aveva così invitato la società proponente a rielaborare il progetto.

Una rielaborazione che, però, non è mai intervenuta perché la società ha poi impugnato la decisione e il diniego comunale, con un ricorso amministrativo rivendicando innanzi al Tar la fattibilità anche dell’insediamento commerciale.

Il Comune di Ugento, con il suo legale, ha evidenziato che la zona in questione è destinata ad attrezzature d’interesse comune, tra le quali non rientrano i pubblici esercizi o i ristoranti, e che non è possibile quindi superare questa regolamentazione semplicemente affiancando a tali attività quelle che sono tecnicamente ammesse, come le attività direzionali o sportive.

La sentenza dei giudici amministrativi ha così ritenuto corretta la lettura del Comune perché il pubblico esercizio di ristorazione non rientra nelle attrezzature di interesse comune individuate dal Prg e non può essere considerato un servizio di tipo complementare o accessorio rispetto alle attività sportive e di formazione anche in considerazione delle rilevanti dimensioni.

“La decisione ha una portata generale” commenta l’avvocato Antonio Quinto, “perché fornisce una interpretazione chiara di ciò che è insediabile nei nostri comuni in corrispondenza delle aree classificate nei piani regolatori come zone F di interesse comune”.

“In passato si è ritenuto di poter insediare supermercati, negozi e pubblici esercizi sol perché le norme tecniche fanno spesso riferimento anche ad attività commerciali” conclude il legale, “ma questo richiamo, a ben vedere, va riferito ai soli mercati di quartiere e non alle imprese commerciali di tipo privato. Queste non sono insediabili neanche in affiancamento alle attività tecnicamente ammesse in tutti quei casi in cui per la relativa consistenza finiscano per connotare l’intero intervento in senso commerciale”.

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