“Fase 2”: riaperture di negozi e saloni tra entusiasmo e aumenti

Abbiamo ascoltato i pareri di alcuni commercianti in città, nel giorno delle riaperture degli esercizi. L’emozione del rientro sul proprio posto di lavoro tra difficoltà logistiche, spirito adattivo e inevitabili aumenti dei prezzi

L'interno di uno dei saloni in centro.

LECCE – Prima ancora delle legittime preoccupazioni per la tanto attesa “Fase 2”, i protagonisti della giornata della “grande riapertura” sono stati entusiasmo ed emozione. Non vedevano l’ora di rientrare sui propri posti di lavoro i negozianti e i titolari di saloni e centri estetici di Lecce. Nell’avvicendarsi di decreti, linee guida e lo stop dettato dal quadro sanitario emergenziale, alla fine ce l’hanno fatta. Gli stessi cittadini, dopo oltre due mesi di isolamento sociale nelle proprie case, non vedevano l’ora di uscire per lo shopping, per assaporare una parvenza di quasi ordinarietà. Questo il clima che si respirava in mattinata nel centro del capoluogo salentino.

In tanti erano già pazientemente in fila, all’esterno delle attività commerciali, per fare spese. Lo scenario era quello previsto. Obbligatorio. Mascherine necessarie all’interno dei locali, gel igienizzanti e guanti all’ingresso, in una sorta di bazar anti contagio che non ha però scoraggiato i consumatori. I negozi di abbigliamento, dotati di un dispositivo sanificante, dovranno infatti provvedere a un getto di vapore ogni qualvolta un capo sarà provato. Discorso diverso, invece, per quelli di indumenti intimi. “Solitamente non facciamo provare slip o parti inferiori dei costumi, ma ora più che mai”, ha spiegato la commessa di uno dei negozi specializzati.

In una rivendita di calzature nei pressi di Piazza Mazzini, dove sono state già acquistate alcune paia di scarpe in mattinata, si registrano minori lungaggini: la prova è consentita, ma la sanificazione non è prevista. “In ogni caso, in queste ore, chi ha indossato le calzature poi le ha comprate”. Il problema non si è posto, dunque. Tutta la merce invenduta, inclusa nella collezione primaverile del 2020, resta intanto sugli scaffali, sperando che qualcuno la compri. “Ad li là dell’entusiasmo iniziale, restano i problemi”, afferma un commerciante. Questioni irrisolte e difficoltà che, a suo dire, affondano le radici ben prima della pandemia in corso. Anche i saloni dei parrucchieri erano “pieni”. Ma meno pieni del solito. La distanza imposta dalle normative ha inevitabilmente dimezzato i clienti. I quali, come è noto, possono accedere al servizio soltanto previa prenotazione.

Video | A metà fra emozione e qualche preoccupazione

“Abbiamo più che dimezzato la potenzialità del negozio, eliminando sei postazioni su 11. La metà del personale sarà in servizio a partire alle 9 e fino alle 15. E l’altra metà dalle 15 alle 21, per dare possibilità di lavorare: con qualche ora in meno, ma tutti”, racconta il titolare di un salone di parrucchieri. Il protocollo da seguire è quello disposto dalla Regione, pertanto i clienti vengono igienizzati al momento dell’ingresso e consegnato loro un camice monouso, disinfettanti e mascherine per chi non ne è munito.

 “Per ognuno ci sanifichiamo a nostra volta, per poi ripetere l’operazione a ogni nuovo cliente. Idem per spazzole, pettini, forbici e asciugamani monouso che vengono sistematicamente igienizzati o imbustati singolarmente. La mole di lavoro è stata drasticamente ridotta rispetto ai nostri standard.”. Se c’è chi è riuscito a contenere comunque i prezzi dei servizi, lui non può farcela: “Sosteniamo i costi di un kit all’ingresso di circa sei euro”, dichiara. Punta poi il dito contro l’approvvigionamento delle mascherine protettive: “Costano, non se ne trovano e, soprattutto, non si riesce a rintracciare quelle a prezzi calmierati. Ma intanto ricominciano, affrontiamo tutto e poi si vedrà”, conclude.

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